Consigli fighi per fare cose in casa (ed evitare assembramenti) Set25

Consigli fighi per fare cose in casa (ed evitare assembramenti)...

Eccoci qui. L’estate è finita, gli amici se ne sono andati, le piogge sono iniziate e l’autunno si prepara a dare il meglio di sé, con un meteo quanto meno isterico. Il Covid-19 è rimasto a farci compagnia – una compagnia di cui faremmo volentierissimo a meno – e con l’avvicinarsi delle basse temperature e lo spauracchio di influenze, raffreddori, febbricole e nasi colanti, l’ansia sta ricominciando a salire. C’è chi la vive serenamente e con un po’ di fatalismo (“eh se deve succedere succede, non possiamo farci niente eh”) e chi, invece, non riesce a darsi pace, affrontando la situazione con livelli di panico in ascesa continua. Per non sbagliare, anche in assenza di un lockdown, quello che possiamo fare è cercare di rimanere il più possibile a casa, evitando gli assembramenti. La stagione invernale sicuramente ci darà una mano in questo senso (onestamente, chi ha voglia di gelarsi il fondoschiena quando è sempre disponibile l’alternativa divano+copertina?), spingendoci a passare un po’ più di tempo fra le comodità delle nostre cose. Attenzione! Questo non significa privarsi di esperienze e momenti di svago: bisogna fare tutto “con la testa”, però, indossando la mascherina e prendendo tutte le precauzioni necessarie. “Si ma nel frattempo quando siamo a casa che possiamo fare?” chiederà qualcuno. Mi metto a fare il pane come a marzo? Organizzo una serata su Zoom? Imparo il russo su Youtube? Ecco, magari no. Approfittiamo dei mesi freddi per fare cose nuove, oppure cose vecchie ma con un nuovo spirito. Vediamo 3 consigli fighissimi! 1 – Leggere libri. E qui parte la ola: EEEEEEEEH NON CI AVEVAMO PENSATOOOO! Un attimo, però. Non vi limitate a razziare la libreria sotto casa o svuotare Amazon, costringendo il corriere a sedute di sollevamento pesi che sicuramente non...

Lo strano caso del nuovo Mulan Set07

Lo strano caso del nuovo Mulan...

Per i bimbi e gli adolescenti degli anni ’90, Mulan è uno dei grandi classici Disney, ricordato non solo per l’epicità della trama, ma anche per i tanti spunti comici e i personaggi iconici facilissimi da quotare anche a distanza di quasi 22 anni. Non so voi, ma a me capita ancora di recitare drammaticamente un bel “disonore su di te, disonore sulla tua mucca” quando qualcuno mi fa un piccolo torto (dall’amico che tira un pacco, all’automobilista che decide di cambiare corsia senza mettere la freccia). Senza parlare, poi, delle canzoni, che sono forse fra le migliori di tutta la produzione. Ecco, il nuovo Mulan non ha quasi nulla di tutto ciò. Chi lo ha visto – e per vicissitudini che vedremo a breve non è che il pubblico sia così vasto – si è trovato davanti un live-action un po’ stanco, senza musica, con poca epicità e – soprattutto – senza Mushu, il draghetto amico della protagonista che ai bei tempi era doppiato da un insospettabile Enrico Papi (per altro, bravo bravissimo nel ruolo). Il film del 2020 sembra un po’ un visto e rivisto, che ha il grande merito di non eccedere con la CGI (e di fare un ottimo lavoro di grafica sui titoli di coda), ma che allo stesso tempo non aggiunge nulla alla versione cartoon: la trama è più o meno sempre la stessa – con molto più che un accenno alla politica di genere e diversi simbolismi chiarissimi legati alla figura femminile – ma manca un po’ di gioia, un po’ della classica magia Disney. È un film Marvel, questo sì, ma di fatato e irresistibile ha poco. Già questo basterebbe a mettere in guardia chi ha aspettato mesi e mesi per poterlo vedere. Ma ora passiamo...

Peter Bergmann: il mistero dell’uomo senza identità Set04

Peter Bergmann: il mistero dell’uomo senza identità...

