2016 – 2017: ricordando David Bowie e i suoi look iconici...

Ad un giorno dal suo settantesimo compleanno e a poco meno di 24 ore dal primo anniversario della sua inaspettata e dolorosa scomparsa, sembra quasi che David Bowie non se ne sia mai andato: gli articoli che parlano di lui si moltiplicano costantemente, così come i post e le immagini condivise dai suoi fan sul web. In molti ne sentono la mancanza e ne ricondividono i principali successi, tirando le somme di questi primi 12 mesi senza il Duca Bianco: considerato l’andamento del 2016, dai più ritenuto estremamente sfortunato (anche per il numero eccezionalmente alto di grandi star scomparse più o meno prematuramente), ad alcuni pare evidente che fosse proprio Bowie a tenere le fila dell’universo oppure, ancor più incredibilmente, che sia semplicemente andato via, costruendo una realtà parallela da popolare con le tante celebrità scomparse nel corso dell’anno passato. Qualsiasi sia la vostra opinione, dalla più realista alla più ottimista, è innegabile che David Bowie abbia significato tantissimo a livello musicale, cinematografico, culturale, sociale e che la sua mancanza stia iniziando a farsi sentire pesantemente. Anche nel campo della moda. A un anno dalla scomparsa, vogliamo ricordarlo così, con un breve elenco di alcune delle sue apparizioni e scelte stilistiche più iconiche! – La tuta realizzata da Kansai Yamamoto per l’Aladdin Sane Tour nel 1973: in piena era Ziggy Stardust, Bowie sorprende con questo outfit senza paragoni, vestendo in modo incredibile ed indimenticabile uno dei suoi personaggi più conosciuti ed apprezzati. Famosissimo anche il make up, imitato e riproposto ininterrottamente fin dalla sua prima apparizione sulla scena. – Diamond Dog: a metà degli anni ’70, iniziano i primi cambiamenti, che avvicinano Bowie alla sua trasformazione successiva, fatta da look decisamente meno colorati ed aggressivi. – Il Duca Bianco: pochi anni dopo il tramonto...

Abbey Road compie 47 anni! Set26

Abbey Road compie 47 anni!...

Abbey Road è il disco dei Beatles più venduto di sempre: un vero e proprio long seller, uscito il 26 settembre 1969 e confermatosi, da allora, come una vera e propria pietra miliare del rock. La sua storia è, in realtà, piuttosto travagliata: l’album è, infatti, l’ultimo registrato in studio dal gruppo, che si sarebbe sciolto di lì a poco ed è succeduto solo da Let It Be (maggio 1970), una raccolta di pezzi registrati molto prima. Tutto inizia con il famosissimo Rooftop Concert del 30 gennaio 1969: i Beatles salgono sul tetto degli studi di registrazione, portano gli amplificatori e suonano poche canzoni, gli ultimi pezzi live della loro carriera in quanto band. Una volta terminato quel mini evento – non privo di difficoltà – l’unione del gruppo comincia definitivamente a vacillare. Ogni membro è, infatti, ormai impegnato in progetti solisti e sembra davvero impossibile riuscire a completare un lavoro tutti insieme. Solo la determinazione di Paul McCartney fa sopravvivere l’idea di un ultimo album, le cui registrazioni partono praticamente subito, per concludersi con mille ritardi ad agosto: quello che sembra un disastro annunciato, un disco destinato a suonare male, scoordinato e disordinato, si rivela, invece, come un vero capolavoro, fatto di armonie e di piccoli elementi che rimarranno, imitati da altri, nel rock degli anni ’70 e oltre. Nonostante i quattro non registrassero mai insieme, nonostante i dubbi sui brani, nonostante i contrasti sull’ordine della scaletta, nonostante l’ossessione per alcuni pezzi vocali, Abbey Road superò ogni aspettativa. Il disco è caratterizzato da due lati molto diversi, che rispecchiano, non casualmente, anche le personalità di Lennon e McCartney: il lato A è, infatti, classico, suddiviso in brani (l’iconica Come Together, la bellissima Something, Maxwell’s Silver Hammer, Oh!Darling, il secondo lavoro di Ringo Starr...

Freddie Mercury: 5 settembre 1946...

