Cosa sono le Creepypasta?...

Quello delle Creepypasta è un fenomeno strettamente connesso al mondo del web: si tratta, infatti, di storie dell’orrore brevi (e, in alcuni casi, brevissime), che nascono fra forum, social, siti e blog e si diffondono fra gli appassionati del genere, arrivando spesso anche a chi non sa nulla di questi mini racconti. Si potrebbero definire come leggende urbane moderne, perché vengono tramandate come fatti reali, raccontate spesso in prima persona e non è difficile che qualcuno finisca per credere davvero al loro contenuto. Se una volta – citando Elio e le Storie Tese – si poteva parlare di “Miocuggino” e delle sue svariate disavventure (dall’autostoppista fantasma all’appuntamento finito con un “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” scritto sullo specchio), oggi si possono condividere poche righe, oscure e ben calibrate, capaci di viaggiare velocissime sulla rete e mutare per restare sempre attuali. Nello specifico, infatti, il termine Creepypasta deriva da “Copy and Past” (il copia incolla con cui far circolare i vari racconti), a cui è stato aggiunto “Creepy”, cioè spaventoso, inquietante: i protagonisti sono soliamente fantasmi, sparizioni, esperimenti, creature misteriose, videogiochi maledetti, rapimenti… Alcune di queste storie – quella della Pascualita, per esempio – sono così ben scritte da passare tranquillamente per vere; altre sono un po’ più esagerate ed è facile intuire che dietro ci sia un autore che ama il genere horror: vediamo 5 fra i più famosi esempi di Creepypasta! Slenderman: la leggenda del web forse più famosa in assoluto. Si tratta di un moderno uomo nero, altissimo, vestito in modo elegante e privo di tratti somatici. Come il suo più famoso e tradizionale cugino, rapisce i bambini: la sua figura così particolare ha ispirato videogiochi e film! L’esperimento russo del sonno: negli anni ’40, degli scienziati russi scelsero cinque cavie umane per...

La scomparsa di Tammy Lynn Leppert Mag12

La scomparsa di Tammy Lynn Leppert...

La parola missing, scomparso/a, è una delle più inquietanti e spaventose per gli abitanti degli Stati Uniti. I numeri che si riferiscono a questo fenomeno, cioè all’impossibilità di ritrovare minori e adulti fra uomini e donne, sono – infatti – impressionanti: più di 600mila l’anno dal 2009 a oggi, con medie anche molto più alte negli periodi precedenti. Da ’94 al ’98, per esempio, gli USA hanno registrato quasi un milione di persone scomparse l’anno, ed è lecito pensare che non andasse meglio nei decenni passati. Fra le tante storie di ragazze e ragazzi spariti nel nulla, si distingue la vicenda di Tammy Lynn Leppert. Tammy Lynn Leppert: da reginetta ad attrice Tammy Lynn Leppert era nata in Florida nel 1965 ed era cresciuta partecipando a sfilate e concorsi di bellezza: si stima che, in totale, la Leppert abbia partecipato ad almeno 300 competizioni, conquistando 280 titoli. L’ex reginetta era poi passata alla carriera di modella, conquistando nel 1978 – a soli 13 anni – la copertina della prestigiosa rivista CoverGirl. Raggiunta la maggiore età, come tante colleghe, aveva deciso di tentare la carriera Hollywoodiana, facendosi conoscere in alcune pellicole. Nel 1983, il suo primo ruolo definito fu nel film Spring Break: Tammy Lynn finì anche sulla locandina e cominciò a frequentare l’ambiente del cinema. Proprio in questo contesto maturarono dubbi e sospetti. Dopo la fine delle riprese, infatti, la Leppert avrebbe partecipato a un così detto “weekend party”, cioè una festa lunga oltre due giorni: una delle sue più care amiche testimoniò che la ragazza sarebbe tornata da quell’evento profondamente cambiata. Prima tranquilla e solare, divenne particolarmente paranoica: terrorizzata per non si sa bene quale motivo, avrebbe cominciato da un giorno all’altro ad aver paura di essere avvelenata e anche di uscire da...

Annie Palmer: la storia della strega bianca di Rose Hall...