Nel 2009, la cittadina di Sligo – centro costiero poco distante dal confine con l’Irlanda del Nord – venne sconvolta da un caso tragico e misterioso: la morte di Peter Bergmann.  L’uomo – un signore all’apparenza anziano, con i capelli grigi e, secondo i testimoni, l’aspetto emaciato – venne ritrovato privo di vita sulla spiaggia di Rosses Point la mattina del 15 giugno. Ma quella che, raccontata così, potrebbe sembrare la fine tragica di una storia è diventata – invece – il suo oscuro inizio. Perché Peter Bergmann non esiste e ancora oggi, a 11 anni dalla morte, nessuno sa di chi sia il corpo restituito dal mare quella mattina di fine primavera.   Torniamo indietro e raccontiamo quei pochi fatti di cui vi è certezza. Peter Bergman sarebbe partito da Derry – in Irlanda del Nord – tre giorni prima della sua morte, arrivando a Sligo in bus subito prima del fine settimana. Giunto in stazione alle 18:28, ancora in pieno giorno, avrebbe preso un taxi per il centro con l’intenzione di cercare una camera in un hotel.  Questo dettaglio non è sfuggito agli appassionati di crime: stazione e centro sono vicinissimi, si tratta di una passeggiata di circa 10 minuti. Bergmann non conosceva la città, altrimenti avrebbe saputo che non era necessario pagare un passaggio in auto. Il primo hotel era pieno (si trattava comunque dell’inizio della stagione estiva), ma al secondo – lo Sligo City Hotel su Quay Street – ebbe più fortuna: Bergmann, vestito di scuro e con due buste di plastica al braccio, pagò in anticipo tre notti. I giorni successivi, il misterioso turista avrebbe svolto solo poche attività, molto precise e mirate: sarebbe andato alla posta per acquistare 8 francobolli, avrebbe inviato corrispondenza mai rintracciata e avrebbe svuotato...

La leggenda urbana legata a Giovanni Bragolin Ago19

La leggenda urbana legata a Giovanni Bragolin...

Giovanni Bragolin, pseudonimo di Bruno Amadio, è stato un pittore veneziano attivo nel corso del Novecento: nato nel 1911 e morto nel 1981, divenne piuttosto popolare grazie ai soggetti dei suoi quadri e – poi – grazie alla leggenda urbana che cominciò a essere loro legata a partire dalla metà degli anni ’80 (Bragolin non ebbe, quindi, mai modo di difendersi dalle varie accuse lanciate in quel periodo). Della sua vita si sa davvero poco: è certo fosse un docente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, è certo che il successo non arrivò immediatamente, è certo che la sua serie di 27 quadri raffiguranti bimbi piangenti sia la sua produzione più apprezzata e diffusa, è certo che viaggiò molto, che visse in Spagna e che morì per una brutta malattia all’esofago. Per il resto, dal periodo della guerra all’attività post bellica, passando per i suoi impegni professionali, non si hanno ulteriori informazioni. Uno degli elementi più interessanti legati a questo artista è – purtroppo – la serie di misteri, dicerie e leggende che iniziarono a circolare dopo la sua morte, in particolare nel Regno Unito. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. I bimbi piangenti di Giovanni Bragolin Come abbiamo anticipato, le opere di maggiore successo di questo pittore raffigurano alcuni bambini piangenti: i soggetti sono tristi, desolati, caratterizzati da grandi lacrime sul viso e da una espressione con cui è impossibile non empatizzare. Sembrano soli, abbandonati, sofferenti: i quadri sono sicuramente belli dal punto di vista tecnico, ma sono anche molto forti e generano sensazioni contrastanti in chi li guarda. Secondo chi ha vissuto vicino a Bragolin, l’artista non amava particolarmente questo filone: l’ambientazione e i soggetti – però – vendevano bene e l’uomo continuò a realizzare nuovi pezzi per rivenderli in tutto...

I 5 brand dello svapo più affidabili...

Gli appassionati del vaping – dai più ai meno giovani, dai più ai meno esperti – sono tutti accomunati dallo stesso obiettivo: ricercare e trovare prodotti belli da vedere, funzionali, semplici e soddisfacenti, che possano possibilmente rappresentare il giusto incontro fra qualità e prezzo. Negli anni, alcuni brand si sono distinti per coerenza e risultati, proponendo cataloghi ampi, vari e sempre di altissimo livello: vediamo allora 5 fra i brand più affidabili del settore dello svapo! JustFog: il marchio specialista nelle e-cig compatte – come pod mod e modelli a penna – si distingue fin dai primi prodotti per semplicità di utilizzo e praticità. I modelli di punta, fra cui box mod non troppo grandi, hanno spesso rappresentato piccole rivoluzioni del settore, capaci di far dialogare tecnologie diverse per trovare soluzioni perfette per ogni tipo di svapatore: la JustFog Q16, per esempio, è ancora oggi uno dei dispositivi più amati del brand, perché maneggevole, facile da usare e indicatissima per gli utenti alle prime armi. Altro grande successo del gruppo è rappresentato anche dalle Mini Fit, pod mod di dimensioni ridottissime, che – nonostante un’accoglienza un po’ fredda – hanno poi conquistato tutti grazie alla resa aromatica di livello e un colpo in gola di qualità! Volete saperne di più? Consultate cliccando qui il catalogo del brand! Aspire: fondata nel 2013, questa azienda è diventata in poco tempo un vero e proprio punto di riferimento per il mondo del vaping, grazie soprattutto a una particolare sensibilità per l’opinione dei propri clienti. Il brand ascolta attentamente critiche e suggerimenti, modificando le tecnologie e i dispositivi e proponendo prodotti di alta qualità, migliorati di anno in anno. I grandi classici del marchio sono gli atomizzatori: i più importanti sono il Nautilus, apprezzatissimo da chi ama il...