“Io non diventerò una star, diventerò una leggenda” Oggi, 5 settembre 2016, Freddie Mercury avrebbe compiuto 70 anni: nato Farrokh Bulsara a Zanzibar il 5 settembre del 1946, morì il 24 novembre del 1991, lasciando dietro di sé un’eredità musicale enorme, tanto preziosa e “pesante” da non poter, ancora, essere raccolta ed eguagliata da nessuno. La sua morte segnò, in parte, la fine della sua band: i Queen sono andati avanti, hanno partecipato a concerti ed iniziative, ma non sono mai stati in grado di sostituirlo, pur scegliendo, negli anni, cantanti di grande talento. La sua voce, potente, ma soprattutto espressiva ed emozionante, non ha mai trovato paragoni e viene, ancora oggi, studiata nei minimi dettagli, per capire quale fosse la sua reale potenza. Freddie Mercury ha lasciato un segno indelebile, diventando una vera e propria leggenda: ma chi era in realtà e qual è stato ed è oggi il suo contributo al mondo della musica? – Classificato come baritono, Freddie Mercury cantava, almeno inizialmente, da tenore leggero: con l’andare degli anni ed il consumo di sigarette, la voce si modificò parzialmente, portandolo ad una potenza di timbro paragonabile a quella di un tenore lirico. Non ci sono vere e proprie conferme sull’estensione vocale, anche se più di un esperto, fra cui Montserrat Caballé, sostiene che potesse passare dal FA della prima ottava al FA della quinta ottava, arrivando con voce piena al FA della quarta ottava (quindi, F2 – F6). Un esempio di questa capacità sarebbe la canzone All God’s People. Sempre secondo gli studi, Mercury era in grado di usare le sub armoniche, tipiche di alcuni canti etnici e capaci di dare all’ascoltatore l’impressione di un suono ai limiti: oltre a questo, il cantante possedeva anche un Vibrato più veloce rispetto ai...

Le canzoni da ascoltare per superare il rientro dalle vacanze...

Il rientro dalle vacanze può essere molto difficile: il primo giorno di lavoro, il primo giorno di scuola che si avvicina, le giornate che si accorciano inesorabilmente e l’invadenza dell’autunno, che sembra alle porte appena rimesso un piede in città. I centri si popolano, parcheggiare torna ad essere quasi impossibile e le agende si riempiono di appuntamenti: come fare ad affrontare questa sorta di Summer Blues? Ascoltando qualche bella canzone e voltando pagina! Ecco qualche suggerimento musicale! – Summer’s Almost Gone – The Doors: avete bisogno di riflettere sul vostro viaggio? Volete staccare due minuti per riportare alla memoria i bellissimi e freschissimi ricordi dell’estate 2016? Niente è meglio della dolce voce di Jim Morrison, pronto a farvi piangere e rimpiangere le vacanze appena terminate! – All Summer Long – The Beach Boys: una canzone decisamente più allegra, almeno nel ritmo, direttamente dai re dell’estate, dal gruppo che, forse, ha saputo rappresentare meglio di chiunque altro la gioia di stare in vacanza, coi piedi immersi nella sabbia ed il sole che si tuffa nel mare! Da ascoltare per ballare e divertirsi mentre si disfa la valigia! – Summer Nights – Grease: cosa vi viene in mente leggendo le parole “amori estivi”? Non siate tristi! Pensate a Sandy e Danny: loro si sono incontrati di nuovo! – Mama I’m Coming Home – Ozzy Osbourne: c’è sempre il lato positivo nel tornare a casa, cioè rivedere famiglia e amici! Perciò, abbandonate la tristezza e pianificate incontri, feste e uscite per i prossimi mesi! – My Friend – Groove Armada: un video che descrive proprio questa sorta di tristezza che ci invade al ritorno dalle vacanze… e cosa fa la protagonista? Ricorda i bei momenti e gli amici! Se proprio non riuscite a superare il rientro dalle...

Niccolò Paganini: una rockstar di altri tempi...

