Il Poltergeist di Enfield: una storia mai dimenticata...

Quella del Poltergeist di Enfield è una storia iniziata alla fine degli anni ’70 e sopravvissuta fino ad oggi, con ciclici ritorni: non solo fotografie, video ed interviste, ma anche una nuova pellicola cinematografica ci raccontano la storia che ha per protagonisti Peggy Hodgson e i suoi quattro figli, Margaret, Janet, Pete e Jimmy. Fra l’agosto del ’77 ed il settembre del ’78, i cinque, residenti al 284 di Green Street, vennero letteralmente tormentati da una serie di inspiegabili fenomeni, progressivamente sempre più violenti. I primi a percepire qualcosa di strano furono Janet (11 anni) e Pete (10 anni): i loro letti cominciarono a muoversi da soli, a tremare, mentre iniziarono ad essere udibili anche alcuni colpi alle pareti. Peggy, inizialmente scettica, sperimentò in prima persona alcuni fenomeni curiosi, compreso lo spostamento di un cesto della biancheria, che si rovesciò da solo: terrorizzata, si rifugiò dai vicini con i figli, chiamando la polizia. I due agenti ispezionarono la casa e uno di loro, Caroline Heeps, vide una sedia muoversi: in seguito, firmò anche una dichiarazione dove confermava la veridicità dell’accaduto. Nei giorni seguenti, la signora Hodgson chiese l’aiuto di diverse persone, contattando la chiesa, dei medium e anche la stampa, fra cui, in particolare, due giornalisti del Daily Mirror: contemporanemante, i fenomeni cominciarono ad intensificarsi, con oggetti che si muovevano da soli, colpendo i presenti. I giornalisti, protagonisti di alcuni di questi episodi, convinsero Peggy a rivolgersi alla Society For Psychical Research, che inviò dopo poco più di una settimana Maurice Grosse e Guy Playfair. Colpi alle pareti, mobili e oggetti che si spostavano, pozze d’acqua inspiegabili, piccoli incendi che iniziavano e si estinguevano da soli, improvvise correnti fredde e,infine, la stessa Janet, colpita in particolare da forze che le strappavano coperte e cuscini...

Consigli utili per acquisire nuovi clienti online per liberi professionisti...

Lavorare con Internet permette di presentarsi ad un elevatissimo quantitativo di persone ma questo non significa affatto che tutti possano essere clienti interessati. La capacità del cliente in una prima fase è quella di strutturare ogni progetto Web in linea con il target di riferimento. Questo primo step non solo permette di ottenere contenuti ed informazioni con un’architettura corretta ma permette anche di acquisire clienti che effettuano acquisti, con  contattano per avere informazioni utili, si iscrivono a newsletter e molto altro ancora. Pertanto, puntare ad acquisire clienti per liberi professionisti significa lavorare in modo completamente diverso rispetto a chi vuol promuovere un e-commerce o un’azienda interessato al business to business (B2B). Ma come procedere per ottenere risultati concreti? Proviamo ad individuare qualche consiglio che possa essere utile a tutti. Il primo passo consiste nel definire il profilo del cliente tipo. E’ importante conoscere aspetti come sesso, età media, gusti, interessi, bisogni in relazione al servizio che offriamo, difficoltà, aspettative, desideri e modus operandi collegato a quanto vorremmo offrirgli. Un secondo passaggio consiste nell’analizzare punti di forza e debolezza della concorrenza. In questa fase si commettere l’errore comune di cercare aspetti da copiare nella fase di sviluppo del proprio sito Web. In questo modo, si rischia di non mettere in  evidenza uno o più fattori che ci devono contraddistinguere. La fase due va vista come un vero e proprio processo di apprendimento che consente al nostro sito Internet di crescere. Non bisogna avere paura di testare nuove soluzioni grafiche e strategie comunicative. I test devono essere accompagnati da un utilizzo attento di strumenti come Google Analytics. Va considerato che la massa di dati generati deve essere ragionevoli e non minima altrimenti avremmo valori percentuali “accentuati” che non trovano poi riscontro in assoluto (pochi visitatori ecc.)....