Il mistero della tomba di Inez Clarke Lug10

Il mistero della tomba di Inez Clarke...

Quella di Inez Clarke è una storia così complessa e misteriosa da essere ormai diventata una leggenda: e come tutte le leggende, anche questa ha i suoi dettagli inspiegabili e poco realistici. Quello che si sa è che Inez sarebbe una bimba della seconda metà dell’Ottocento, figlia di John e Mary Clarke, morta a soli sei anni dopo essere stata colpita da un fulmine durante un temporale. Naturalmente, le incongruenze iniziano già dalla causa della morte, perché se alcuni sostengono che la piccola sia deceduta mentre cercava riparo con la famiglia, altri dicono sarebbe stata uccisa dalla difterite. Altri ancora, i più cinici forse, dicono che Inez sarebbe, sì, morta per colpa di un fulmine, ma che l’incidente sarebbe avvenuto mentre la bambina si trovava in punizione fuori di casa, senza possibilità di trovare un riparo. Sia come sia, la bimba sarebbe stata seppellita nel cimitero di Graceland a Chicago e la sua tomba sarebbe stata ornata con una meravigliosa statua, visibile ancora oggi. Dentro a una teca si trova un’opera davvero bella ed emozionante, con una ragazzina raffigurata mentre – seduta su un tronco – regge in una mano l’ombrello e nell’altra un fiore. Il viso mostra un leggero sorriso, impossibile da non notare. Qui, però, inizia un secondo mistero: sotto alla statua, realizzata da un certo Andrew Gagel, sarebbe infatti seppellito Amos Briggs, posizionato proprio accanto al fratello Delbert. Negli archivi del cimitero non esiste alcuna Inez Clarke, anche se sulla statua è possibile leggere tutti i suoi dati, comprese nascita e morte nel 1880. Qualcuno ha provato a spiegare questo strano evento: Forse Inez non esiste e l’opera non è altro che una complessa promozione per lo scultore Gagel, desideroso di trovare nuovi lavori; Forse Inez non faceva Clarke di cognome,...

Elisa Lam: fra realtà e congetture Giu22

Elisa Lam: fra realtà e congetture...

Quella di Elisa Lam è una delle storie di True Crime più famose degli ultimi dieci anni: i dettagli della vicenda hanno ispirato tantissimi appassionati dell’argomento, portando alla pubblicazione di tanti video, articoli e riassunti. Tutti ricchi di congetture. Partiamo dai fatti, resi in modo il più possibile oggettivo. Elisa Lam era una studentessa originaria di Vancouver, iscritta all’Università della British Columbia. Appassionata di moda, era solita condividere i suoi pensieri e le sue esperienze su varie piattaforme social – compreso, per esempio, Instagram – e su un blog personale, chiamato Ether Fields. Qui, fra i post resi pubblici fino al 2012, era possibile seguirla nel suo percorso difficoltoso e pieno di dubbi, reso ancora più complesso dall’insorgere di un disturbo bipolare e da una forma di depressione: nei suoi racconti della vita universitaria si percepisce la difficoltà della ragazza a mantenere la concentrazione, a gestire il carico di studio e a vivere con serenità le aspettative e il confronto con i suoi coetanei. Elisa si sentiva “in ritardo”, affrontava disturbi anche fisici e si colpevolizzava per non essere riuscita a seguire la tabella di marcia, dopo aver abbandonato due dei suoi tre corsi di studio. All’inizio del 2013, anche per trovare nuove energie per affrontare questa situazione, Elisa decise di partire e viaggiare da sola per qualche giorno, andando prima a San Diego e poi a Los Angeles: proprio qui – il 26 gennaio – fece check in al Cecil Hotel sulla Skid Row, finendo prima in una stanza condivisa, poi – dopo qualche lamentela per il suo comportamento – in una camera singola. Il 31 gennaio – giorno previsto per il check out – i genitori non ricevettero alcuna telefonata da parte sua (la ragazza era solita chiamare anche più volte per...

Perché in USA le statue di Cristoforo Colombo vengono vandalizzate? Giu11

Perché in USA le statue di Cristoforo Colombo vengono vandalizzate?...