La figura di Niccolò Paganini è una delle più particolari legate al mondo della musica: riconosciuto come il più grande violinista dell’Ottocento, venne circondato fin da subito da un vero e proprio alone di mistero che, a quanto pare, l’artista amava alimentare. Non molto alto, magrissimo, vestito sempre di nero, col volto scavato e gli occhi infossati, Paganini destava interesse e si prestava particolarmente alla creazione di vere e proprie leggende urbane: si diceva, infatti, che la sua abilità gli fosse stata donata direttamente dal Diavolo, mentre si trovava in prigione per aver adescato una giovane ragazza (o per aver ucciso un rivale in amore? Le storie divergono su questo punto), che avesse utilizzato parti del corpo di una sua amante per produrre le corde del suo violino, che venisse aiutato da Lucifero in persona durante i concerti (qualcuno disse addirittura di aver intravisto una figura sul palco). La sua abilità, il suo incredibile virtuosismo, la capacità di creare pezzi impossibili per altri violinisti contribuirono a rafforzare l’immagine di Paganini che, in pieno Romanticismo, divenne una vera e propria star: pezzi quasi interamente improvvisati e velocissimi, corde sapientemente incise che saltavano progressivamente durante i concerti per mostrare la bravura del violinista, salti di diverse ottave, passi lunghissimi con accordi sulle 4 corde, combinazioni impressionanti di note sull’arco e note pizzicate, persino il presentarsi a teatro all’interno di una carrozza nera trainata da cavalli neri… Una delle storie più raccontate vuole che uno spettatore cieco seduto in platea durante uno dei concerti di Paganini avesse chiesto ai vicini quanti musicisti ci fossero sul palco: “Uno solo”, “Allora è il Diavolo”. La figura di Niccolò Paganini divenne, quindi, centro di un vero e proprio culto, che continuò nonostante i problemi di salute, fra cui la sifilide,...

I Radiohead sono spariti da internet: come mai?...

Durante la serata del primo maggio 2016, i Radiohead si sono progressivamente cancellati da internet, eliminando post e tweet da Facebook, Twitter e Google +, sostituendo le foto con immagini completamente bianche e svuotando letteralmente il proprio sito, trasformandolo in una semplice schermata priva di contenuti: come mai? La band britannica non è nuova a scelte particolari: all’uscita dell’album “In Rainbows”, mentre l’industria musicale ancora cercava di gestire le condivisioni in rete, il gruppo decise di permettere ai fan di scaricare i brani con un’offerta libera (quindi potenzialmente anche gratis); nel 2011, “The King of the Limbs”, venne pubblicato prima sul sito della band e solo dopo venne distribuito attraverso i canali tradizionali; nel 2014, il secondo lavoro da solista di Thom Yorke, “Tomorrow’s Modern Boxes”, è stato condiviso tramite BitTorrent, normalmente utilizzato come piattaforma per brani piratati. In molti sono, quindi, convinti che questa decisione preceda di poco l’uscita del nuovo album del gruppo, il nono: ulteriori prove sarebbero delle foto della band agli Air Studios di Londra pubblicate dal compositore Robert Ziegler, la creazione della nuova società “Down Chorus LLP” (i Radiohead creano una nuova società per ogni album, in modo da proteggere dischi e tour precedenti e limitare i rischi legati ai nuovi progetti) e anche l’invio ai primi fan britannici (quelli registrati sul sito Waste) tramite posta tradizionale di un volantino molto particolare, in cui si legge “Burn the Witch”… che sia un ulteriore indizio? Magari il titolo del prossimo disco? Non mancano, ovviamente, altre considerazioni: c’è chi lega la sparizione dei Radiohead ad una protesta, un tentativo di dare luce al problema sempre più urgente legato alla “vita sui social”, al modo in cui tantissimi, soprattutto fra i giovani, sembrano dare sempre più spazio alla propria esistenza “digitale”, allontanandosi...

5 aprile 1994 – 5 aprile 2016: Kurt Cobain Apr05

5 aprile 1994 – 5 aprile 2016: Kurt Cobain...