Annie Palmer, la strega bianca di Rose Hall, è la famosa protagonista di una canzone di Johnny Cash, oltre che l’ispiratrice di svariate storie dell’orrore. Riti voodoo, sacrifici umani, magie e violenze hanno segnato la sua vita e il territorio in cui ha abitato, alimentando dicerie e leggende urbane che sopravvivono ancora oggi. La sua storia inizia in Giamaica (Montego Bay) a fine ‘700: Annie ha sposato John Palmer, proprietario terriero impegnato nella redditizia coltivazione della canna da zucchero, e gestisce con pugno di ferro tutte le attività svolte all’interno della sua villa in stile georgiano, Rose Hall. La donna è conosciuta per il suo carattere forte e acceso – in netto contrasto con quello del marito, giudicato più tranquillo e quasi ingenuo – e per i suoi metodi estremi: punizioni corporali, torture, frustate pubbliche, persino uccisioni sono fra i sistemi utilizzati per tenere sotto controllo gli schiavi della proprietà. Ma non girano solo queste voci: pare, infatti, che Annie sia solita trascorrere molto tempo con i suoi favoriti e che con alcuni di loro intrattenga anche brevi relazioni che si concludono regolarmente con la scomparsa dello schiavo di turno. La morte del marito è solo una questione di tempo, così come la dipartita prematura anche dei due consorti successivi: non esistono prove certe, ma in tanti sostengono che ci sia proprio Annie dietro a queste tragedie. Nel frattempo, Annie Palmer si sta costruendo anche un’altra reputazione. La donna è appassionata di riti e magie, vuole imparare il più possibile, usa addirittura le conoscenze dei suoi schiavi e sembra morbosamente interessata ad alcuni aspetti particolari, fra cui il sacrificio di vittime umane per realizzare cerimonie oscure. Il suo comportamento, i suoi interessi la portano presto in una situazione delicata e pericolosa: le continue violenze...

Lo strano mistero del Dracula islandese...

Tutti conoscono Dracula. Che si tratti del protagonista di un film, dell’antagonista all’interno di una serie tv, dell’oscura e oppressiva presenza dentro a un libro o anche del Conte Muppet che passa il tempo a contare col suo forte accento est europeo, non importa il livello di conoscenza della storia originale: tutti sanno chi è Dracula! Meno nota, forse, è la sua origine letteraria. Questo personaggio iconico, infatti, venne presentato al mondo nell’omonimo romanzo gotico di Bram Stoker, pubblicato nell’ormai lontanissimo 1897: un’opera particolare, che incorpora scambi epistolari e diari, testimonianze dirette e parziali, grazie alle quali è possibile percepire una crescente atmosfera oppressiva e misteriosa. La scura e pericolosa figura del conte si ispira a quella altrettanto controversa di Vlad III di Valacchia, anche detto l’Impalatore: un elemento che diventa punto di partenza di tutta la vicenda e assume anche un valore estetico incomparabile nel film del 1992 di Francis Ford Coppola (insomma, vi ricordate l’armatura pazzesca che indossa Dracula all’inizio di quella pellicola?). Stoker ebbe il merito di creare un mostro classico, di dare vita a un’icona (anche di stile) e di affermare definitivamente l’archetipo del vampiro, poi utilizzato e riutilizzato migliaia di volte nei decenni successivi. Tutto in un colpo solo. Alla figura di Dracula, però, è legata anche una curiosità davvero incredibile. Sapevate, per esempio, che il Dracula islandese è completamente diverso? Ecco la vicenda. Nel 1900, a tre anni dalla pubblicazione dell’originale, Valdimar Asmundsson decise di pubblicare sul suo giornale Fjallkonan una traduzione a puntate del romanzo. La nuova versione in islandese prese il titolo di Makt Myrkranna e venne anticipata da una prefazione scritta proprio da Bram Stoker. Tutto perfetto, non fosse che quella di Asmundsson non era una semplice traduzione. Era una revisione. La versione islandese finì,...

E-learning sicurezza: le proposte di CSAO...

Il centro CSAO di Torino è un ente accreditato dalla Regione Piemonte, attivo dagli anni ’60 nella proposta di corsi per la sicurezza sul lavoro, attività culturali, pubblicazioni e incontri formativi. L’organizzazione ha aperto anche una piattaforma di e-learning per la sicurezza, ampliando i propri servizi con un sito facile da utilizzare, ideale per chi desidera perfezionare la propria preparazione da remoto. I corsi online, infatti, aiutano lavoratori, dirigenti, RLS, Rspp, Aspp e tutte le figure legate a questo ambito a gestire in modo più semplice la formazione, scegliendo autonomamente il luogo e l’orario più adatto per seguire le lezioni. Un percorso formativo a distanza può essere avviato proprio quando vogliamo, nella calma del nostro ufficio o nella comodità di casa: si può seguire la sera, nel weekend, in pausa e in tutti quei momenti di tranquillità che ci permettono di dedicarci con attenzione all’aggiornamento professionale e personale. Un corso online ci permette di gestire meglio le ore e gli spostamenti e – in caso di formazioni indirizzate a più lavoratori – permette anche di definire in modo più semplice i vari partecipanti, con rotazioni più facili e funzionali. La piattaforma di e-learning di CSAO include un catalogo in continua espansione: in questo momento, sono disponibili percorsi come la formazione generale e la formazione specifica per i lavoratori, corsi per dirigenti, aggiornamenti per lavoratori, dirigenti e preposti. Non mancano anche percorsi per Rspp e Aspp, grazie ai quali ottenere importantissimi crediti formativi: il sito propone lezioni suddivise fra aspetti giuridico formativi e aspetti tecnico organizzativi. L’iscrizione alla piattaforma è molto semplice e può avvenire in due modi: Una registrazione rapida e facile, direttamente sul sito Contatti con la segreteria – via telefono o mail – per ottenere l’accesso alle risorse e le indicazioni per...