Negli ultimi giorni, alcune statue di Cristoforo Colombo sparse per gli Stati Uniti sono state vittima di atti vandalici: alcune sono state tirate giù dai piedistalli, altre fatte rotolare nei fiumi, altre ancora decapitate. In particolare, sta facendo notizia la statua del quartiere di North End a Boston, che – già aggredita e coperta con vernice rossa in passato – è stata in ultimo privata della testa e verrà probabilmente rimossa in via definitiva a breve. Potrà sorprendere qualche lettore, ma Colombo è un personaggio estremamente controverso negli USA, per più di un motivo. A scuola si studia, infatti, che Cristoforo Colombo scoprì l’America (che ancora non si chiamava così) nel 1492. “Scoprì” è, però, un termine che molti contestano e possiamo dire a ragione. Perché quando sbarcò, Colombo non si trovò di fronte a un territorio completamente disabitato, ma entrò in contatto con popolazioni native, abitanti di quel continente da secoli. Il suo arrivo pose le basi per quella conquista europea che non si tradusse solo con un innegabile progresso economico e con l’arrivo nel vecchio continente di tanti prodotti nuovi e utilissimi (pomodori, patate, cacao, fagioli, mais e altri innumerevoli alimenti che hanno poi trasformato anche la nostra dieta), ma anche con violenze sulle popolazioni indios che occupavano originariamente la zona, schiavitù e tratta di vite umane dall’Africa. Colombo non fu personalmente responsabile di TUTTE le conseguenze derivanti dalla sua impresa (anche se la sua figura rimane un po’ oscura e non è possibile o giusto negare le ombre che circondano il suo operato), ma non è difficile comprendere la posizione di chi lo ritiene simbolo dell’oppressione e della divisione razziale. A questo, punto, però si aprono diversi scenari. La figura storica di Colombo, infatti, viene apertamente contestata – fra gli altri...

La storia di Marsha P. Johnson Giu01

La storia di Marsha P. Johnson...

Ogni anno a giugno vengono commemorati in tutto il mondo i moti di Stonewall, iniziati nella notte del 27 giugno del 1969: quei momenti, quegli scontri fra comunità gay e polizia di New York, segnano idealmente la nascita del moderno movimento di liberazione, che ha scelto il 28 giugno come data per la “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT”. Durante il pride month vengono, quindi, ricordate alcune delle figure più importanti di questo movimento, uomini e donne che hanno messo la propria vita in prima linea diventando vere e proprie icone: una di queste è Marsha P. Johnson. Marsha P. Johnson nasce come Malcolm Michaels Jr. il 24 agosto del 1945, nella cittadina di Elisabeth in New Jersey. Infanzia e adolescenza non procedono sempre nella totale serenità: Marsha inizia a vestirsi con abiti femminili all’età di 5 anni e deve affrontare fin dalla giovane età non solo il duro giudizio della madre, ma anche le molestie e le violenze dei ragazzi della città. Nel 1963, terminata la scuola, si trasferisce a New York con un sacco di vestiti e 15 dollari in tasca: qui si sposta al Greenwich Village e inizia a lavorare come cameriera. Inizialmente si fa conoscere come “Black Marsha”, ma decide presto di adottare un altro nome, cioè proprio Marsha P. Johnson: il cognome deriva da un ristorante sulla 42a strada, mentre la P. sta per “pay it no mind”, cioè “non pensarci”. Marsha – che si identificava alternativamente come gay, travestito o queen (da drag queen) – utilizza questa frase ogni volta che qualcuno le fa domande riguardo al suo genere, aggiungendo una buona dose di ironia e sarcasmo. In questi anni, la Johnson comincia a frequentare lo Stonewall Inn, un locale simbolo della zona che inizialmente accoglieva solo uomini gay e...

Cosa sono le Creepypasta?...

Quello delle Creepypasta è un fenomeno strettamente connesso al mondo del web: si tratta, infatti, di storie dell’orrore brevi (e, in alcuni casi, brevissime), che nascono fra forum, social, siti e blog e si diffondono fra gli appassionati del genere, arrivando spesso anche a chi non sa nulla di questi mini racconti. Si potrebbero definire come leggende urbane moderne, perché vengono tramandate come fatti reali, raccontate spesso in prima persona e non è difficile che qualcuno finisca per credere davvero al loro contenuto. Se una volta – citando Elio e le Storie Tese – si poteva parlare di “Miocuggino” e delle sue svariate disavventure (dall’autostoppista fantasma all’appuntamento finito con un “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” scritto sullo specchio), oggi si possono condividere poche righe, oscure e ben calibrate, capaci di viaggiare velocissime sulla rete e mutare per restare sempre attuali. Nello specifico, infatti, il termine Creepypasta deriva da “Copy and Past” (il copia incolla con cui far circolare i vari racconti), a cui è stato aggiunto “Creepy”, cioè spaventoso, inquietante: i protagonisti sono soliamente fantasmi, sparizioni, esperimenti, creature misteriose, videogiochi maledetti, rapimenti… Alcune di queste storie – quella della Pascualita, per esempio – sono così ben scritte da passare tranquillamente per vere; altre sono un po’ più esagerate ed è facile intuire che dietro ci sia un autore che ama il genere horror: vediamo 5 fra i più famosi esempi di Creepypasta! Slenderman: la leggenda del web forse più famosa in assoluto. Si tratta di un moderno uomo nero, altissimo, vestito in modo elegante e privo di tratti somatici. Come il suo più famoso e tradizionale cugino, rapisce i bambini: la sua figura così particolare ha ispirato videogiochi e film! L’esperimento russo del sonno: negli anni ’40, degli scienziati russi scelsero cinque cavie umane per...

La scomparsa di Tammy Lynn Leppert Mag12

La scomparsa di Tammy Lynn Leppert...