22 anni fa, esattamente il 5 aprile del 1994, se ne andava Kurt Cobain, leader della controversa e, ormai, mitica band Nirvana: suicidatosi nella sua villa di Seattle fra il 4 ed il 6 aprile, venne ritrovato alcuni giorni dopo, scatenando fin da subito non solo un’ondata di commozione fra colleghi e fan, ma anche sospetti e polemiche, che ancora sopravvivono, a testimoniare il ruolo che questo musicista ha, suo malgrado, ricoperto in un periodo fondamentale come quello a cavallo fra anni ’80 e ’90. Si è detto molto sul carattere di Cobain, sui motivi che potrebbero averlo spinto al gesto estremo e sull’eredità che ha lasciato non solo nei suoi compagni di band, ma in tantissimi musicisti contemporanei e successivi: vale la pena, allora, approfondire ancora un po’ la sua figura, esaminando qualche curiosità. 1 – Kurt Cobain subì in modo particolare l’influenza dei Beatles, fin dai primissimi anni di vita: si dice che la bellissima canzone “About a girl” sia nata dopo diverse sessioni di ascolto dell’album storico “Meet the Beatles” 2 – Era ambidestro, ma considerava il suonare da mancini un segno distintivo (questo perché la chitarra viene tenuta “al contrario”): ecco perché decise di tenere questa particolarità, preferendo, appunto, gli strumenti per mancini 3 – Il primo tour europeo dei Nirvana portò la band a Roma nel 1989, precisamente al Piper: a quanto pare, il concerto non andò bene e Cobain, innervosito, distrusse la chitarra 4 – Quentin Tarantino avrebbe voluto che Kurt Cobain interpretasse la parte dello spacciatore Lance nel film Pulp Fiction: il musicista dovette declinare l’offerta per i troppi impegni, ma, lusingato, ringraziò il regista nei credits di In Utero 5 – La scenografia del famoso concerto Unplagged per MTV venne scelta personalmente da Cobain, che richiese...

50 ANNI SENZA NAT KING COLE Feb15

50 ANNI SENZA NAT KING COLE...

Il 15 febbraio del 1965 moriva di cancro ai polmoni il mito Nat King Cole: il crooner originario dell’Alabama se ne andò poco prima di compiere 46 anni per una malattia legata con tutte le probabilità al vizio del fumo, che lo aveva accompagnato per tanti anni. Il cantante e pianista americano aveva imparato a suonare grazie all’aiuto della madre organista, passando dal jazz al gospel e senza dimenticare la musica classica: cresciuto in una vera e propria famiglia di artisti, una volta trasferitosi a Chicago, cominciò a frequentare giovanissimo alcuni locali, innamorandosi della musica e provando a sua volta a entrare a far parte di quel mondo. Negli anni ’30, poco più che ragazzino, cominciò ad esibirsi col fratello con il nome di Nat Cole: nel ’36, i due incisero il loro primo disco insieme. Trasferitosi in California, cominciò a farsi conoscere all’interno della sua band fino ad arrivare al successo di Sweet Lorraine nel 1940: pur non essendo troppo sicuro della sua voce, il giovane Cole iniziò la sua ascesa, favorita proprio da quel timbro così inusuale. Nel 1943, firmò con la Capitol Records e lì rimase per tutta la vita: i successi cominciarono ad arrivare con (I love you) for sentimental reasons nel ’47 e Nature Boy nel 1948. Entrambe le canzoni arrivarono in vetta alla Billboard Hot 100! Nat King Cole raggiunse finalmente il grande pubblico nel 1950, con la bellissima Mona Lisa: il brano rimase in vetta alle classifiche per cinque settimane e, nel 1992, venne premiata con il Grammy Hall of Fame Award. Ulteriore consacrazione arrivò quattro anni dopo, con la pubblicazione di Smile, canzone scritta da Chaplin per il suo “Tempi Moderni”. La vita di Nat King Cole non fu, però, sempre facile: pur essendo stato scelto...

DAVID BOWIE: ADDIO AL DUCA BIANCO Gen11

DAVID BOWIE: ADDIO AL DUCA BIANCO...

In queste ore, si stanno susseguendo i messaggi di cordoglio legati alla scomparsa di un vero e proprio mito: David Bowie. Il cantautore, polistrumentista, compositore, produttore ed attore britannico è morto al termine di una lunga malattia il 10 gennaio 2016, sconvolgendo letteralmente tutto il mondo: i fan, i colleghi, gli ammiratori si sono uniti nel ricordo di un uomo colto, gentile ed umile, che ha saputo cambiare il volto della musica (e non solo), lasciando dietro di sé una leggenda che ha pochissimi paragoni. Esponente ed innovatore di generi come folk, elettronica, glam rock e soul, il Duca Bianco ha saputo anticipare ogni cambiamento, raccogliendo consensi e premi: la rivista Rolling Stone lo ha inserito fra i 100 migliori cantanti di sempre, a pochissimi posti dall’amico Freddie Mercury, con cui collaborò e per cui cantò al concerto/tributo del 1992. Riassumere la vita di un artista di questo calibro in un solo post sarebbe quasi impossibile: ripercorriamo, quindi, la carriera di David Bowie con alcune curiosità! – Noto per le trasformazioni ed i cambiamenti nello stile musicale e nei look, David Bowie ha dato vita a tanti alter ego, tutti ugualmente apprezzati: Ziggy Stardust è ,forse, il più famoso ed iconico, ma ad esso seguono anche Halloween Jack, Nathan Adler, Tao Jones e The Thin White Duke, in italiano “Duca Bianco” – In carriera, ha collaborato con tantissimi artisti: fra essi, anche Lou Reed, Iggy Pop, Brian Eno, Bing Crosby (per una canzone di Natale diventata, ormai, un classico), i Queen, Mick Jagger (con un video particolarmente famoso e divertente), Tina Turner ed i Pet Shop Boys – Negli anni ’90, è stato particolarmente attivo anche nella pittura,con esposizioni in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nello stesso periodo, ha dato vita ad una associazione...

