DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH? Feb24

DOVE ACQUISTARE I PRODOTTI JOYETECH?...

Sembra una domanda banale, ma per gli amanti dello svapo Joyetech rappresenta il marchio numero uno nel mondo delle sigarette elettroniche. L’azienda, nata nel 2007, è stata in grado stare al passo coi tempi venendo incontro a tutte le esigenze dei propri clienti. La tecnologia Joyetech si è sposata con le arti del design e dell’ergonomia, realizzando kit e accessori utili per tutte le tipologie di vapers. Dai tascabili, ai prodotti dedicati al tiro di guancia o di polmone, fino agli articoli studiati appositamente per i beginners e gli advanced, il catalogo dell’azienda non manca mai di stupire con nuove funzionalità. Joyetech segue scrupolosamente la direttiva Europea TDP sui prodotti del tabacco, rispettando tutte le norme che disciplinano la fabbricazione di prodotti correlati al fumo. Tutti i componenti dunque sono tutelati in ottica di sanità pubblica ed economica e rispettano le regole dei paesi in cui vengono distribuiti. Gli stati che importano i prodotti Joyetech, vengono informati tramite un report sanitario, soprattutto per quanto riguarda i test chimici e tossicologici sui liquidi. Per quanto riguarda gli aromi infatti, ogni boccetta segue le conformità previste, come per esempio una concentrazione di nicotina fino al 2% massimo, boccette che contengano non più di 10 ml e a prova di bambino, e il dosaggio delle gocce dal beccuccio che non deve superare le 20 gocce al minuto. Questo marchio è dunque una garanzia di sicurezza per tutti gli svapatori, grazie anche alle elevate prestazioni dei suoi kit. Joyetech infatti è diventato un brand talmente forte da essere in grado di dettare i trend del mercato. Il suo primo prodotto, la Joye 510, aveva già rivoluzionato il modo di concepire le e-cig introducendo un batteria manuale e un’ergonomia tascabile. Nel 2011 l’azienda ha raggiunto l’apice del successo con...

Addio a Kirk Douglas, il duro di Hollywood Feb06

Addio a Kirk Douglas, il duro di Hollywood...

Kirk Douglas non era fatto per le commedie. Ci aveva provato all’inizio della sua carriera, ma si era reso conto subito che quel genere non gli permetteva di utilizzare al meglio le sue caratteristiche e i suoi talenti. Perché Kirk Douglas era un duro, un arrabbiato, uno in lotta col mondo, uno che voleva farcela: i suoi ruoli migliori rispecchiano tutti quest’animo ribelle e un po’ cinico. Nato ad Amsterdam (stato di New York) nel 1916, figlio di una coppia di immigrati ebrei bielorussi, si era laureato in Lettere, si era diplomato all’Accademia Americana di Arte Drammatica a NY, aveva prestato servizio in marina durante la Seconda Guerra Mondiale e poi era tornato a fare teatro. E recitava col suo nome, Issur Danielovitch, o al massimo col suo primo pseudonimo Isadore Demsky. Ma a Broadway quel nome non piaceva, era troppo complicato, così lo aveva cambiato con Kirk – protagonista di un fumetto – e Douglas, il cognome della sua insegnante di dizione: un nome d’arte d’effetto, che ben si accordava con il suo fascino e le sue capacità. Nel ’46 aveva debuttato al cinema con “Lo strano amore di Marta Ivers”, ma poi aveva cambiato orizzonti, buttandosi su ruoli più complessi e tosti, su ruoli anche moralmente ambigui: insomma, su “cattivi” sarcastici e approfittatori, che però sotto sotto nascondevano motivazioni condivisibili. I classici cattivi che non si possono odiare. Il successo vero era arrivato nel 1951 con “L’asso nella manica” di Billy Wilder, film dove Kirk Douglas interpreta un giornalista senza scrupoli e riesce a fare uno dei gesti più iconici della storia del cinema, cioè accendere un fiammifero facendo scattare una macchina da scrivere. Tre anni dopo aveva fondato la sua casa di produzione, la Bryna Productions (dal nome della madre), e...

Candele fai da te: come si fa?...