La parola missing, scomparso/a, è una delle più inquietanti e spaventose per gli abitanti degli Stati Uniti. I numeri che si riferiscono a questo fenomeno, cioè all’impossibilità di ritrovare minori e adulti fra uomini e donne, sono – infatti – impressionanti: più di 600mila l’anno dal 2009 a oggi, con medie anche molto più alte negli periodi precedenti. Da ’94 al ’98, per esempio, gli USA hanno registrato quasi un milione di persone scomparse l’anno, ed è lecito pensare che non andasse meglio nei decenni passati. Fra le tante storie di ragazze e ragazzi spariti nel nulla, si distingue la vicenda di Tammy Lynn Leppert. Tammy Lynn Leppert: da reginetta ad attrice Tammy Lynn Leppert era nata in Florida nel 1965 ed era cresciuta partecipando a sfilate e concorsi di bellezza: si stima che, in totale, la Leppert abbia partecipato ad almeno 300 competizioni, conquistando 280 titoli. L’ex reginetta era poi passata alla carriera di modella, conquistando nel 1978 – a soli 13 anni – la copertina della prestigiosa rivista CoverGirl. Raggiunta la maggiore età, come tante colleghe, aveva deciso di tentare la carriera Hollywoodiana, facendosi conoscere in alcune pellicole. Nel 1983, il suo primo ruolo definito fu nel film Spring Break: Tammy Lynn finì anche sulla locandina e cominciò a frequentare l’ambiente del cinema. Proprio in questo contesto maturarono dubbi e sospetti. Dopo la fine delle riprese, infatti, la Leppert avrebbe partecipato a un così detto “weekend party”, cioè una festa lunga oltre due giorni: una delle sue più care amiche testimoniò che la ragazza sarebbe tornata da quell’evento profondamente cambiata. Prima tranquilla e solare, divenne particolarmente paranoica: terrorizzata per non si sa bene quale motivo, avrebbe cominciato da un giorno all’altro ad aver paura di essere avvelenata e anche di uscire da...

Annie Palmer: la storia della strega bianca di Rose Hall...

Annie Palmer, la strega bianca di Rose Hall, è la famosa protagonista di una canzone di Johnny Cash, oltre che l’ispiratrice di svariate storie dell’orrore. Riti voodoo, sacrifici umani, magie e violenze hanno segnato la sua vita e il territorio in cui ha abitato, alimentando dicerie e leggende urbane che sopravvivono ancora oggi. La sua storia inizia in Giamaica (Montego Bay) a fine ‘700: Annie ha sposato John Palmer, proprietario terriero impegnato nella redditizia coltivazione della canna da zucchero, e gestisce con pugno di ferro tutte le attività svolte all’interno della sua villa in stile georgiano, Rose Hall. La donna è conosciuta per il suo carattere forte e acceso – in netto contrasto con quello del marito, giudicato più tranquillo e quasi ingenuo – e per i suoi metodi estremi: punizioni corporali, torture, frustate pubbliche, persino uccisioni sono fra i sistemi utilizzati per tenere sotto controllo gli schiavi della proprietà. Ma non girano solo queste voci: pare, infatti, che Annie sia solita trascorrere molto tempo con i suoi favoriti e che con alcuni di loro intrattenga anche brevi relazioni che si concludono regolarmente con la scomparsa dello schiavo di turno. La morte del marito è solo una questione di tempo, così come la dipartita prematura anche dei due consorti successivi: non esistono prove certe, ma in tanti sostengono che ci sia proprio Annie dietro a queste tragedie. Nel frattempo, Annie Palmer si sta costruendo anche un’altra reputazione. La donna è appassionata di riti e magie, vuole imparare il più possibile, usa addirittura le conoscenze dei suoi schiavi e sembra morbosamente interessata ad alcuni aspetti particolari, fra cui il sacrificio di vittime umane per realizzare cerimonie oscure. Il suo comportamento, i suoi interessi la portano presto in una situazione delicata e pericolosa: le continue violenze...

Lo strano mistero del Dracula islandese...

Tutti conoscono Dracula. Che si tratti del protagonista di un film, dell’antagonista all’interno di una serie tv, dell’oscura e oppressiva presenza dentro a un libro o anche del Conte Muppet che passa il tempo a contare col suo forte accento est europeo, non importa il livello di conoscenza della storia originale: tutti sanno chi è Dracula! Meno nota, forse, è la sua origine letteraria. Questo personaggio iconico, infatti, venne presentato al mondo nell’omonimo romanzo gotico di Bram Stoker, pubblicato nell’ormai lontanissimo 1897: un’opera particolare, che incorpora scambi epistolari e diari, testimonianze dirette e parziali, grazie alle quali è possibile percepire una crescente atmosfera oppressiva e misteriosa. La scura e pericolosa figura del conte si ispira a quella altrettanto controversa di Vlad III di Valacchia, anche detto l’Impalatore: un elemento che diventa punto di partenza di tutta la vicenda e assume anche un valore estetico incomparabile nel film del 1992 di Francis Ford Coppola (insomma, vi ricordate l’armatura pazzesca che indossa Dracula all’inizio di quella pellicola?). Stoker ebbe il merito di creare un mostro classico, di dare vita a un’icona (anche di stile) e di affermare definitivamente l’archetipo del vampiro, poi utilizzato e riutilizzato migliaia di volte nei decenni successivi. Tutto in un colpo solo. Alla figura di Dracula, però, è legata anche una curiosità davvero incredibile. Sapevate, per esempio, che il Dracula islandese è completamente diverso? Ecco la vicenda. Nel 1900, a tre anni dalla pubblicazione dell’originale, Valdimar Asmundsson decise di pubblicare sul suo giornale Fjallkonan una traduzione a puntate del romanzo. La nuova versione in islandese prese il titolo di Makt Myrkranna e venne anticipata da una prefazione scritta proprio da Bram Stoker. Tutto perfetto, non fosse che quella di Asmundsson non era una semplice traduzione. Era una revisione. La versione islandese finì,...