Lemmy Kilmister: chi era il leader dei Motörhead? Dic29

Lemmy Kilmister: chi era il leader dei Motörhead?...

Lemmy Kilmister, fondatore e leader della band Motörhead, è morto all’età di 70 anni il 28 dicembre 2015, dopo una malattia molto aggressiva, scoperta solo due giorni prima: la sua scomparsa, dolorosa ed improvvisa, ha colpito fan e colleghi, uniti nel ricordo di una vera e propria leggenda del rock. Lemmy Kilmister, nato Ian Fraser Kilmister il 24 dicembre del 1945 a Stoke-on-Trent (Staffordshire), inizia la sua carriera nel mondo della musica a partire dagli anni ’60: in quel particolare momento storico, fonda le sue prime band e segue alcuni grandi dell’epoca, come Jimi Hendrix e i The Nice, per cui lavora da roadie. Nel ’71 viene scelto dagli Hawkwind, famoso gruppo space rock inglese, e comincia a farsi notare per il suo particolare stile al basso, che suona non con singole note, ma, piuttosto, con accordi: nel ’75, però, viene arrestato per possesso di anfetamine e licenziato immediatamente dalla band. Dopo questo episodio piuttosto spiacevole, Lemmy recluta due musicisti, Larry Wallis e Lucas Fox, e fonda i Motörhead: i due compagni vengono presto sostituiti da “Fast” Eddie Clarke e da Phil “Philty Animal” Taylor, che danno vita alla formazione originale della band e si impegnano in un rock molto particolare, dal sound riconoscibile e caratterizzato dai primi elementi di quello che sarebbe diventato il Thrash Metal (gruppi come Metallica, Slayer o Sepoltura hanno più volte affermato di essere grandi fan dei Motörhead). Il successo arriva fra l’80 e l’81, soprattutto grazie ad Ace of Spades (album e canzone omonima sono, ancora oggi, fra i più apprezzati prodotti del gruppo) e all’album live No Sleep ‘til Hammersmith: la notorietà cresce costantemente, fino a far diventare i Motörhead una delle band heavy metal più influenti ed importanti sulla scena mondiale. La formazione cambia nel tempo,...

8 dicembre: la data che lega John Lennon e Jim Morrison...

John Lennon e Jim Morrison, veri e propri miti e geni della musica (e non solo), sono uniti da una data: l’8 dicembre. Jim Morrison nasce, infatti, l’8 dicembre del 1943, mentre John Lennon viene tragicamente ucciso la sera dell’8 dicembre 1980: nel 2015 si ricordano, quindi, il 72esimo anniversario della nascita del misterioso cantante dei Doors ed il 35esimo anno senza il cantautore inglese ex Beatle. Queste due figure, così importanti sotto tanti punti di vista, hanno avuto un impatto ed una capacità di influenzare la società e la cultura diverso da molti contemporanei: sono ricordati per la forte indipendenza, per le idee e gli ideali, per la ricerca della tranquillità, per la necessità di esprimere se stessi sempre e comunque. John Lennon e Jim Morrison condividono, poi, una lunga lista di curiosità, continuamente in crescita: vediamone qualcuna!     JOHN LENNON –          Il primo strumento che imparò a suonare fu un benjo regalatogli dalla madre Julia –          Paul  McCartney entrò nei Quarry Men, la band del sedicenne Lennon, il giorno dopo averli visti esibirsi con “Be Bop a Lula” –          Alla famosa e amata zia Mimi i compagni di band di John proprio non piacevano: tentò più volte di convincerlo a lasciar perdere e, alla fine, gli regalò un ferro di cavallo contro la sfortuna –          Il suo film preferito era “The Way We Were”. Amava molto anche l’omonima canzone cantata per il film da Barbra Streisand –          Era solito fumare due pacchetti di Gaulois al giorno –          Aveva 3 gatti: Sasha, Micha e Charo –          Adorava in modo particolare Groucho Marx –          Era un appassionato di numerologia e riteneva che il 9 avesse avuto un influsso particolare sulla sua vita –          Indossò  per la prima volta i suoi iconici occhiali tondi,...