La Baleniera Essex e l’origine di Moby Dick...

Quella della Baleniera Essex è una delle storie nautiche più conosciute, non solo per la tragicità degli eventi capitati fra 1819 e 1821, ma anche perché lo scrittore Herman Melville avrebbe utilizzato parte di questo viaggio come diretta ispirazione per il suo famosissimo “Moby Dick”. Ma cos’era la Baleniera Essex? La Essex era un’imbarcazione lunga circa 27 metri, probabilmente costruita fra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, e ristrutturata intorno al 1819: era munita di ben 4 lance, cioè piccole barche utilizzate per la caccia alle balene. I cetacei venivano inseguiti, arpionati e trasportati alla nave madre, dove venivano trattati per l’estrazione del preziosissimo olio, venduto, poi, in tutta America. All’epoca dei tragici fatti che ne decretarono la fama, il capitano della nave era James Pollard Jr, di appena 29 anni: il suo primo ufficiale era Owen Chase, ancora più giovane, mentre l’equipaggio era formato, in totale, da altre 18 persone, fra cui il giovanissimo mozzo quattordicenne Thomas Nickerson. Il viaggio, della durata prevista di due anni, iniziò il 12 agosto del 1819 e non partì sotto i migliori auspici: due giorni dopo aver lasciato il porto di Nantucket, piccola isola a largo del Massachusetts, l’imbarcazione venne, infatti, colpita da una tempesta molto violenta, subendo danni allo scafo e alle vele. Il capitano decise comunque di continuare verso Capo Horn, che venne raggiunto già nel 1820: i primi mesi dell’anno furono, quindi, caratterizzati da una caccia non troppo fortunata nel Pacifico e da alcuni racconti di altri equipaggi, che suggerivano di provare a spingersi più a largo, a circa 4500 Km a Sud Ovest dalla costa. Lì, a detta di chi c’era stato, balene e capodogli nuotavano in grande numero e si poteva sperare di ottenere diverse centinaia di barili d’olio: la...

La Zona del Silenzio: di cosa si tratta?...

Situato in Messico, nel punto di incontro fra gli stati di Durango, Chihuahua e Coahuila, il deserto nominato “Zona del Silenzio” è uno dei più famosi e misteriosi al mondo. Protagonista di leggende urbane, racconti e storie, viene dai più considerato un vero e proprio luogo maledetto, caratterizzato da strani eventi, che lo accomunano al Triangolo delle Bermuda o alla zona delle Piramidi, con i quali, stranamente, condivide anche la posizione (fra il 26° ed il 28° parallelo). Ad alimentare la fama della Zona del Silenzio sono alcune storie in particolare, ritenute dai più attendibili. La prima riguarda Francisco Sarabia Tinoco, un aviatore messicano particolarmente esperto che, negli anni ’30, fu protagonista di un incidente quanto mai anomalo, mentre sorvolava proprio la zona di Durango: entrato con il suo velivolo nella Zona del Silenzio, la sua radio avrebbe progressivamente smesso di funzionare, emettendo prima suoni senza senso, poi solo rumore bianco incomprensibile. Il segnale si perse anche da terra e, temendo il peggio, alcuni uomini partirono alla ricerca del pilota: Sarabia venne trovato poco dopo, non molto distante dall’ultimo punto in cui le comunicazioni erano avvenute con successo, sano e salvo, ma spaventato. Secondo il suo racconto, tutta la strumentazione avrebbe iniziato a dare problemi e l’aereo, più che a volare, avrebbe iniziato a fluttuare, costringendolo ad uno stranissimo atterraggio di fortuna. Da quel momento, si rifiutò di sorvolare di nuovo la zona. Sempre in quel deserto sarebbe, poi, precipitato il Meteorite Allende, ancora oggi uno dei più studiati reperti provenienti dallo spazio: disintegratosi nell’atmosfera sopra la Zona del Silenzio, avrebbe ricoperto l’area con migliaia di piccoli pezzi, caratterizzati da elementi sconosciuti al nostro sistema solare. Secondo gli studi, il Metorite Allende avrebbe oltre 4 miliardi di anni e risulterebbe più antico del nostro...