E-learning sicurezza: le proposte di CSAO...

Il centro CSAO di Torino è un ente accreditato dalla Regione Piemonte, attivo dagli anni ’60 nella proposta di corsi per la sicurezza sul lavoro, attività culturali, pubblicazioni e incontri formativi. L’organizzazione ha aperto anche una piattaforma di e-learning per la sicurezza, ampliando i propri servizi con un sito facile da utilizzare, ideale per chi desidera perfezionare la propria preparazione da remoto. I corsi online, infatti, aiutano lavoratori, dirigenti, RLS, Rspp, Aspp e tutte le figure legate a questo ambito a gestire in modo più semplice la formazione, scegliendo autonomamente il luogo e l’orario più adatto per seguire le lezioni. Un percorso formativo a distanza può essere avviato proprio quando vogliamo, nella calma del nostro ufficio o nella comodità di casa: si può seguire la sera, nel weekend, in pausa e in tutti quei momenti di tranquillità che ci permettono di dedicarci con attenzione all’aggiornamento professionale e personale. Un corso online ci permette di gestire meglio le ore e gli spostamenti e – in caso di formazioni indirizzate a più lavoratori – permette anche di definire in modo più semplice i vari partecipanti, con rotazioni più facili e funzionali. La piattaforma di e-learning di CSAO include un catalogo in continua espansione: in questo momento, sono disponibili percorsi come la formazione generale e la formazione specifica per i lavoratori, corsi per dirigenti, aggiornamenti per lavoratori, dirigenti e preposti. Non mancano anche percorsi per Rspp e Aspp, grazie ai quali ottenere importantissimi crediti formativi: il sito propone lezioni suddivise fra aspetti giuridico formativi e aspetti tecnico organizzativi. L’iscrizione alla piattaforma è molto semplice e può avvenire in due modi: Una registrazione rapida e facile, direttamente sul sito Contatti con la segreteria – via telefono o mail – per ottenere l’accesso alle risorse e le indicazioni per...

Passaggio a Nord Ovest: la leggenda della nave fantasma Octavius Apr15

Passaggio a Nord Ovest: la leggenda della nave fantasma Octavius...

Quella della nave fantasma Octavius è una delle più note leggende marinaresche, legata alla scoperta del mitico passaggio a Nord Ovest, cioè di quella lingua di mare a nord del Canada che permette di passare da Est a Ovest (e viceversa) tagliando i tempi di navigazione. Il passaggio esiste, ed è stato percorso per la prima volta agli inizi del ‘900 (Amundsen riuscì a completare questa rotta precisamente nel 1906), ma per lungo tempo la sua presenza mitica è stata evocata dai marinai di tutto il mondo, rimanendo nascosta, inquietante e temibile per centinaia di anni. Per tanti partire alla sua ricerca significava non tornare più a casa. La Octavius aveva fatto proprio questa fine. Qual è la sua storia? Secondo il mito, la goletta a tre alberi Octavius era partita nell’ottobre del 1761 dall’Inghilterra, con l’obiettivo di raggiungere la Cina. Una volta arrivato in Oriente, il capitano aveva deciso di tentare l’impresa, percorrendo il viaggio inverso con alcune modifiche nella rotta: non più un tragitto lungo e tortuoso, ma una riduzione dei tempi, possibile solo attraverso il misterioso e affascinante passaggio a Nord Ovest. Il ritorno sarebbe stato più breve, ma anche molto più scomodo: ghiaccio, umidità, temperature basse a cui l’equipaggio non era pronto… la nave era sparita presto nel nulla. L’11 ottobre del 1775, ad avvistare la goletta fu il capitano della baleniera Herald: la nave sembrava in balia del ghiaccio, quasi alla deriva. L’uomo decise di avvicinarsi con una scialuppa e otto uomini per verificare le condizioni della nave: solo nei pressi dello scafo riuscì a leggere il nome dipinto sul legno. All’interno della Octavius trovarono i 28 corpi assiderati dei marinai, ancora sotto le coperte, e – negli alloggi degli ufficiali – una donna bionda, un bambino, un altro...