Perché ascoltare Adele fa piangere?...

Adele  è la giovane cantautrice britannica che negli ultimi anni ha riscosso un enorme successo in tutto il mondo, grazie alla sua voce potente e ai suoi testi intimi ed emozionanti: pur avendo solo 27 anni, a partire dal suo primo disco 19 ed arrivando alla sua ultimissima creatura, cioè 25, questa magnifica artista ha ottenuto riconoscimenti importantissimi e ha visto crescere costantemente il numero dei suoi fan. Ma c’è qualcos’altro. Sì, perché ascoltare Adele fa piangere: molte delle sue canzoni, ma in particolar modo la bellissima Someone Like You, generano sempre un misto di emozioni in chi le ascolta, portando addirittura alle lacrime. Donne, uomini, più giovani, meno giovani… nessuno sfugge alle struggenti note di Adele! C’è chi si è chiesto come mai. Il Wall Street Journal ha raccolto e riassunto una serie di ricerche che sostengono che non è solo la tematica di una brano a portare al pianto. E non basta nemmeno “semplicemente” la voce. Esiste, infatti, un piccolo espediente tecnico chiamato “appoggiatura”, grazie al quale è possibile trasmettere una certa tensione, che si riflette nello stato dell’ascoltatore. Ciò si verifica quando una nota viene anteposta alla nota successiva togliendole forza e creando, quindi, una leggera dissonanza: più appoggiature consecutive generano un sistema di tensione e rilascio che, alla lunga, provoca la reazione emotiva. Molti brani di Adele – anche recenti – a quanto pare, giocano molto su questo meccanismo, unendo alcuni elementi che sono diventati il punto di forza della cantante: un inizio sommesso, un aumento improvviso di forza, un ingresso brusco di una nuova voce ed un’espansione delle frequenze. In Someone Like You, Adele canta parole particolarmente intense e, arrivata al ritornello, salta un’ottava: questo cambiamento repentino, unito agli accorgimenti tecnici e al tema universale di un amore finito,...

BOHEMIAN RHAPSODY HA COMPIUTO I SUOI PRIMI 40 ANNI! Nov03

BOHEMIAN RHAPSODY HA COMPIUTO I SUOI PRIMI 40 ANNI!...

Il 31 ottobre del 1975 usciva uno dei singoli più rappresentativi delle band britannica capitanata da Freddie Mercury, i Queen: Bohemian Rhapsody. Nata dopo 6 settimane di duro lavoro e sovra registrazioni (si parla di addirittura 180 parti vocali), questa incredibile rapsodia era originale, divertente, affascinante, composta da un continuo susseguirsi di parti indipendenti e priva di un vero e proprio ritornello: a concatenarsi ballata, assolo di chitarra, opera, hard rock ed un’ultima ballata, caratterizzate da citazioni, vocalizzi, cori e assoli di incredibile impatto. In totale, questo vero e proprio capolavoro durava 6 minuti: un’infinità per i tempi ed i supporti dell’epoca, tanto da impedire (almeno in un primo momento) alla band di pubblicarla come singolo. Mercury decise, quindi, di farla girare in radio e generare consensi: il successo fu tale e tanto rapido da costringere i discografici a pubblicare il pezzo, unito a “I’m in love with my car” sul lato B. Tre settimane dopo venne, poi, pubblicato l’album di riferimento, cioè il magnifico “A night at the Opera”. Bohemian Rhapsody restò al primo posto in Gran Bretagna per ben 9 settimane, attestandosi ancora oggi come il terzo singolo più venduto di sempre nel Regno Unito: un rientro in classifica, questa volta per 5 settimane, si ebbe ancora nel 1991, alla prematura morte di Mercury. Ad accompagnare la canzone fu anche un eccezionale video promozionale, uno dei primi di quegli anni (anche se Beatles e ABBA avevano già fatto largo uso di questo supporto), ricordato ancora per le immagini iconiche e gli effetti speciali: a quanto pare, nessuno di questi “trucchi” visivi venne realizzato in post produzione, ma si trovò il modo di realizzarli tutti in fase di registrazione. Conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, venne inserita da Rolling Stone nella lista...