Le candele fai da te sono semplici da realizzare, belle da vedere e anche utili: oltre a rappresentare un passatempo divertente e non troppo stressante o complesso, possono diventare anche un’ottima idea regalo, oltre che un accessorio d’arredo low cost. Realizzarle in casa è davvero molto semplice e richiede un numero piuttosto basso di “ingredienti”. Vediamoli! Candele fai da te: al centro c’è la cera Come è facile immaginare, le perfette candele fai da te si realizzano con una cera altrettanto perfetta! Sul mercato esistono diverse varianti: c’è chi usa solo la Paraffina, un derivato del petrolio disponibile in scaglie o cubetti trasparenti che rendono la candela particolarmente resistente, chi mixa questo ingrediente con la Stearina, che permetterebbe allo stoppino di continuare a bruciare, e chi – invece – opta per una soluzione 100% naturale, scegliendo la cera d’api. Quest’ultima regala al prodotto finale un colore ambrato e un profumo immediatamente riconoscibile, ma è anche… un po’ più cara! Ecco perché spesso chi ama il fai da te preferisce mescolare questi tre ingredienti, arrivando con l’esperienza alle percentuali ideali per le diverse preferenze ed esigenze. Oltre alla cera, servono poi uno stoppino (in vendita se ne trovano di già tagliati e rivestiti, ma è sempre possibile crearli da zero con il cotone da uncinetto), uno stampo (bucato da entrambi i lati – quindi rimovibile – oppure permanente e decorativo, come una base in vetro o un barattolo), un pentolino dal bordo alto, pastiglie colorate (o pastelli cera) per il colore, essenze e oli per il profumo, un termometro e una pasta sigillante per fermare lo stoppino alla base, come del pongo. Per quanto riguarda gli stampi, è importante che siano termoresistenti: per questo tantissimi usano gli stampini da dolci, perfetti perché caratterizzati anche da...

Scrub labbra fai da te: alcune ricette!...

Lo scrub labbra fai da te è un alleato preziosissimo nel periodo invernale: che sia realizzato con uno, due, tre o più ingredienti naturali e facili da trovare, si tratta solitamente di un prodotto comodo, semplice da conservare e trasportare e davvero utile, capace di proteggere efficacemente una delle zone più sensibili del nostro corpo. Stop a pellicine, graffi e secchezza dovuta alle basse temperature (ma anche allo stress o all’idratazione non sufficiente): ecco alcune ricette perfette per tutti! 1 – Zucchero di canna. Ebbene sì, il primo scrub labbra fai da te si può realizzare… solo con lo zucchero di canna! Basta prenderne una quantità piccola (1 cucchiaino, per esempio) e passarlo con lenti movimenti circolari sulla bocca, avendo cura di non fare troppa pressione. Questo zucchero un po’ più grossolano rispetto al semolato ci aiuterà a rimuovere delicatamente le pellicine, preparando la pelle a un secondo step idratante (per esempio, l’uso di uno stick apposito). 2 – Miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio + alcune gocce di olio di oliva = uno scrub delicato e idratante, da lasciare in posa 3/5 minuti prima del risciacquo. 3 – Zucchero e miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1 goccia (o più) di olio essenziale di vaniglia per uno scrub eccezionale! In base alle preferenze e alle esigenze, è possibile sostituire lo zucchero di canna con la sua versione bianca e la vaniglia con un olio di nostro gusto. 4 – Mandorle dolci. 1 cucchiaino di zucchero di canna (anche in questo caso è possibile preferire lo zucchero semolato fine) + 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci, profumatissimo e idratante! 5 – Cocco. 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1...

Anni 2010: cos’è successo nell’ultimo decennio?...

Un altro decennio sta per finire e – è il caso di dirlo – gli Anni 2010 sono stati davvero ricchi di momenti storici. Dalla musica al cinema, passando per la politica, la scienza e le evoluzioni della società, i dieci anni appena passati ci hanno proposto sfide e trasformazioni, senza risparmiare qualche momento drammatico. Vediamo, allora, cosa ci è successo e prepariamoci a un futuro che si preannuncia frenetico! MUSICA Partiamo da un ambito “semplice”, capace di unire e coinvolgere, di stupire e innovare! 1 – Nel novembre del 2010, i Beatles approdano su iTunes, risolvendo le tensioni degli anni passati, “arrendendosi” al progresso e facendo un bel regalo a tutti i fan, grandi e piccini! 2 – Spotify debutta negli USA nel luglio del 2011, cambiando per sempre il modo di ascoltare la musica: oggi ha circa 248 milioni di utenti. 3 – Aprile 2012. L’ologramma di Tupac infiamma il Coachella, alimentando il sogno di rivedere sul palco alcuni fra i più grandi artisti mai esistiti. Nonostante tutto, pochissimi tour di questo tipo sono davvero partiti (il buon gusto, forse, ha vinto!) 4 – “Gangnam Style” di Psy invade il mondo. È l’inverno del 2012. Il brano mette sotto ai riflettori il panorama musicale coreano e diffonde la “horse dance”… epocale! 5 – Passano pochi mesi e alla prima canzone pop si affianca la novelty song “Harlem Shake” (febbraio 2013), subito protagonista di una serie di video meme che approdano anche fra le celebrità. 6 – Sempre nel 2013 Beyoncé rompe qualsiasi regola e pubblica Lemonade senza annunciarlo: 14 canzoni e 17 video per un visual album che insegna agli altri artisti come sfruttare l’elemento sorpresa per creare ancora più clamore. 7 – Nel settembre 2014 gli U2 fanno arrabbiare un po’...

Arredamento B&B: tre punti da non dimenticare Nov28

Arredamento B&B: tre punti da non dimenticare...