Allenamento a casa: 3 canali Youtube da seguire! Apr01

Allenamento a casa: 3 canali Youtube da seguire!...

In questi giorni di quarantena, l’allenamento a casa può essere utile non solo per gli appassionati di palestra, ma anche per chi vuole occupare un po’ il tempo, sgranchendosi le gambe e facendo un po’ di movimento senza esagerare. Le giornate di isolamento, pur pesanti a livello emotivo e fisico, ci danno la possibilità di dedicarci a hobby diversi, iniziare una attività nuova, metterci alla prova! Ma da dove partire? Su Youtube è pieno di video di workout, filmati che vanno da pochi minuti a un’ora o più, perfetti per chi ha già un’infarinatura di questo mondo e per chi – invece – vuole partire piano e con attenzione. Ecco 3 canali perfetti per tutti! POPSUGAR Fitness: il canale americano propone video da un minimo di 10 minuti, con istruttori divertenti ed energici, che registrano routine adatte quasi a tutti. Si va dalla zumba all’allenamento a terra, passando per attività cardio molto faticose ed esercizi da star: i filmati sono in inglese, ma basta seguire i protagonisti per capire in poche ripetizioni come muoversi. Inoltre, solitamente nei video sono presenti almeno tre persone, che propongono livelli diversi: facilitato, standard e avanzato. In questo modo, si potrà seguire la stessa routine più volte, spostandosi man mano di livello senza annoiarsi! Fixfit: il canale italiano propone tantissimi esercizi diversi, segnalando per bene durata, livello e calorie bruciate. Sono presenti meno video musicali rispetto a Popsugar, ma ogni filmato è ben spiegato, con esercizi ripresi da diverse angolazioni e diversi momenti di pausa e recupero. Anche in questo caso sono presenti mini video da un quarto d’ora, ma non mancano proposte più lunghe, perfette per chi vuole bruciare al massimo! STRONG by Zumba: il canale – che propone video in diverse lingue, sia sottotitolati che doppiati –...

MyNoise: il sito web per combattere il silenzio...

L’emergenza legata al diffondersi del Covid-19 in tutto il mondo ci ha obbligato a rimanere a casa. Questa misura, pur pesante per tanti di noi, è assolutamente necessaria e ci permetterà di superare la pandemia più in fretta: le difficoltà di oggi saranno il trampolino di lancio per una grande ripresa domani! Nel frattempo, però, tantissimi stanno studiando e lavorando da casa, altri stanno facendo i conti con momenti di solitudine e di noia, alcuni fanno fatica a dormire, a concentrarsi, a trovare uno stimolo per dedicarsi magari a un hobby o prendersi cura di se stessi. Altri ancora continuano ad andare a lavorare, ponendosi in prima linea e affrontando un carico fisico e psicologico incredibile. In un contesto così difficile, anche il minimo aiuto può fare la differenza. È il caso di un sito molto particolare, MyNoise.net. MyNoise – ideato dal sound designer Stéphane Pigeon – è un catalogo di suoni, tracce, rumori provenienti da diverse fonti, pensato per chi non riesce a stare in assoluto silenzio. Molti di noi, infatti, sono così abituati ad avere rumori di fondo, da trovare piuttosto complicato concentrarsi nella quiete totale di casa: c’è chi studia in biblioteca e apprezza un po’ di brusio; chi a lavoro è circondato dai beep e dai ping di computer, stampanti e telefoni; chi scrive nei bar e nei ristoranti, ispirato dal vociare delle altre persone; chi svolge i compiti casalinghi con la finestra aperta, per ascoltare il traffico. Ancora, c’è chi ama addormentarsi con i suoni della natura, come le onde del mare, il vento o la pioggia che batte sul terreno. Il sito raccoglie proprio questi suoni, aggiungendo un tocco in più: ogni traccia, infatti, è dotata di pulsanti con cui mixare i vari effetti. Avete scelto il rumore...

Ulay: prima, durante e dopo Marina Abramovic Mar02

Ulay: prima, durante e dopo Marina Abramovic...