Passaggio a Nord Ovest: la leggenda della nave fantasma Octavius Apr15

Passaggio a Nord Ovest: la leggenda della nave fantasma Octavius...

Quella della nave fantasma Octavius è una delle più note leggende marinaresche, legata alla scoperta del mitico passaggio a Nord Ovest, cioè di quella lingua di mare a nord del Canada che permette di passare da Est a Ovest (e viceversa) tagliando i tempi di navigazione. Il passaggio esiste, ed è stato percorso per la prima volta agli inizi del ‘900 (Amundsen riuscì a completare questa rotta precisamente nel 1906), ma per lungo tempo la sua presenza mitica è stata evocata dai marinai di tutto il mondo, rimanendo nascosta, inquietante e temibile per centinaia di anni. Per tanti partire alla sua ricerca significava non tornare più a casa. La Octavius aveva fatto proprio questa fine. Qual è la sua storia? Secondo il mito, la goletta a tre alberi Octavius era partita nell’ottobre del 1761 dall’Inghilterra, con l’obiettivo di raggiungere la Cina. Una volta arrivato in Oriente, il capitano aveva deciso di tentare l’impresa, percorrendo il viaggio inverso con alcune modifiche nella rotta: non più un tragitto lungo e tortuoso, ma una riduzione dei tempi, possibile solo attraverso il misterioso e affascinante passaggio a Nord Ovest. Il ritorno sarebbe stato più breve, ma anche molto più scomodo: ghiaccio, umidità, temperature basse a cui l’equipaggio non era pronto… la nave era sparita presto nel nulla. L’11 ottobre del 1775, ad avvistare la goletta fu il capitano della baleniera Herald: la nave sembrava in balia del ghiaccio, quasi alla deriva. L’uomo decise di avvicinarsi con una scialuppa e otto uomini per verificare le condizioni della nave: solo nei pressi dello scafo riuscì a leggere il nome dipinto sul legno. All’interno della Octavius trovarono i 28 corpi assiderati dei marinai, ancora sotto le coperte, e – negli alloggi degli ufficiali – una donna bionda, un bambino, un altro...

Allenamento a casa: 3 canali Youtube da seguire! Apr01

Allenamento a casa: 3 canali Youtube da seguire!...

In questi giorni di quarantena, l’allenamento a casa può essere utile non solo per gli appassionati di palestra, ma anche per chi vuole occupare un po’ il tempo, sgranchendosi le gambe e facendo un po’ di movimento senza esagerare. Le giornate di isolamento, pur pesanti a livello emotivo e fisico, ci danno la possibilità di dedicarci a hobby diversi, iniziare una attività nuova, metterci alla prova! Ma da dove partire? Su Youtube è pieno di video di workout, filmati che vanno da pochi minuti a un’ora o più, perfetti per chi ha già un’infarinatura di questo mondo e per chi – invece – vuole partire piano e con attenzione. Ecco 3 canali perfetti per tutti! POPSUGAR Fitness: il canale americano propone video da un minimo di 10 minuti, con istruttori divertenti ed energici, che registrano routine adatte quasi a tutti. Si va dalla zumba all’allenamento a terra, passando per attività cardio molto faticose ed esercizi da star: i filmati sono in inglese, ma basta seguire i protagonisti per capire in poche ripetizioni come muoversi. Inoltre, solitamente nei video sono presenti almeno tre persone, che propongono livelli diversi: facilitato, standard e avanzato. In questo modo, si potrà seguire la stessa routine più volte, spostandosi man mano di livello senza annoiarsi! Fixfit: il canale italiano propone tantissimi esercizi diversi, segnalando per bene durata, livello e calorie bruciate. Sono presenti meno video musicali rispetto a Popsugar, ma ogni filmato è ben spiegato, con esercizi ripresi da diverse angolazioni e diversi momenti di pausa e recupero. Anche in questo caso sono presenti mini video da un quarto d’ora, ma non mancano proposte più lunghe, perfette per chi vuole bruciare al massimo! STRONG by Zumba: il canale – che propone video in diverse lingue, sia sottotitolati che doppiati –...

MyNoise: il sito web per combattere il silenzio...

L’emergenza legata al diffondersi del Covid-19 in tutto il mondo ci ha obbligato a rimanere a casa. Questa misura, pur pesante per tanti di noi, è assolutamente necessaria e ci permetterà di superare la pandemia più in fretta: le difficoltà di oggi saranno il trampolino di lancio per una grande ripresa domani! Nel frattempo, però, tantissimi stanno studiando e lavorando da casa, altri stanno facendo i conti con momenti di solitudine e di noia, alcuni fanno fatica a dormire, a concentrarsi, a trovare uno stimolo per dedicarsi magari a un hobby o prendersi cura di se stessi. Altri ancora continuano ad andare a lavorare, ponendosi in prima linea e affrontando un carico fisico e psicologico incredibile. In un contesto così difficile, anche il minimo aiuto può fare la differenza. È il caso di un sito molto particolare, MyNoise.net. MyNoise – ideato dal sound designer Stéphane Pigeon – è un catalogo di suoni, tracce, rumori provenienti da diverse fonti, pensato per chi non riesce a stare in assoluto silenzio. Molti di noi, infatti, sono così abituati ad avere rumori di fondo, da trovare piuttosto complicato concentrarsi nella quiete totale di casa: c’è chi studia in biblioteca e apprezza un po’ di brusio; chi a lavoro è circondato dai beep e dai ping di computer, stampanti e telefoni; chi scrive nei bar e nei ristoranti, ispirato dal vociare delle altre persone; chi svolge i compiti casalinghi con la finestra aperta, per ascoltare il traffico. Ancora, c’è chi ama addormentarsi con i suoni della natura, come le onde del mare, il vento o la pioggia che batte sul terreno. Il sito raccoglie proprio questi suoni, aggiungendo un tocco in più: ogni traccia, infatti, è dotata di pulsanti con cui mixare i vari effetti. Avete scelto il rumore...