L’arredamento B&B deve essere curato nei minimi dettagli per poter assicurare a tutti i visitatori comodità e funzionalità: chi soggiorna in una struttura ricettiva di questo tipo deve potersi considerare quasi a casa, sentirsi a suo agio, ritrovare in ogni angolo gli accessori più utili. Nonostante l’ampia quantità di elementi che possono essere inseriti in camere e spazi comuni, gli elementi essenziali e fondamentali sono sostanzialmente tre: vediamoli! GLI ACCESSORI Ogni oggetto deve avere un suo significato e deve accordarsi con l’arredo circostante: dal comodino alla sedia, passando per mensole, quadri e appendi abiti… nulla va lasciato al caso! Per questo motivo, meglio evitare l’aggiunta ossessiva di accessori inutili, limitandosi a posizionare oggetti che possono davvero fare la differenza, curandone design e impatto visivo. I visitatori saranno sicuramente e piacevolmente sorpresi dall’attenzione riservata a ogni particolare. IL COLORE Collegato al primo elemento, c’è il secondo. Scegliere una palette di tonalità in accordo fra loro è fondamentale per creare un ambiente accogliente: selezionare la scala perfetta per la nostra struttura può aiutarci a far sembrare ogni spazio più grande, realizzando una particolare atmosfera. In alternativa, è possibile anche scegliere colori a contrasto, ma sempre tenendo conto dell’effetto finale: l’obiettivo è evitare il “pugno in un occhio”, aggiungendo un tocco personale, mai esagerato. LA LUCE Una cattiva illuminazione può rovinare tutto lo sforzo fatto per arredare interni ed esterni: una buona progettazione, invece, valorizza anche la stanza più piccola, impreziosendola! Led, profili, lampadari, abatjour: ogni soluzione cambia la nostra percezione di un ambiente, dando valore estetico con un risvolto funzionale importantissimo. Meglio progettare tutto fin dall’inizio, considerando anche questo elemento spesso dimenticato! L’arredamento di un B&B può creare qualche perplessità e può – in caso di inesperienza – trarre in inganno: meglio contattare dei professionisti, in...

Come allestire uno stand: gli accessori che non possono mancare Nov19

Come allestire uno stand: gli accessori che non possono mancare...

Per allestire uno stand nel modo perfetto e attirare i potenziali clienti senza aggredirli o spaventarli sono necessari alcuni piccoli elementi, fondamentali per perfezionare la propria immagine e per trasmettere efficacemente claim e messaggi. I primi due sono sicuramente educazione e moderazione. Quanti di noi sono scappati davanti a un venditore o un addetto alla comunicazione aziendale un po’ troppo zelante? Quanti di noi hanno perso interesse pochi secondi dopo aver iniziato a dialogare col personale in fiera perché letteralmente investiti da una miriade di dettagli al secondo? Chi sta all’interno di uno stand fieristico deve trasmettere professionalità, sicurezza e tranquillità, deve dare informazioni brevi e utili, deve incuriosire senza confondere: un mestiere difficile, quindi, che può decretare il successo o meno di un evento. Ma non finisce qui. Perché anche l’aspetto di uno stand può attirare o meno visitatori! Come si realizza – quindi – la vetrina perfetta? Ecco alcuni consigli. 1 – Pensare a un allestimento scenografico, caratterizzato da pochi colori forti e riconoscibili (perché magari già associati al brand), che possano far “cascare l’occhio” sul prodotto o sul servizio presentato; 2 – Utilizzare uno slogan breve, che rimanga impresso nella memoria e che possa essere ripetuto durante le presentazioni senza risultare un po’ stucchevole; 3 – Inserire almeno un angolo multimediale, con immagini e video esplicativi. Possono essere molto utili anche monitor touch, schermi interattivi e tablet da lasciare (sempre sotto un minimo di supervisione) ai visitatori interessati; 4 – Creare un’immagine forte e coerente, sfruttando poster, volantini, disegni, penne personalizzate, palloncini, pannelli in pvc espanso pubblicitari, roll up, totem, magliette per il personale ed espositori. Fondamentali sono i biglietti da visita: leggeri, belli da vedere e facili da trasportare! 5 – Preparare dei gadget, magari creando delle vere e proprie...