I prestiti cambializzati sono un’ottima soluzione per i cattivi pagatori Lug07

I prestiti cambializzati sono un’ottima soluzione per i cattivi pagatori...

La recente crisi economica ha fatto sì che molte persone, in difficoltà a causa delle perdita del posto di lavoro o per altri problemi di natura economica, si trovino nella necessità di dover richiedere un prestito in banca. Purtroppo spesso non è molto semplice ottenere credito dagli istituti bancari, soprattutto se non si offrono garanzie sicure, quali possono essere un posto di lavoro a tempo indeterminato, una busta paga tutti i mesi o, ancora peggio, se si è stati protestati o se si è iscritti nelle liste dei cattivi pagatori. In questi due ultimi casi uno dei pochi modi per poter richiedere (ed eventualmente ottenere) un finanziamento è quello di richiedere un prestito con cambiali. Cos’è il prestito fiduciario? Va detto subito comunque, che il suddetto finanziamento, detto anche prestito fiduciario, è una forma di prestito (non finalizzata, a tasso fisso e a rata costante) oggi scarsamente utilizzata e che sono davvero pochi ormai gli istituti bancari che ancora ne fanno uso. E questo proprio perché chi lo richiede è sempre un soggetto che può offrire alla banca ben poche garanzie. Il prestito con cambiali può essere concesso sia a lavoratori dipendenti che a pensionati e, in alcuni casi, può essere richiesto anche dai lavoratori autonomi. Il prestito viene erogato tramite un assegno circolare intestato al richiedente oppure può essere accreditato direttamente sul conto corrente dello stesso. Questa forma di prestito utilizza la cambiale come rata mensile che il richiedente dovrà ogni mese presentare in banca. La banca rilascerà il finanziamento dietro pagamento dell’importo indicato sulla cambiale stessa. L’istituto bancario fornirà al richiedente la cambiale pagata che diventa così una sorta di ricevuta di avvenuto pagamento e il debito del cliente sarà considerato estinto quando gli verranno restituite tutte quante le cambiali. Non è...

Libri da spiaggia: cosa leggiamo in estate?...

Come ogni anno, puntuali all’arrivo della bella stagione, fanno la comparsa sugli scaffali di quasi tutte le librerie gli attesissimi “libri da spiaggia”, titoli più o meno conosciuti, più o meno apprezzati, che si fanno strada all’interno delle borse e dei borsoni da mare di chi pianifica le proprie vacanze. L’estate, insieme al periodo natalizio, è il momento dell’anno in cui relax e tempo libero ci permettono di dedicare una parte della nostra giornata alla lettura, magari mentre prendiamo il sole o ci rilassiamo sotto ad un ombrellone: generalmente, le ferie sono il periodo giusto per recuperare un libro comprato e mai iniziato o per fare un salto nei negozi e scegliere il titolo che più ci affascina. E quali sono, generalmente, i libri da spiaggia? Esistono tre filosofie principali: – la prima vuole che si recuperi il romanzo dell’anno, il caso letterario, di qualunque genere esso sia: un esempio, forse il più clamoroso che si può fare prendendo come campione gli ultimi anni, è sicuramente Gomorra, la cui copertina invase letteralmente le spiagge di tutte Italia, rappresentando un vero e proprio fenomeno; – la seconda preferisce recuperare testi dalle tematiche leggere, poco impegnative, divertenti o, comunque, emozionanti: thriller, gialli, romanzi rosa la fanno da padrone! Basti pensare alla trilogia di “50 sfumature di”, che ancora oggi è facile veder spuntare dagli zaini per il mare! – la terza fa leva sui grandi classici ed è appoggiata dalle case editrici che, spesso, utilizzano il periodo estivo per ristampare, magari in una versione più colorata e leggera, grandi titoli della letteratura, anche qui preferendo tematiche meno pesanti e autori più famosi. La frase “libri da spiaggia” ha cominciato a circolare negli anni ’90, ma l’abitudine di leggere al mare si è diffusa molto prima, almeno...