Ulay: prima, durante e dopo Marina Abramovic Mar02

Ulay: prima, durante e dopo Marina Abramovic...

Ulay, storico esponente della Performing Art, è morto all’età di 76 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro: in queste ultime ore si sono moltiplicati sulla rete ricordi ed elogi, addii e commenti increduli. Se ne va un artista complesso e interessante, pronto a scoprire i limiti dell’essere umano e mettersi alla prova fisicamente e psichicamente: se ne va anche la metà di un duo capace di rivoluzionare l’arte negli anni ’70 e ’80. Ulay è, infatti, ricordato anche per la sua storia d’amore tormentata e il suo proficuo sodalizio con un’altra artista, Marina Abramovic. Ma non si limitò solo a quello. Ulay: dalla fuga alle Polaroid Nato in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, Ulay ebbe un rapporto molto travagliato con le sue origini: rimasto orfano (con un padre vicino agli ambienti nazisti), crebbe – infatti – in un paese diviso e fratturato, colmo di contraddizioni. Il conflitto interiore si approfondì tanto da spingerlo a rinunciare al nome e alla nazionalità, lasciando moglie e figlio per trasferirsi ad Amsterdam. Lì – alla fine degli anni ’60 – cominciò ad avvicinarsi al mondo della fotografia, e in particolare delle Polaroid, iniziando uno studio dell’identità e del corpo. I primi lavori miravano, infatti, a comprendere e raccontare la cultura di travestiti e transessuali. Alla fotografia si affiancò presto la Performing Art, grazie alla quale conobbe Marina Abramovic. Ulay e Marina: fra amore e separazioni Ulay e Marina Abramovic si conobbero nel 1976 e iniziarono una relazione – personale e artistica – lunga 12 anni. Per tre anni viaggiarono a bordo di un furgoncino, lavorando insieme, e iniziarono a dare vita ad alcuni dei loro Relation Works, opere tramite cui scoprire i limiti dell’essere umano. Fra queste, possiamo ricordare AAA-AAA, durante la quale i due...

Lo strano caso del film Contagion...

Nel non poi così lontano 2011, gli appassionati di cinema – e in particolare delle pellicole action thriller a tema pandemia – vennero sorpresi dall’ultima fatica del regista Steven Soderbergh, lo stesso di Out of Sight, Erin Brockovich, Ocean’s Eleven (e sequel) e Solaris: Contagion. Il cast stellare contava – fra gli altri – anche Gwyneth Paltrow (che fa una particina ina ina piuttosto importante), Matt Damon, Jude Law, Kate Winslet, Marion Cotillard, Bryan Cranston e poteva vantare una trama insieme interessante e inquietante, la cui forza dipendeva innanzitutto da un realismo a tratti horror: con tutte queste premesse, la pellicola incassò 135 milioni di dollari in tutto il mondo, mettendo le basi per un nuovo modo di rappresentare scienza, scienziati e medicina al cinema. Nel 2020, a 9 anni dal suo primo successo, il film è tornato di incredibile attualità, rientrando a gennaio nella Top 10 dell’iTunes Movie Rentals, cioè dei film più noleggiati dagli utenti della Mela: a febbraio, è sceso all’undicesimo posto. Come mai? La risposta è semplice: Coronavirus. L’outbreak del Coronavirus ha spinto moltissimi a cercare risposte plausibili e confortanti all’interno delle pellicole dedicate a questo tema: se tanti film sono assolutamente sconsigliati (e anche un po’ pericolosi, se pensiamo che potrebbero scatenare l’effetto contrario), l’idea di riguardare Contagion potrebbe non essere del tutto inutile. I temi messi in campo dalla pellicola sono vari e validi, quasi tutti gli aspetti scientifici sono trattati con attenzione e la rappresentazione di tecnologie, interventi sul campo e organizzazione delle cure è, pur nella drammatizzazione necessaria per dare un significato al film, molto vicina al reale: anche il lato governativo e quello delle ordinanze ufficiali è piuttosto realistico. Ma di cosa parla il film? Contagion segue passo passo il diffondersi di un virus (inventato...

DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH? Feb24

DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH?...