10 Film che parlano di “orrori” ambientali Ott22

10 Film che parlano di “orrori” ambientali...

Di pellicole post-apocalittiche è piena la cinematografia mondiale: futuri non troppo lontani in cui gli alieni ci controllano (come in Essi Vivono), mondi paralleli nei quali una tremenda epidemia ha decimato la popolazione o ha trasformato la maggioranza in pericolosi esseri mostruosi (come in 28 giorni dopo, Io sono Leggenda, Contagion o L’Esercito delle 12 Scimmie), realtà in cui la tecnologia ha preso il sopravvento (Terminator e Matrix, per citarne due). Ci sono, poi, punti di vista più originali, come quello espresso da Carpenter nel suo iconico 1997: Fuga da New York, dove possiamo vedere un mondo reso invivibile da un aumento del 400% della criminalità. C’è – poi – tutto un filone dedicato ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze su ecosistemi e civiltà: a pochi giorni da Halloween, vediamo 10 Film che parlano di “orrori” ambientali! Dalla guerra nucleare allo scioglimento dei ghiacciai Questa importante e ampia categoria di film include pellicole d’azione, d’avventura e thriller, lungometraggi tradizionali e animazioni: a ciascuno di noi sarà capitato di vedere almeno uno di questi titoli! – THE DAY AFTER TOMORROW: uscito nel 2004, questo film d’azione descrive le conseguenze catastrofiche del surriscaldamento del pianeta. In poche ore, il mondo è costretto ad affrontare il distacco di una parte della banchina dell’Antartide, tempeste, tornati, inondazioni: il tutto sembra presagire una nuova glaciazione. – NAUSICAA nella Valle del Vento: il film d’animazione del maestro Hayao Miyazaki – uscito nel 1984 – descrive una guerra termonucleare di ben sette giorni, capace di devastare quasi completamente il pianeta. I pochi sopravvissuti sono costretti ad affrontare automi biologici, creati dall’uomo e sfuggiti a ogni controllo. – I FIGLI DEGLI UOMINI: questo particolarissimo – affascinante, doloroso – film di fantascienza del 2006 racconta in modo unico le connessioni fra diverse...

The Wilhelm Scream: l’effetto sonoro più famoso! Ott02

The Wilhelm Scream: l’effetto sonoro più famoso!...

Il Wilhelm Scream (o urlo di Wilhelm) è uno degli effetti sonori cinematografici più famosi di sempre: si tratta di un grido maschile acuto, che fa subito pensare che qualcuno stia cadendo o sia stato colpito in modo piuttosto doloroso. Generalmente, viene inserito dai montatori all’interno dei film per sottolineare con un po’ di pathos la morte – spesso spettacolare – di un personaggio. Ma il Wilhelm Scream non è solo una clip sonora aggiunta per enfatizzare un passaggio della trama: è anche, e soprattutto, un inside joke fra esperti di cinema, una specie di sorpresa che tanti appassionati ricercando ogni volta che guardano una nuova pellicola! L’urlo compare la prima volta nel 1951, nel film “Tamburi lontani”: il grido accompagna la morte di un personaggio minore, sbranato da un alligatore. Alcuni anni dopo, Ben Burtt – montatore dalla saga Guerre Stellari – incappa in questo effetto sonoro e se ne innamora: non solo lo inserisce in tutti i film, ma cerca anche di risalire all’autore dell’urlo. Nonostante non ci siano conferme, pare che il padre del Wilhelm Scream (chiamato così in onore di un personaggio del film “L’indiana Bianca” del ’53) sia l’attore e cantante Sheb Wooley. Da quel momento, l’effetto sonoro comincia a circolare e sempre più pellicole lo includono: il suo impatto è talmente forte da fargli guadagnare una diffusione incredibile, anche fra serie tv e videogiochi. La notorietà del grido cresce a dismisura negli anni e l’effetto diventa un vero e proprio Easter Egg: in rete esistono veri e propri elenchi aggiornati giorno per giorno, che includono tutti i titoli in cui è possibile ascoltare la presunta voce di Wooley. Qualche esempio? Avengers: Infinity War, Cars, Up, Juno, District 9, Barbie e la Scarpetta Rosa, Small Soldiers, Primeval (in cui...

Cannock Chase: la foresta dei misteri Set25

Cannock Chase: la foresta dei misteri...

Cannock Chase, foresta inglese romantica e misteriosa, è solo una delle numerose aree verdi infestate: pensate a Hoia Baciu o alla foresta dei suicidi in Giappone… luoghi macabri sono sparsi davvero ovunque.  La storia inquietante di Cannock Chase inizia, però, da un fatto di cronaca davvero terribile: i tre omicidi A34. L’1 dicembre del 1964, Julia Taylor, 9 anni, sta camminando per la strada, quando uno strano uomo su un’auto le offre un passaggio: dice di essere un amico della madre e Julia non ha motivo di credere diversamente. Accetta il passaggio, senza poter immaginare le conseguenze. Il giorno dopo un ciclista la ritrova vicino alla foresta di Cannock Chase, agonizzante ma viva. L’8 settembre del 1965, Margaret Reynolds (6 anni) sparisce dalla scuola; pochi mesi dopo – il 30 dicembre – a sparire lungo il tragitto per raggiungere casa della nonna è Diana Joy Tift, di 5 anni. Nonostante l’enorme dispiegamento di forze e uomini, nessuna delle due viene ritrovata. Il 19 agosto del 1967, Christine Darby (7 anni) accetta un passaggio da uno sconosciuto: un soldato ritrova il suo corpo martoriato tre giorni dopo, poco lontano da Cannock Chase. Il 4 novembre del 1968, a scampare alle attenzioni di uno strano individuo è Margaret Aulton: sta per accettare un passaggio in macchina, quando le forze dell’ordine – avvertite da un 18enne che sta osservando la scena – fermano il guidatore. Seduto sulla sua Ford Corsair verde e bianca c’è Raymond Leslie Morris: viene accusato dei rapimenti e degli omicidi e, nonostante neghi con forza la sua colpevolezza, Julia – la prima vittima fortunatamente sopravvissuta – lo riconosce ufficialmente durante il processo. Morris viene condannato all’ergastolo: è morto nel 2014, a 84 anni. In corrispondenza alle sparizioni, e poi alla morte di Morris,...