Come nuotare per mantenersi in forma Lug04

Come nuotare per mantenersi in forma...

Articolo di Giovanni Marion Nell’immaginario comune il nuoto sviluppa un fisico da capogiro, soprattutto per gli uomini. Spalle larghe, dorsali ampi che inquadrano tutto il tronco superiore. Braccia armoniche non eccessivamente ipertrofiche. Vita stretta e gambe toniche e lineari. Insomma, il fisico perfetto. La realtà è però leggermente diversa. Prima di tutto perché per sviluppare un fisico ben allenato con il nuoto occorre dedicarvisi intensamente, con programmi che sfiorino le routine dei professionisti. Nell’immaginario comune infatti il fisico del nuotatore è associato a quello dei campioni olimpici che si vedono in tv, ma nelle piscine cittadine il discorso cambia eccome. Tuttavia, è possibile stimolare tutto il fisico con un buon allenamento nuoto impostato secondo dei criteri generali votati al benessere psicofisico e alla costruzione di un “fisico eccezionale”. Occorre innanzitutto dedicarsi un po’ a tutti gli stili del nuoto, privilegiando però soprattutto lo stile libero. Questo per coinvolgere il maggior numero di muscoli dell’allenamento. Lo stile libero infatti è perfetto per richiamare al lavoro sia i muscoli della parte superiore che quelli della parte inferiore del corpo. Consideriamo comunque che il nuoto è già di per sé il migliore sport in termini di muscoli coinvolti, ed agisce in maniera profonda anche sulle qualità aerobiche come coordinamento, armonia dei movimento e padronanza del proprio corpo, che vuol dire saper utilizzare tutte le proprie risorse fisiche in ogni situazione. Per raggiungere questa autoconsapevolezza è bene cimentarsi in tutti gli stili del nuoto, per arrivare ad una certa padronanza del proprio fisico in vasca. Il secondo parametro per impostare un allenamento nuoto perfetto per la forma fisica è quello della velocità. Eseguire programmi per migliorare la vostra velocità su brevi distanze (100 metri) vi permetterà di lavorare in modo anaerobico, cioè più intensamente ma per un periodo...

La tecnologia usata dai metal detector...

Quale tecnologia viene utilizzata dai metal detector? Tutti sanno che un metal detector, in italiano cercametalli, serve per individuare la presenza di oggetti metallici ma pochi sanno come funziona e quale tecnologia viene utilizzata durante le ricerche. Iniziamo col dire che un metal detector è composto da tre diverse parti: Le aste Il box dei comandi La piastra di ricerca Le aste compongono la struttura dell’apparecchio, si tratta di una sorta di scheletro che permette di tenere in piedi tutto il sistema. Il box dei comandi corrisponde al cuore del cercametalli, al suo interno vi sono tutti i componenti elettronici, comprese le batterie, ed alcuni sono anche dotati di uno schermo a cristalli liquidi dove è possibile visualizzare anche in tempo reale tanti valori, anche dettagliati, relativi a come stanno procedendo le ricerche. La piastra di ricerca corrisponde invece a ciò che potremmo definire come il cervello. E’ direttamente collegata al box dei comandi e scambia con esso una serie di informazioni. Ma torniamo a parlare della tecnologia utilizzata, parliamo quindi di onde elettromagnetiche. I metal detector per uso hobbistico sfruttano le onde elettromagnetiche per individuare l’eventuale presenza di uno o più oggetti metallici nel terreno. Dalla piastra di ricerca vengono continuamente emanati degli impulsi, ovvero delle onde elettromagnetiche. Nel caso in cui le onde dovessero incontrare un oggetto metallico queste saranno respinte e torneranno verso la piastra di ricerca. La piastra a quel punto assimilerà un impulso ed invierà un messaggio al box dei comandi. A quel punto il box informerà acusticamente, e visivamente nei modelli dotati di display, che nel terreno sottostante è stato appena individuato un oggetto di natura metallica. Spesso si sente parlare di metal detector per la ricerca dell’oro. Come funzionano? In realtà un cercametalli è in grado di...