Sembra una domanda banale, ma per gli amanti dello svapo Joyetech rappresenta il marchio numero uno nel mondo delle sigarette elettroniche. L’azienda, nata nel 2007, è stata in grado stare al passo coi tempi venendo incontro a tutte le esigenze dei propri clienti. La tecnologia Joyetech si è sposata con le arti del design e dell’ergonomia, realizzando kit e accessori utili per tutte le tipologie di vapers. Dai tascabili, ai prodotti dedicati al tiro di guancia o di polmone, fino agli articoli studiati appositamente per i beginners e gli advanced, il catalogo dell’azienda non manca mai di stupire con nuove funzionalità. Joyetech segue scrupolosamente la direttiva Europea TDP sui prodotti del tabacco, rispettando tutte le norme che disciplinano la fabbricazione di prodotti correlati al fumo. Tutti i componenti dunque sono tutelati in ottica di sanità pubblica ed economica e rispettano le regole dei paesi in cui vengono distribuiti. Gli stati che importano i prodotti Joyetech, vengono informati tramite un report sanitario, soprattutto per quanto riguarda i test chimici e tossicologici sui liquidi. Per quanto riguarda gli aromi infatti, ogni boccetta segue le conformità previste, come per esempio una concentrazione di nicotina fino al 2% massimo, boccette che contengano non più di 10 ml e a prova di bambino, e il dosaggio delle gocce dal beccuccio che non deve superare le 20 gocce al minuto. Questo marchio è dunque una garanzia di sicurezza per tutti gli svapatori, grazie anche alle elevate prestazioni dei suoi kit. Joyetech infatti è diventato un brand talmente forte da essere in grado di dettare i trend del mercato. Il suo primo prodotto, la Joye 510, aveva già rivoluzionato il modo di concepire le e-cig introducendo un batteria manuale e un’ergonomia tascabile. Nel 2011 l’azienda ha raggiunto l’apice del successo con...

Addio a Kirk Douglas, il duro di Hollywood Feb06

Addio a Kirk Douglas, il duro di Hollywood...

Kirk Douglas non era fatto per le commedie. Ci aveva provato all’inizio della sua carriera, ma si era reso conto subito che quel genere non gli permetteva di utilizzare al meglio le sue caratteristiche e i suoi talenti. Perché Kirk Douglas era un duro, un arrabbiato, uno in lotta col mondo, uno che voleva farcela: i suoi ruoli migliori rispecchiano tutti quest’animo ribelle e un po’ cinico. Nato ad Amsterdam (stato di New York) nel 1916, figlio di una coppia di immigrati ebrei bielorussi, si era laureato in Lettere, si era diplomato all’Accademia Americana di Arte Drammatica a NY, aveva prestato servizio in marina durante la Seconda Guerra Mondiale e poi era tornato a fare teatro. E recitava col suo nome, Issur Danielovitch, o al massimo col suo primo pseudonimo Isadore Demsky. Ma a Broadway quel nome non piaceva, era troppo complicato, così lo aveva cambiato con Kirk – protagonista di un fumetto – e Douglas, il cognome della sua insegnante di dizione: un nome d’arte d’effetto, che ben si accordava con il suo fascino e le sue capacità. Nel ’46 aveva debuttato al cinema con “Lo strano amore di Marta Ivers”, ma poi aveva cambiato orizzonti, buttandosi su ruoli più complessi e tosti, su ruoli anche moralmente ambigui: insomma, su “cattivi” sarcastici e approfittatori, che però sotto sotto nascondevano motivazioni condivisibili. I classici cattivi che non si possono odiare. Il successo vero era arrivato nel 1951 con “L’asso nella manica” di Billy Wilder, film dove Kirk Douglas interpreta un giornalista senza scrupoli e riesce a fare uno dei gesti più iconici della storia del cinema, cioè accendere un fiammifero facendo scattare una macchina da scrivere. Tre anni dopo aveva fondato la sua casa di produzione, la Bryna Productions (dal nome della madre), e...

Candele fai da te: come si fa?...

Le candele fai da te sono semplici da realizzare, belle da vedere e anche utili: oltre a rappresentare un passatempo divertente e non troppo stressante o complesso, possono diventare anche un’ottima idea regalo, oltre che un accessorio d’arredo low cost. Realizzarle in casa è davvero molto semplice e richiede un numero piuttosto basso di “ingredienti”. Vediamoli! Candele fai da te: al centro c’è la cera Come è facile immaginare, le perfette candele fai da te si realizzano con una cera altrettanto perfetta! Sul mercato esistono diverse varianti: c’è chi usa solo la Paraffina, un derivato del petrolio disponibile in scaglie o cubetti trasparenti che rendono la candela particolarmente resistente, chi mixa questo ingrediente con la Stearina, che permetterebbe allo stoppino di continuare a bruciare, e chi – invece – opta per una soluzione 100% naturale, scegliendo la cera d’api. Quest’ultima regala al prodotto finale un colore ambrato e un profumo immediatamente riconoscibile, ma è anche… un po’ più cara! Ecco perché spesso chi ama il fai da te preferisce mescolare questi tre ingredienti, arrivando con l’esperienza alle percentuali ideali per le diverse preferenze ed esigenze. Oltre alla cera, servono poi uno stoppino (in vendita se ne trovano di già tagliati e rivestiti, ma è sempre possibile crearli da zero con il cotone da uncinetto), uno stampo (bucato da entrambi i lati – quindi rimovibile – oppure permanente e decorativo, come una base in vetro o un barattolo), un pentolino dal bordo alto, pastiglie colorate (o pastelli cera) per il colore, essenze e oli per il profumo, un termometro e una pasta sigillante per fermare lo stoppino alla base, come del pongo. Per quanto riguarda gli stampi, è importante che siano termoresistenti: per questo tantissimi usano gli stampini da dolci, perfetti perché caratterizzati anche da...