Gaetano Scirea: i miti del calcio che restano nella storia Set03

Gaetano Scirea: i miti del calcio che restano nella storia...

Il 3 settembre del 1989 moriva in un incidente stradale Gaetano Scirea, colonna della Juve e icona del buon calcio, dello sport interpretato con eleganza e misura, dei valori che vanno oltre il campo e arrivano alla vita di tutti i giorni. Gai è entrato nella storia per il suo talento, per la sua moderazione, anche per la sua scomparsa prematura e inaccettabile: purtroppo, non è stato il solo ad andarsene troppo presto. Con lui, ci sono tantissimi sportivi indimenticabili: il Torino scomparso a Superga, lo United colpito dal disastro aereo di Monaco, più recentemente Davide Astori, Piermario Morosini… Oggi vogliamo parlare di quattro campioni, che hanno cambiato questo sport e sono rimasti nel cuore di tutti i tifosi.   GAETANO SCIREA Nasce nel 1953 e si fa largo nel mondo del pallone diventando uno dei migliori interpreti nella storia di questa disciplina: insieme a Zoff, Cabrini e Gentile dà vita a una delle linee difensive più forti mai esistite e, come capitano, guida la sua Juventus dal 1984 al 1988. Scirea è corretto, elegante, non alza mai la voce, non si abbandona a gesti di stizza, non perde mai la calma e fa di tutto per contenere compagni e avversari: nella sua carriera non viene mai espulso, un fatto quasi unico se si considera il suo ruolo di difensore. È il primo giocatore a vincere tutte le principali competizioni UEFA, diventa campione del mondo nel 1982 e per tantissimi anni detiene imbattuto il record di presenze con la Juve: 552 apparizioni. Nel 1989, finita la meravigliosa carriera sul campo, inizia il suo percorso come allenatore, in collaborazione con Zoff: per questo motivo, a settembre si reca in Polonia per visionare la squadra che a breve avrebbe dovuto incontrare la Juventus in Coppa UEFA,...

Fake News: Marte grande come la Luna? Purtroppo no!...

Il 27 agosto del 2003, una piccola incomprensione ha generato una vera e propria Fake News, che si è ingrandita e modificata fino ad arrivare a oggi. Cosa dice questa popolarissima bufala? Che stasera Marte comparirà nel cielo e sarà grande quanto la Luna! Ecco, purtroppo non sarà così. Purtroppo, perché – ammettiamolo – sarebbe bellissimo, romantico, emozionante! Ma invece Marte sarà sempre Marte e non potremo confonderlo con il nostro satellite. Come siamo arrivati fino a qui? 16 anni fa Marte di è trovato alla minima distanza dalla Terra (a meno di 60 MILIONI di chilometri): non vuol dire che fosse gigante, non vuol dire che fosse grande quanto la Luna e nemmeno che questo ”evento” potesse ripetersi. O meglio, si ripeterà nel 2287, ma il Pianeta Rosso sarà per noi sempre delle stesse dimensioni. Più semplicemente, significava che con un adeguato strumento di osservazione, Marte sarebbe stato quanto la Luna, vista dalla Terra A OCCHIO NUDO. La comunicazione – però – è stata decisamente mal interpretata e ora, ogni 22 mesi, ci troviamo a doverla smentire da capo. Piccola nota: PER FORTUNA, Marte non è grande quanto la Luna. Con le sue dimensioni e la gravità rischierebbe davvero di causare seri danni al nostro...

Robert the Doll e Annabelle: bambole maledette e musei dell’orrore Ago07

Robert the Doll e Annabelle: bambole maledette e musei dell’orrore...

Cinema e leggende urbane hanno più di una cosa in comune: fra queste, la trasformazione di bambole e bambolotti in oggetti magici, maledetti, spaventosi. Che si tratti di costosissimi modelli in porcellana, pupazzi cuciti a mano del secolo scorso o giocattoli super moderni e accessoriati, ognuno di loro può nascondere un segreto, un’anima perversa capace di tormentare la vita di chi li possiede, anche solo per un momento. Parlando di fortunate serie horror è impossibile non pensare a Chucky la bambola assassina, ma negli ultimi anni il cinema ha trovato una nuova protagonista, la cui storia è ispirata a fatti realmente accaduti: si tratta di Annabelle. Annabelle è una Raggedy Ann, una bambola dai capelli rossi e dal viso amichevole: nei film è sempre un po’ inquietante, le sue espressioni sono poco convincenti e non si fatica affatto a ritenerla posseduta da forze maligne. Il modello reale, regalato nel 1968 a una studentessa che si preparava a diventare infermiera, è molto più innocuo, tenero e simpatico: è la classica bambola di pezza che potrebbe fare un figurone in qualsiasi cameretta per bambini. Peccato che il suo comportamento fosse alquanto bizzarro, per non dire davvero terrificante: spostamenti, voci, risate…. la studentessa e il suo inquilino, spaventati a morte, decisero di chiamare un medium immediatamente. Il verdetto? All’interno del giocattolo si trovava (e apparentemente si trova) lo spirito di una ragazza deceduta. Il nome è – manco a dirlo – Annabelle. Cosa fare a questo punto? Più o meno quello che succede nei film. I due contattarono Ed e Lorraine Warren, la coppia esperta dell’occulto, i quali – dopo aver confermato il sospetto del primo medium – si portarono via la bambola, per esporla al loro The Warrens’ Occult Museum a Monroe, Connecticut. I più cinici...

