Brian Jones e Jim Morrison: il mistero del 3 luglio lug03

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Brian Jones e Jim Morrison: il mistero del 3 luglio

Brian Jones e Jim Morrison, rispettivamente fondatore e chitarrista dei Rolling Stones e fondatore e cantante dei The Doors, sono accomunati da più di un elemento: entrambi appassionati di musica, entrambi geniali, entrambi noti per il carattere un po’ difficile, entrambi morti – a 27 anni – in circostanze sospette.

Entrambi nella notte fra il 2 e il 3 luglio (’69 per Jones e ’71 per Morrison).

BRIAN JONES

Brian Jones

Brian Jones

Il 2 luglio del 1969, Brian Jones si trovava a Cotchford Farm, la sua residenza dell’East Sussex originariamente appartenuta ad A. A. Milne, papà di Winnie The Pooh: con lui c’erano la fidanzata Anna Wohlin, l’imprenditore edile Frank Thorogood e la sua presunta ragazza Janet Lawson, di professione infermiera.
Thorogood si occupava da diverso tempo, a rilento e non senza problemi, della ristrutturazione della casa e – per gestire al meglio i lavori – viveva sopra il garage: i rapporti con Jones si stavano facendo progressivamente più complicati, un po’ per colpa degli interventi non sempre eseguiti al meglio, un po’ per colpa dello stesso musicista, noto per il caratteraccio.
Il chitarrista, infatti, alternava senza una vera motivazione stati di calma e allegria e stati di agitazione, con uscite arroganti e violente – psicologicamente e verbalmente – nei confronti in particolare delle donne: la difficoltà a relazionarsi, l’ansia, la paranoia e l’insicurezza avevano determinato alla fine anche l’espulsione di Jones dagli Stones, avvenuta in via ufficiale il 9 giugno precedente.

Alle 22.30 di quel 2 luglio, quindi, Brian e Anna stavano guardando la televisione, quando Jones aveva deciso di chiamare gli altri due coinquilini per un drink a bordo piscina: i quattro alternarono brandy, vodka e whisky.
Jones assunse anche degli ansiolitici.
Intorno a mezzanotte, il chitarrista aveva proposto un tuffo in piscina: l’unico ad accettare era stato Thorogood, mentre Anna era rientrata in casa per rispondere al telefono e Janet aveva deciso di tornare in camera sua.
Dopo pochi minuti, l’imprenditore era uscito dall’acqua per cercare delle sigarette in casa…

Dalla sua finestra, Janet notò quasi per caso Jones sul fondo della piscina: era a faccia in giù e non si muoveva.
Urlando uscì di casa, portandosi dietro anche Anna, che aveva lasciato a metà la sua chiamata senza riagganciare la cornetta: le due tentarono di tirar fuori il corpo, ma ci riuscirono solo dopo essere state raggiunte da Thorogood.
L’imprenditore cercò anche di chiamare i soccorsi, ma la chiamata risultò molto rallentata: la cornetta sganciata aveva reso inutilizzabile il telefono per diversi minuti.

L’ambulanza arrivò solo dopo mezzanotte, ma – nonostante un tentativo di rianimazione – per il chitarrista non c’era già più nulla da fare.

Naturalmente, le speculazioni furono da subito tantissime: la stessa Anna Wohlin si disse convinta che la morte di Jones non fosse stata causata da un incidente, un momento di difficoltà derivato dall’abuso di sostanze.
Secondo la fidanzata del chitarrista, il colpevole sarebbe stato proprio Thorogood, deciso probabilmente a dare una lezione a quel “capo” così dispotico.

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Prima della morte avvenuta nel ’94, Thorogood avrebbe anche confessato di aver ucciso Jones per errore, come conseguenza di uno scherzo o di uno scontro fisico degenerato involontariamente: naturalmente, nessun elemento conferma o smentisce questa versione della storia, lasciando il mistero irrisolto.

Una seconda versione dei fatti, interessante ma mai provata, racconta che quel pomeriggio Jones fosse stato raggiunto dagli ex compagni Jagger e Richards e si fosse trovato nel mezzo di un litigio riguardante i diritti sul nome Rolling Stones.
A quanto pare, i tre si erano scambiati anche minacce di morte.