Scrub labbra fai da te: alcune ricette!...

Lo scrub labbra fai da te è un alleato preziosissimo nel periodo invernale: che sia realizzato con uno, due, tre o più ingredienti naturali e facili da trovare, si tratta solitamente di un prodotto comodo, semplice da conservare e trasportare e davvero utile, capace di proteggere efficacemente una delle zone più sensibili del nostro corpo. Stop a pellicine, graffi e secchezza dovuta alle basse temperature (ma anche allo stress o all’idratazione non sufficiente): ecco alcune ricette perfette per tutti! 1 – Zucchero di canna. Ebbene sì, il primo scrub labbra fai da te si può realizzare… solo con lo zucchero di canna! Basta prenderne una quantità piccola (1 cucchiaino, per esempio) e passarlo con lenti movimenti circolari sulla bocca, avendo cura di non fare troppa pressione. Questo zucchero un po’ più grossolano rispetto al semolato ci aiuterà a rimuovere delicatamente le pellicine, preparando la pelle a un secondo step idratante (per esempio, l’uso di uno stick apposito). 2 – Miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio + alcune gocce di olio di oliva = uno scrub delicato e idratante, da lasciare in posa 3/5 minuti prima del risciacquo. 3 – Zucchero e miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1 goccia (o più) di olio essenziale di vaniglia per uno scrub eccezionale! In base alle preferenze e alle esigenze, è possibile sostituire lo zucchero di canna con la sua versione bianca e la vaniglia con un olio di nostro gusto. 4 – Mandorle dolci. 1 cucchiaino di zucchero di canna (anche in questo caso è possibile preferire lo zucchero semolato fine) + 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci, profumatissimo e idratante! 5 – Cocco. 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1...

Anni 2010: cos’è successo nell’ultimo decennio?...

Un altro decennio sta per finire e – è il caso di dirlo – gli Anni 2010 sono stati davvero ricchi di momenti storici. Dalla musica al cinema, passando per la politica, la scienza e le evoluzioni della società, i dieci anni appena passati ci hanno proposto sfide e trasformazioni, senza risparmiare qualche momento drammatico. Vediamo, allora, cosa ci è successo e prepariamoci a un futuro che si preannuncia frenetico! MUSICA Partiamo da un ambito “semplice”, capace di unire e coinvolgere, di stupire e innovare! 1 – Nel novembre del 2010, i Beatles approdano su iTunes, risolvendo le tensioni degli anni passati, “arrendendosi” al progresso e facendo un bel regalo a tutti i fan, grandi e piccini! 2 – Spotify debutta negli USA nel luglio del 2011, cambiando per sempre il modo di ascoltare la musica: oggi ha circa 248 milioni di utenti. 3 – Aprile 2012. L’ologramma di Tupac infiamma il Coachella, alimentando il sogno di rivedere sul palco alcuni fra i più grandi artisti mai esistiti. Nonostante tutto, pochissimi tour di questo tipo sono davvero partiti (il buon gusto, forse, ha vinto!) 4 – “Gangnam Style” di Psy invade il mondo. È l’inverno del 2012. Il brano mette sotto ai riflettori il panorama musicale coreano e diffonde la “horse dance”… epocale! 5 – Passano pochi mesi e alla prima canzone pop si affianca la novelty song “Harlem Shake” (febbraio 2013), subito protagonista di una serie di video meme che approdano anche fra le celebrità. 6 – Sempre nel 2013 Beyoncé rompe qualsiasi regola e pubblica Lemonade senza annunciarlo: 14 canzoni e 17 video per un visual album che insegna agli altri artisti come sfruttare l’elemento sorpresa per creare ancora più clamore. 7 – Nel settembre 2014 gli U2 fanno arrabbiare un po’...

Arredamento B&B: tre punti da non dimenticare Nov28

Arredamento B&B: tre punti da non dimenticare...