Serie TV: 5 episodi che hanno cambiato la storia...

Le serie tv – anzi, le “serie” e basta, considerato che la maggior parte dei prodotti degli ultimi anni oggi vengono guardati tramite servizi streaming come Netflix o Amazon Prime – sono la grande rivelazione dell’ultimo periodo: alcuni titoli davvero importanti, però, sono molto più vecchi e, nonostante i diversi metodi di fruizione, hanno fatto la storia fra colpi di scena, rivelazioni, cliffhanger senza pietà. Ma fra tutti, quali episodi hanno modificato questo mezzo di comunicazione e intrattenimento per sempre? Eccone cinque! 1 – Buffy The Vampire Slayer. “The Body”: un episodio diverso da ogni altro, perché termina con la morte – improvvisa e inspiegabile – della madre della protagonista. La scena è cruda, realistica, dolorosa, priva di musica: rispecchia alla perfezione il vuoto che si prova per una perdita del genere. Gli elementi magici sono messi da parte, non ci sono combattimenti, non c’è nulla da fare: chi ha avuto il privilegio di vedere la scena in prima tv sicuramente la ricorda ancora oggi! 2 – Game of Thrones, “Baelor”: la morte di un personaggio ormai non è più una gran notizia. Anzi, per alcune serie tv sembra quasi che una morte strategica possa servire a rialzare gli ascolti dopo qualche annata non troppo fortunata. Ma come la mettiamo con la morte del protagonista al termine della prima stagione? È quello che succede nel Trono di Spade: lo stupore generato nel pubblico – almeno fra quelli che non avevano letto i libri – è, ad oggi, quasi imbattuto (forse superato solo dalle Nozze Rosse, pochi episodi dopo). 3 – Ellen, “The Puppy Episode”: cioè, l’episodio in cui Ellen DeGeneres fa ufficialmente coming out, cambiando per sempre la storia della televisione e quella della rappresentazione della comunità LGBT in televisione. Il percorso non è...

Earth Overshoot Day: #MOVETHEDATE! Lug29

Earth Overshoot Day: #MOVETHEDATE!...

Il 29 luglio 2019 è ufficialmente l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui la nostra domanda di risorse rinnovabili (fra cui, acqua, cibo e assorbimento dell’anidride carbonica) supera la capacità del nostro pianeta di rigenerare queste stesse risorse nell’anno: in poche parole, superiamo la Biocapacità Globale, iniziando a consumare le risorse del futuro. Si tratta di alberi, specie animali, aria che la Terra non potrà sostituire e riprodurre. La Global Footprint Network si è dedicata all’argomento, aprendo anche il sito www.overshootday.org: gli approfondimenti pubblicati permettono di consultare online i dati di ogni singolo paese, ripercorrendo le tappe dello sviluppo e del consumo di ogni continente, ma anche di calcolare la propria impronta ecologica, cioè l’impatto che ognuno di noi ha sul pianeta. Secondo le stime, l’Italia ha raggiunto il suo Earth Overshoot Day già il 15 maggio: ci servirebbe il corrispondente di 4,7 volte quanto prodotto dal nostro paese per sostenere i nostri ritmi senza impattare sulla Terra. La media mondiale non è migliore: consumiamo come se avessimo a disposizione 1,75 pianeti. Ma ne abbiamo uno soltanto. A causare la maggior parte dei problemi è il costante aumento delle emissioni di CO2 (il 60% delle risorse utilizzate sono proprio le “richieste di natura”, necessarie per assorbire l’anidride carbonica), ma contano anche produzione di cibo, crescita delle città, aumento della popolazione globale. Cosa possiamo fare in proposito? Le soluzioni avanzate dalla Global Footprint Network sono molte e interessanti: entro il 2050, l’80% degli abitanti della Terra risiederà in città: city planning e strategie per lo sviluppo urbano sono fondamentali per salvaguardare il territorio; la decarbonizzazione progressiva delle attività porterebbe a un miglioramento – fra gli altri – dell’aria che respiriamo; preferire cibi locali e diminuire il consumo di prodotti lavorati (ad esempio, i cereali...

Number Stations: i messaggi segreti viaggiano in radio?...