Cantante e chitarrista della band non hanno mai confermato o smentito questa storia.

JIM MORRISON

Jim Morrison

Jim Morrison

Il 2 luglio del 1971, Jim Morrison e Pamela Courson avevano deciso di lasciare l’appartamento parigino al 17 di Rue Beautreillis per andare a vedere Pursued al cinema (in italiano, Notte senza Fine) e cenare in un ristorante poco lontano.
Dopo essere tornato in casa intorno all’una con Pam, il cantante si era seduto davanti a un blocco di appunti per scrivere un po’, cercando l’ispirazione senza trovarla: aveva quindi cominciato a bere whisky e ad assumere eroina.
Agitato, confuso, insonne, si era anche messo a urlare sul pianerottolo, fino a quanto – alle 3 – la ragazza non lo aveva convinto ad andare a dormire.

Poco dopo, però, Pam era stata svegliata dai lamenti di Morrison, che sembrava non riuscire a respirare: lo colpì, lo scosse fino a farlo rinvenire e lo portò in  bagno, dopo l’artista aveva deciso di mettersi dentro alla vasca.
Pam era tornata a letto – scene del genere capitavano spesso – ma aveva dovuto precipitarsi di nuovo dal compagno pochi minuti dopo, per aiutarlo: Morrison stava male e vomitava sangue.
Solo alle 5 l’aveva rimandata a letto, dicendole di sentirsi meglio.

Alle 6, però, non era ancora tornato in camera: Pam si era recata alla vasca dove, a quanto pare, aveva trovato Morrison privo di coscienza.
Ogni tentativo di svegliarlo risultò da quel momento del tutto inutile.

Jim Morrison e Pam

Jim Morrison e Pam

Qui si apre il primo mistero, cioè quello dei buchi temporali: secondo il racconto, Pam trovò Morrison – vivo ma incosciente – intorno alle 6.
Confusa, sicuramente spaventata, non chiamò i soccorsi, forse perché non si fidava del suo francese, ma chiamò l’amico Jim Alain Ronay: erano le 7.30.
La chiamata ai pompieri arrivò, però, solo alle 9.20 e gli agenti arrivarono sul posto 4 minuti dopo.

Cosa sia successo dalle 6 alle 7.30 e dalle 7.30 alle 9.20 rimane un mistero: il panico deve aver giocato una parte rilevante nelle comunicazioni, ma forse anche il tentativo di far sparire droghe e indizi compromettenti dalla stanza.

I pompieri trovarono Morrison già morto, tentarono un disperato massaggio cardiaco, ma – constatato il decesso – poterono solo spostare il corpo dalla vasca al letto, aspettando la polizia: il coroner arrivò alle 18, confermando un attacco cardiaco e convincendo le forze dell’ordine a non insistere oltre.
Il corpo del cantante rimase sul letto per quasi due giorni per poi essere spedito direttamente ai servizi funebri, senza un’autopsia: una scelta decisamente strana, se si considera che la morte del Re Lucertola era stata tutto meno che chiara.

Bastano questi pochi elementi a motivare il rumore dei giorni successivi: la notizia della morte di Morrison arrivò ai giornali con un fortissimo ritardo, la versione di Pam e di Ronay non era convincente (ed era anche stata soggetta a variazioni nel corso del tempo), la Polizia si era limitata a costatare il decesso senza davvero indagare, nessun membro della band e nessun familiare era riuscito a vedere il corpo del cantante prima che la bara venisse chiusa.
E poi, una crisi cardiaca così grave a 27 anni, nonostante l’abuso di sostante stupefacenti e alcol, rimane per certi versi piuttosto inspiegabile.

Forse Morrison è stato ucciso dalla CIA, nell’ambito di quell’operazione segretissima per la soppressione delle voci “fuori dal coro” che aveva portato anche all’eliminazione di Hendrix e di Janis Joplin.

O, forse, il Re Lucertola non è morto.
Forse è scappato, si è nascosto dalla fama, ha cercato un posto tranquillo, ha ricominciato da capo. Ha fatto crescere la barba e i capelli, si è messo a scrivere poesie. Ogni tanto ricompare, ma solo per far sapere ai suoi fan che sta bene.

Come Elvis, come Marylin Monroe, come John Lennon e Kurt Cobain e forse persino come Brian Jones.