L’arredamento B&B deve essere curato nei minimi dettagli per poter assicurare a tutti i visitatori comodità e funzionalità: chi soggiorna in una struttura ricettiva di questo tipo deve potersi considerare quasi a casa, sentirsi a suo agio, ritrovare in ogni angolo gli accessori più utili. Nonostante l’ampia quantità di elementi che possono essere inseriti in camere e spazi comuni, gli elementi essenziali e fondamentali sono sostanzialmente tre: vediamoli! GLI ACCESSORI Ogni oggetto deve avere un suo significato e deve accordarsi con l’arredo circostante: dal comodino alla sedia, passando per mensole, quadri e appendi abiti… nulla va lasciato al caso! Per questo motivo, meglio evitare l’aggiunta ossessiva di accessori inutili, limitandosi a posizionare oggetti che possono davvero fare la differenza, curandone design e impatto visivo. I visitatori saranno sicuramente e piacevolmente sorpresi dall’attenzione riservata a ogni particolare. IL COLORE Collegato al primo elemento, c’è il secondo. Scegliere una palette di tonalità in accordo fra loro è fondamentale per creare un ambiente accogliente: selezionare la scala perfetta per la nostra struttura può aiutarci a far sembrare ogni spazio più grande, realizzando una particolare atmosfera. In alternativa, è possibile anche scegliere colori a contrasto, ma sempre tenendo conto dell’effetto finale: l’obiettivo è evitare il “pugno in un occhio”, aggiungendo un tocco personale, mai esagerato. LA LUCE Una cattiva illuminazione può rovinare tutto lo sforzo fatto per arredare interni ed esterni: una buona progettazione, invece, valorizza anche la stanza più piccola, impreziosendola! Led, profili, lampadari, abatjour: ogni soluzione cambia la nostra percezione di un ambiente, dando valore estetico con un risvolto funzionale importantissimo. Meglio progettare tutto fin dall’inizio, considerando anche questo elemento spesso dimenticato! L’arredamento di un B&B può creare qualche perplessità e può – in caso di inesperienza – trarre in inganno: meglio contattare dei professionisti, in...

Come allestire uno stand: gli accessori che non possono mancare Nov19

Come allestire uno stand: gli accessori che non possono mancare...

Per allestire uno stand nel modo perfetto e attirare i potenziali clienti senza aggredirli o spaventarli sono necessari alcuni piccoli elementi, fondamentali per perfezionare la propria immagine e per trasmettere efficacemente claim e messaggi. I primi due sono sicuramente educazione e moderazione. Quanti di noi sono scappati davanti a un venditore o un addetto alla comunicazione aziendale un po’ troppo zelante? Quanti di noi hanno perso interesse pochi secondi dopo aver iniziato a dialogare col personale in fiera perché letteralmente investiti da una miriade di dettagli al secondo? Chi sta all’interno di uno stand fieristico deve trasmettere professionalità, sicurezza e tranquillità, deve dare informazioni brevi e utili, deve incuriosire senza confondere: un mestiere difficile, quindi, che può decretare il successo o meno di un evento. Ma non finisce qui. Perché anche l’aspetto di uno stand può attirare o meno visitatori! Come si realizza – quindi – la vetrina perfetta? Ecco alcuni consigli. 1 – Pensare a un allestimento scenografico, caratterizzato da pochi colori forti e riconoscibili (perché magari già associati al brand), che possano far “cascare l’occhio” sul prodotto o sul servizio presentato; 2 – Utilizzare uno slogan breve, che rimanga impresso nella memoria e che possa essere ripetuto durante le presentazioni senza risultare un po’ stucchevole; 3 – Inserire almeno un angolo multimediale, con immagini e video esplicativi. Possono essere molto utili anche monitor touch, schermi interattivi e tablet da lasciare (sempre sotto un minimo di supervisione) ai visitatori interessati; 4 – Creare un’immagine forte e coerente, sfruttando poster, volantini, disegni, penne personalizzate, palloncini, pannelli in pvc espanso pubblicitari, roll up, totem, magliette per il personale ed espositori. Fondamentali sono i biglietti da visita: leggeri, belli da vedere e facili da trasportare! 5 – Preparare dei gadget, magari creando delle vere e proprie...

10 Film che parlano di “orrori” ambientali Ott22

10 Film che parlano di “orrori” ambientali...

Di pellicole post-apocalittiche è piena la cinematografia mondiale: futuri non troppo lontani in cui gli alieni ci controllano (come in Essi Vivono), mondi paralleli nei quali una tremenda epidemia ha decimato la popolazione o ha trasformato la maggioranza in pericolosi esseri mostruosi (come in 28 giorni dopo, Io sono Leggenda, Contagion o L’Esercito delle 12 Scimmie), realtà in cui la tecnologia ha preso il sopravvento (Terminator e Matrix, per citarne due). Ci sono, poi, punti di vista più originali, come quello espresso da Carpenter nel suo iconico 1997: Fuga da New York, dove possiamo vedere un mondo reso invivibile da un aumento del 400% della criminalità. C’è – poi – tutto un filone dedicato ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze su ecosistemi e civiltà: a pochi giorni da Halloween, vediamo 10 Film che parlano di “orrori” ambientali! Dalla guerra nucleare allo scioglimento dei ghiacciai Questa importante e ampia categoria di film include pellicole d’azione, d’avventura e thriller, lungometraggi tradizionali e animazioni: a ciascuno di noi sarà capitato di vedere almeno uno di questi titoli! – THE DAY AFTER TOMORROW: uscito nel 2004, questo film d’azione descrive le conseguenze catastrofiche del surriscaldamento del pianeta. In poche ore, il mondo è costretto ad affrontare il distacco di una parte della banchina dell’Antartide, tempeste, tornati, inondazioni: il tutto sembra presagire una nuova glaciazione. – NAUSICAA nella Valle del Vento: il film d’animazione del maestro Hayao Miyazaki – uscito nel 1984 – descrive una guerra termonucleare di ben sette giorni, capace di devastare quasi completamente il pianeta. I pochi sopravvissuti sono costretti ad affrontare automi biologici, creati dall’uomo e sfuggiti a ogni controllo. – I FIGLI DEGLI UOMINI: questo particolarissimo – affascinante, doloroso – film di fantascienza del 2006 racconta in modo unico le connessioni fra diverse...