L’ultima stagione di Stranger Things ha riproposto un grande classico cinematografico degli anni ’80, decennio in cui il confronto e le rivalità fra USA e URSS hanno fatto da sfondo a quasi tutti i lungometraggi action, dai più ai meno trash: spionaggio via radio, realizzato con messaggi cifrati che viaggiano su onde corte. Frasi all’apparenza senza senso, che possono essere decifrate solo dai destinatari designati… più o meno. Insomma, nei film questi messaggi vengono sempre compresi senza troppi problemi, ma stiamo pur sempre parlando di Hollywood! Nel mondo reale, però, esistono dei canali radio accusati ripetutamente di essere mezzi di comunicazione fra e per spie: si tratta delle Number Stations. Le Number Stations sono trasmissioni in onde corte, difficilissime da localizzare e capaci di raggiungere quasi ogni punto del pianeta: non hanno bisogno di ripetitori, perché è lo strato più alto dell’atmosfera a rifletterle e propagarle. La loro natura le rende perfette per l’invio di messaggi, avvisi e ordini: possono essere captate da normalissime radio, ma non prevedono – o sostengono – una interazione. A renderle così interessanti, però, è il tipo di codici trasmessi. Le stazioni, infatti, si possono dividere in quattor gruppi: – Number Stations in fonia, caratterizzate da voci reali o sintetizzate che pronunciano in sequenza numeri, parole o lettere dell’alfabeto fonetico. Le voci sono solitamente femminili (meno di frequente maschili o addirittura infantili) e possono utilizzare diverse lingue: le più comuni sono spagnolo e inglese, ma non mancano francese, italiano e lingue slave; – Number Stations in codice morse; – Number Stations con suoni all’apparenza privi di significato (sono dette anche Noise Stations); – Number Stations con nastri musicali trasmessi al contrario. Ogni trasmissione viene preceduta da un suono iniziale, da un brano musicale, da una parola nota e termina...

Perché i bambini medievali sono così brutti?...

Ci avrete pensato sicuramente anche voi, almeno una volta: visitando un museo, camminando in una chiesa, sfogliando un libro di storia dell’arte… ma perché i bambini medievali sono così brutti? L’arte di quel periodo – attenzione – è meravigliosa, è espressione di un importante periodo storico ed è fondamentale per comprendere tutto ciò che è venuto dopo, però… sono davvero brutti! Sembrano uomini anziani, però piccoli. Alcuni hanno persino la pelata! Ecco, se anche voi vi siete fatti questa domanda fondamentale e avete cercato una risposta a quello che è un dubbio che può tormentare anche i più razionali fra noi, sappiate che una risposta c’è! Phil Edwards ha scritto un articolo molto divertente per Vox e, dopo aver intervistato il professore di storia dell’arte Matthew Averett, ha capito che è tutto intenzionale: i bimbi brutti dovevano essere brutti. Le motivazioni sono, in realtà, molto più semplici di quanto si possa pensare: gli artisti medievali sapevano disegnare benissimo e avevano tutti gli strumenti per farlo seguendo i canoni che conosciamo oggi. Ma nel Medioevo il realismo non era poi così importante: ad essere importante era la dimensione simbolica. Gesù, che è poi il protagonista principale delle opere del tempo, è – infatti – un HOMUNCULUS, cioè un “piccolo uomo”. Gesù è compiuto, è formato, è già perfetto e, anche da bambino, riflette già ciò che sarà il Gesù adulto. Non è, cioè, un bambino come gli altri, ed ecco perché le sue fattezze sono già quelle di un uomo, solo più basso. Gli artisti medievali si rifacevano a vere e proprie convenzioni, a metodi comuni per raffigurare i soggetti religiosi e questo spiega anche perché alcune opere di pittori diversi si assomiglino molto fra loro. Questo stile – scelto e diffuso consapevolmente – arrivò...

Le organizzazioni e la rivoluzione digitale...

Le imprese stanno attraversando cambiamenti radicali, in questa epoca di innovazioni continue. La struttura del lavoro è mutata e con essa anche i processi che la caratterizzano. La globalizzazione dei mercati, la crisi economica e la competizione elevata hanno determinato la necessità di nuove strategie. Se da un lato le esigenze delle aziende sono immutate, le singole persone invece hanno bisogno di avere nuove conoscenze individuali. La learning organization ha maturato l’esigenza di sviluppare un apprendimento che non sia lontano dal mondo del lavoro ma che muova con esso, che sia personalizzato ed efficiente e che miri a conferire delle competenze trasversali alle persone. La principale risorsa economica è, e sempre sarà, la conoscenza dei soggetti. Al di là delle organizzazioni sono gli scenari che vengono creati a generare profitti. In Italia forse adesso si intravede l’esigenza di attuare una politica anticrisi che non sia indirizzata unicamente sotto il profilo professionale ma che individui i punti chiave dell’esigenza più importante. Le aziende non possono andare avanti con prodotti pre-confezionati, questo non avrebbe senso per l’ottimizzazione delle risorse. Proprio per tale motivo si è posta l’esigenza di nuovi strumenti atti a verificare le competenze del personale, al fine di migliorarle e adeguarle a standard qualitativi di un certo tipo. La conoscenza rappresenta il vero cambiamento, la leva strategica per realizzare nuovi sviluppi professionali. I nuovi processi di formazione devono necessariamente includere: Digitalizzazione dei contenuti, presentati in formati più accattivanti e stimolanti, che consentano una fruizione diversificata, seguendo le nuove linee guida; Tecniche per aumentare il coinvolgimento emotivo dei partecipanti; Piattaforme idonee all’apprendimento collaborativo In questo senso è molto utile l’utilizzo della Gamification, ovvero l’inserimento di chiavi emozionali che aiutino ad aumentare il coinvolgimento delle persone. Formare un dipendente vuol dire aiutarlo a sentire come proprio...