SIGNIFICATO DEI NOMI: DA DOVE ARRIVANO I NOMI SCELTI DA ALCUNI MUSICISTI?...

Qual è il significato dei nomi scelti da alcuni musicisti?In tantissimi sfondano nel mondo della musica mantenendo il proprio nome, ma alcune band o singoli performer hanno spesso deciso di utilizzare un’identità diversa, con origini anche molto particolari! Pensiamo, per esempio, ai Led Zeppelin, il cui nome deriva (con qualche storpiatura nella pronuncia) dai palloni aerostatici o dirigibili, ai Doors, ispirati dalle “porte della percezione” di William Blake (e riprese, in seguito, da Huxley) o anche ai Radiohead, che scelsero il titolo di una canzone dei Talking Heads… dietro ogni grande gruppo può esserci una storia, una leggenda, un aneddoto più o meno divertente! Ecco 10 gruppi o singoli musicisti che hanno fatto fortuna con pseudonimi, soprannomi e nuove identità! 1 – ST. VINCENT St. Vincent, il cui vero nome è Annie Clark, ha preso ispirazione da una canzone di Nick Cave, intitolata “There she goes my beautiful world”. In particolare, il testo parla del poeta Dylan Thomas, che “morì ubriaco al St. Vincent Hospital”. 2 – LYNYRD SKYNYRD I Lynyrd Skynyrd devono il loro nome (già difficile da pronunciare) a Leonard Skinner, professore di educazione fisica della scuola frequentata da alcuni membri del gruppo: il signor Skinner era noto per la sua durezza nei confronti dei ragazzi che portavano i capelli lunghi, spesso sospesi. Il professore è morto nel 2010. 3 – GREEN DAY “Green Day” a San Francisco indica una giornata trascorsa interamente a fumare maijuana: il frontman della band chiamata all’epoca Sweet Children, Billie Joe Armstrong, decise di scrivere una canzone dedicata a questo passatempo e l’espressione gli piacque così tanto da farla diventare il nuovo nome del gruppo! 4 – LORDE Il vero nome di Lorde è Ella Marija Lani Yelich-O’Connor: sfogliando un testo dedicato ai titoli nobiliari, rimase colpita...

COBAIN: MONTAGE OF HECK NELLE SALE IL 28/29 APRILE!...

Il 5 aprile 1994 moriva Kurt Cobain: il frontman dei Nirvana venne ritrovato l’8 aprile nella sua casa di Seattle da un elettricista appena arrivato per completare dei lavori. Il cantante, riverso a terra, sembrava immerso in un sonno profondo… il testimone ebbe questa impressione fino a quando non vide il fucile poco distante: Kurt Cobain si era sparato tre giorni prima, lasciando vicino a sé una lettera per i familiari ed una scatola di sigari con alcuni strumenti per l’assunzione di eroina. Da allora, il mito di questo musicista, voce e simbolo per una intera generazione (e per tanti che lo hanno conosciuto solo negli anni successivi), non si è mai spento, ma è stato costantemente ribadito e rafforzato da cover, dediche, testi, canzoni e, infine, documentari: “Cobain: Montage of Heck” è il primo film realizzato sulla vita di Cobain con la partecipazione di tutta la famiglia e di coloro che più gli sono stati vicini nel corso della sua esistenza. Prodotto dalla HBO (con Frances Bean Cobain e Courtney Love) e diretto da Brett Morgen, il documentario raccoglie un’incredibile serie di fotografie, registrazioni audio, video, disegni assolutamente inediti, accompagnati dalle interviste a parenti, amici, compagni di band: Novoselic, bassista dei Nirvana, è presente all’interno della pellicola, mentre Dave Grohl (batterista del gruppo e poi frontman dei Foo Fighters) non compare. Il regista ha spiegato che le sue dichiarazioni sono state registrate troppo tardi per poter essere inserite nella prima versione del documentario, ma che non è escluso che vengano montate in edizioni e revisioni successive. “Cobain: Montage of Heck” è stato presentato ufficialmente il 24 gennaio scorso all’ultimo Sundance Film Festival, riscuotendo da subito grandi apprezzamenti sia per la sua “umanità” che per l’introduzione di parti di animazione (a cura di Hisko...