The Wilhelm Scream: l’effetto sonoro più famoso! Ott02

The Wilhelm Scream: l’effetto sonoro più famoso!...

Il Wilhelm Scream (o urlo di Wilhelm) è uno degli effetti sonori cinematografici più famosi di sempre: si tratta di un grido maschile acuto, che fa subito pensare che qualcuno stia cadendo o sia stato colpito in modo piuttosto doloroso. Generalmente, viene inserito dai montatori all’interno dei film per sottolineare con un po’ di pathos la morte – spesso spettacolare – di un personaggio. Ma il Wilhelm Scream non è solo una clip sonora aggiunta per enfatizzare un passaggio della trama: è anche, e soprattutto, un inside joke fra esperti di cinema, una specie di sorpresa che tanti appassionati ricercando ogni volta che guardano una nuova pellicola! L’urlo compare la prima volta nel 1951, nel film “Tamburi lontani”: il grido accompagna la morte di un personaggio minore, sbranato da un alligatore. Alcuni anni dopo, Ben Burtt – montatore dalla saga Guerre Stellari – incappa in questo effetto sonoro e se ne innamora: non solo lo inserisce in tutti i film, ma cerca anche di risalire all’autore dell’urlo. Nonostante non ci siano conferme, pare che il padre del Wilhelm Scream (chiamato così in onore di un personaggio del film “L’indiana Bianca” del ’53) sia l’attore e cantante Sheb Wooley. Da quel momento, l’effetto sonoro comincia a circolare e sempre più pellicole lo includono: il suo impatto è talmente forte da fargli guadagnare una diffusione incredibile, anche fra serie tv e videogiochi. La notorietà del grido cresce a dismisura negli anni e l’effetto diventa un vero e proprio Easter Egg: in rete esistono veri e propri elenchi aggiornati giorno per giorno, che includono tutti i titoli in cui è possibile ascoltare la presunta voce di Wooley. Qualche esempio? Avengers: Infinity War, Cars, Up, Juno, District 9, Barbie e la Scarpetta Rosa, Small Soldiers, Primeval (in cui...

Cannock Chase: la foresta dei misteri Set25

Cannock Chase: la foresta dei misteri...

Cannock Chase, foresta inglese romantica e misteriosa, è solo una delle numerose aree verdi infestate: pensate a Hoia Baciu o alla foresta dei suicidi in Giappone… luoghi macabri sono sparsi davvero ovunque.  La storia inquietante di Cannock Chase inizia, però, da un fatto di cronaca davvero terribile: i tre omicidi A34. L’1 dicembre del 1964, Julia Taylor, 9 anni, sta camminando per la strada, quando uno strano uomo su un’auto le offre un passaggio: dice di essere un amico della madre e Julia non ha motivo di credere diversamente. Accetta il passaggio, senza poter immaginare le conseguenze. Il giorno dopo un ciclista la ritrova vicino alla foresta di Cannock Chase, agonizzante ma viva. L’8 settembre del 1965, Margaret Reynolds (6 anni) sparisce dalla scuola; pochi mesi dopo – il 30 dicembre – a sparire lungo il tragitto per raggiungere casa della nonna è Diana Joy Tift, di 5 anni. Nonostante l’enorme dispiegamento di forze e uomini, nessuna delle due viene ritrovata. Il 19 agosto del 1967, Christine Darby (7 anni) accetta un passaggio da uno sconosciuto: un soldato ritrova il suo corpo martoriato tre giorni dopo, poco lontano da Cannock Chase. Il 4 novembre del 1968, a scampare alle attenzioni di uno strano individuo è Margaret Aulton: sta per accettare un passaggio in macchina, quando le forze dell’ordine – avvertite da un 18enne che sta osservando la scena – fermano il guidatore. Seduto sulla sua Ford Corsair verde e bianca c’è Raymond Leslie Morris: viene accusato dei rapimenti e degli omicidi e, nonostante neghi con forza la sua colpevolezza, Julia – la prima vittima fortunatamente sopravvissuta – lo riconosce ufficialmente durante il processo. Morris viene condannato all’ergastolo: è morto nel 2014, a 84 anni. In corrispondenza alle sparizioni, e poi alla morte di Morris,...