Ulay, storico esponente della Performing Art, è morto all’età di 76 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro: in queste ultime ore si sono moltiplicati sulla rete ricordi ed elogi, addii e commenti increduli. Se ne va un artista complesso e interessante, pronto a scoprire i limiti dell’essere umano e mettersi alla prova fisicamente e psichicamente: se ne va anche la metà di un duo capace di rivoluzionare l’arte negli anni ’70 e ’80. Ulay è, infatti, ricordato anche per la sua storia d’amore tormentata e il suo proficuo sodalizio con un’altra artista, Marina Abramovic. Ma non si limitò solo a quello. Ulay: dalla fuga alle Polaroid Nato in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, Ulay ebbe un rapporto molto travagliato con le sue origini: rimasto orfano (con un padre vicino agli ambienti nazisti), crebbe – infatti – in un paese diviso e fratturato, colmo di contraddizioni. Il conflitto interiore si approfondì tanto da spingerlo a rinunciare al nome e alla nazionalità, lasciando moglie e figlio per trasferirsi ad Amsterdam. Lì – alla fine degli anni ’60 – cominciò ad avvicinarsi al mondo della fotografia, e in particolare delle Polaroid, iniziando uno studio dell’identità e del corpo. I primi lavori miravano, infatti, a comprendere e raccontare la cultura di travestiti e transessuali. Alla fotografia si affiancò presto la Performing Art, grazie alla quale conobbe Marina Abramovic. Ulay e Marina: fra amore e separazioni Ulay e Marina Abramovic si conobbero nel 1976 e iniziarono una relazione – personale e artistica – lunga 12 anni. Per tre anni viaggiarono a bordo di un furgoncino, lavorando insieme, e iniziarono a dare vita ad alcuni dei loro Relation Works, opere tramite cui scoprire i limiti dell’essere umano. Fra queste, possiamo ricordare AAA-AAA, durante la quale i due...

Lo strano caso del film Contagion...

Nel non poi così lontano 2011, gli appassionati di cinema – e in particolare delle pellicole action thriller a tema pandemia – vennero sorpresi dall’ultima fatica del regista Steven Soderbergh, lo stesso di Out of Sight, Erin Brockovich, Ocean’s Eleven (e sequel) e Solaris: Contagion. Il cast stellare contava – fra gli altri – anche Gwyneth Paltrow (che fa una particina ina ina piuttosto importante), Matt Damon, Jude Law, Kate Winslet, Marion Cotillard, Bryan Cranston e poteva vantare una trama insieme interessante e inquietante, la cui forza dipendeva innanzitutto da un realismo a tratti horror: con tutte queste premesse, la pellicola incassò 135 milioni di dollari in tutto il mondo, mettendo le basi per un nuovo modo di rappresentare scienza, scienziati e medicina al cinema. Nel 2020, a 9 anni dal suo primo successo, il film è tornato di incredibile attualità, rientrando a gennaio nella Top 10 dell’iTunes Movie Rentals, cioè dei film più noleggiati dagli utenti della Mela: a febbraio, è sceso all’undicesimo posto. Come mai? La risposta è semplice: Coronavirus. L’outbreak del Coronavirus ha spinto moltissimi a cercare risposte plausibili e confortanti all’interno delle pellicole dedicate a questo tema: se tanti film sono assolutamente sconsigliati (e anche un po’ pericolosi, se pensiamo che potrebbero scatenare l’effetto contrario), l’idea di riguardare Contagion potrebbe non essere del tutto inutile. I temi messi in campo dalla pellicola sono vari e validi, quasi tutti gli aspetti scientifici sono trattati con attenzione e la rappresentazione di tecnologie, interventi sul campo e organizzazione delle cure è, pur nella drammatizzazione necessaria per dare un significato al film, molto vicina al reale: anche il lato governativo e quello delle ordinanze ufficiali è piuttosto realistico. Ma di cosa parla il film? Contagion segue passo passo il diffondersi di un virus (inventato...

DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH? Feb24

DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH?...

Sembra una domanda banale, ma per gli amanti dello svapo Joyetech rappresenta il marchio numero uno nel mondo delle sigarette elettroniche. L’azienda, nata nel 2007, è stata in grado stare al passo coi tempi venendo incontro a tutte le esigenze dei propri clienti. La tecnologia Joyetech si è sposata con le arti del design e dell’ergonomia, realizzando kit e accessori utili per tutte le tipologie di vapers. Dai tascabili, ai prodotti dedicati al tiro di guancia o di polmone, fino agli articoli studiati appositamente per i beginners e gli advanced, il catalogo dell’azienda non manca mai di stupire con nuove funzionalità. Joyetech segue scrupolosamente la direttiva Europea TDP sui prodotti del tabacco, rispettando tutte le norme che disciplinano la fabbricazione di prodotti correlati al fumo. Tutti i componenti dunque sono tutelati in ottica di sanità pubblica ed economica e rispettano le regole dei paesi in cui vengono distribuiti. Gli stati che importano i prodotti Joyetech, vengono informati tramite un report sanitario, soprattutto per quanto riguarda i test chimici e tossicologici sui liquidi. Per quanto riguarda gli aromi infatti, ogni boccetta segue le conformità previste, come per esempio una concentrazione di nicotina fino al 2% massimo, boccette che contengano non più di 10 ml e a prova di bambino, e il dosaggio delle gocce dal beccuccio che non deve superare le 20 gocce al minuto. Questo marchio è dunque una garanzia di sicurezza per tutti gli svapatori, grazie anche alle elevate prestazioni dei suoi kit. Joyetech infatti è diventato un brand talmente forte da essere in grado di dettare i trend del mercato. Il suo primo prodotto, la Joye 510, aveva già rivoluzionato il modo di concepire le e-cig introducendo un batteria manuale e un’ergonomia tascabile. Nel 2011 l’azienda ha raggiunto l’apice del successo con...