Andrea Pazienza: genio e talento a 31 anni dalla scomparsa Mag24

Andrea Pazienza: genio e talento a 31 anni dalla scomparsa...

Andrea Pazienza, detto anche Paz, è stato un fumettista, pittore e vignettista (ma anche scenografo, insegnante, illustratore, disegnatore) di talento unico, un genio, di quelli capaci di rimanere rilevanti, moderni, taglienti ed attuali anche a trent’anni dalla morte. Anzi, 31 quest’anno. Paz nasce il 23 maggio del 1956 in provincia di Ascoli Piceno, ma vive fino all’adolescenza con la sua famiglia a San Severo: dai 12 anni in poi fa avanti e indietro per motivi di studio, prima al liceo artistico di Pescara, poi al DAMS di Bologna. Qui incontra tantissimi artisti, fra cui Palandri, Tondelli, Freak Antoni. Fin da giovanissimo, si dedica al disegno, realizzando i suoi primi fumetti e dipinti: le prime mostre risalgono al ’73, grazie alla collaborazione con il Laboratorio Comune d’Arte “Convergenze”. A due esami dalla laurea, Andrea molla l’università e si dedica alla sua passione, fortemente impressionati dagli anni della contestazione: le manifestazioni e il clima di quel momento storico diventano, per esempio, sfondo de “Le straordinarie avventure di Pentothal” (1977). Le collaborazioni degli anni ’70 e ’80 comprendono la rivista “Cannibale”, la rivista satirica Il Male, la fondazione di Frigidaire (su cui debutta il personaggio di Zanardi), Linus, Avaj, Tango, Zut. Paz realizza storie in bianco e nero, storie a colori, poster, copertine di dischi (come Robinson di Vecchioni), manifesti cinematografici (Città delle Donne di Fellini), videoclip musicali, scenografie teatrali, calendari e pubblicità. Aiuta persino Roberto Benigni con la sceneggiatura de Il Piccolo Diavolo, che uscirà poi postumo. Fra l’82 e l’83 espone anche alcuni dei suoi quadri, prima a Bologna, poi a Roma e a Genova. Nel frattempo, però, si avvicina anche alla droga, con tantissimi alti e bassi: inizia a essere chiamato “Il tossico” e lui, a conoscenza del nomignolo, ci scherza volentieri su, perfettamente...

Yurei: il culto dei morti in Giappone Apr11

Yurei: il culto dei morti in Giappone...

Nel nostro blog abbiamo già parlato della mitologia giapponese, nominando – fra gli altri – anche gli Yurei, gli spiriti dei defunti. Il loro ruolo è fondamentale nella tradizione nipponica e deriva da un culto molto profondo, tramandato di generazione in generazione: vediamolo nel dettaglio! Yurei: cosa succede agli spiriti dei defunti? Secondo un’antica tradizione giapponese, dopo la dipartita, lo spirito di un defunto – chiamato Reikon – rimane 49 giorni nei pressi del luogo della morte, attendendo il proprio destino: se i riti funebri vengono svolti correttamente e non persistono legami con i vivi, l’anima può continuare il proprio percorso, raggiungendo gli antenati nell’aldilà. Potrà tornare a visitare i vivi una volta l’anno, ad agosto, in occasione della festa di Obon. Quando, però, questo passaggio non viene assicurato, i funerali non vengono svolti o persistono stretti legami che ancorano lo spirito al mondo dei vivi (il defunto non ha, per esempio, portato a termine i suoi compiti e sente l’obbligo morale, detto ON, di rimanere sulla Terra), il Reikon diventa Yurei, un vero e proprio fantasma che può infestare persone, luoghi e cose. Capelli neri, un’ampia veste bianca, braccia tese ma mani penzoloni e alcune fiammelle blu che li accompagnano ovunque, gli Yurei non sono né buoni né cattivi, ma si rivolgono ai vivi per cercare aiuto: sono il risultato di una morte violenta (e in quel caso potrebbero tormentare gli assassini) e di forti emozioni che li tengono intrappolati. Invocazione ed esorcismo Invocare la presenza di un Yurei non è difficile. Secondo la tradizione, infatti, basta partecipare al “gioco” Hyakumonogatari Kaidankai: ci si riunisce in gruppo e, a turno, si racconta una storia horror, spegnendo al termine una candela (o una fonte di luce). Quando l’ultima luce sarà spenta, il fantasma si...