Presidenti USA: la maledizione dell’anno zero...

L’elezione di Joe Biden a 46esimo Presidente degli Stati Uniti è stata accolta – pur con diverse proteste, anche molto violente, sul suolo americano – con un generale sospiro di sollievo: i più vedono in questo cambio di rotta l’inizio di un nuovo capitolo, una trasformazione necessaria dopo quattro anni quanto meno controversi. Qualcuno, però, non ha resistito a indagare l’aspetto più misterioso della questione, tirando fuori una vecchia – vecchissima – leggenda riguardante la presunta “maledizione dell’anno zero”. Di cosa si tratta? La maledizione dei nativi americani A quanto pare, all’inizio dell’Ottocento, un Capo Indiano Shawnee chiamato Tecumseh avrebbe lanciato un anatema sui presidenti americani, condannandoli alla morte prima della fine del mandato. Dall’inizio della maledizione, però, a patire le conseguenze più violente di questa vendetta sarebbero stati solo quattro uomini, tutti casualmente eletti in un anno che terminava con lo zero: Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley e John F. Kennedy. Abraham Lincoln venne eletto nel 1860 e venne ucciso a teatro il 14 aprile del 1865, al termine della Guerra di Secessione: a colpirlo fu John Wilkes Booth, un sudista che intendeva vendicare la sua terra. Le conseguenze dell’assassinio furono molto gravi: il repubblicano Lincoln aveva, infatti, scelto come vice Andrew Johnson, un democratico. Questa decisione così particolare era stata presa per promuovere un’idea di collaborazione e distensione: quando, però, Johnson si trovò ad occupare la posizione di Presidente USA, si trovò anche a dover contrastare un Congresso ostile, per lo più in mano ai Repubblicani. Il contrasto di trasformò in impeachment nel 1868. James Garfield restò Presidente per pochissimi mesi: eletto nel 1880, iniziò il suo primo mandato nel marzo del 1881, ma venne aggredito nel luglio dello stesso anno. Colpito in stazione da un avvocato disoccupato – Charles J....

Vicolo Bagnera: la strada più misteriosa di Milano...

Vicolo Bagnera – la via più stretta di Milano – è un passaggio piccolo e lugubre, oggi popolato da graffiti, murales e scritte irriverenti: situato nei pressi di Via Torino, la sua sola apparenza basterebbe ad eleggerlo a set ideale per un thriller o un giallo, ma la sua storia – che affonda le radici nell’800 – rende ancor più difficile passare per questa viuzza senza provare un po’ di disagio. La “Stretta” Bagnera è – infatti – teatro degli omicidi di uno dei primi serial killer della nostra storia: Antonio Boggia, il Mostro di Milano. Antonio Boggia: la storia Di Antonio Boggia e della sua vita tormentata si conoscono diversi dettagli: l’uomo sarebbe nato a fine ‘700 a Urio (in provincia di Como) e sarebbe entrato in conflitto con la giustizia già intorno ai vent’anni. All’epoca, quello che era ancora un ragazzo cominciò a farsi conoscere dalle autorità per piccole truffe e cambiali non onorate, tentando di sfuggire alle conseguenze delle sue azioni con vari trasferimenti: si spostò prima nel Regno di Sardegna, dove venne accusato di tentato omicidio a seguito di una rissa, per poi tornare nel Lombardo Veneto, con la speranza di poter ricominciare da capo. Qui, a Milano, riuscì a ottenere un impiego come fochista, grazie anche alla sua conoscenza della lingua tedesca, e a sposarsi: nel 1831, l’uomo si trasferì in Via Nerino, in un palazzo di proprietà di Ester Maria Perrocchio. Vicolo Bagnera e Via Nerino sono strade perpendicolari. La scia di omicidi di Antonio Boggia cominciò ufficialmente nel 1846: la prima vittima fu Angelo Ribbone, derubato, ucciso e nascosto nello scantinato di Via Bagnera; quindici anni dopo circa, a contattatare i Carabinieri fu il figlio dell’allora 76enne Ester Perrocchio. Le autorità scoprirono non solo che non c’era...

Qualche curiosità sul Presidente degli Stati Uniti d’America...

In questi giorni si fa un gran parlare di elezioni e presidenti, di candidati e di campagne elettorali, di brogli e di fake news: il Presidente degli Stati Uniti d’America è sempre circondato da una quantità impressionante di notizie e curiosità. Fin da Washington, questa figura è stata seguita e analizzata, criticata o trasformata in un’icona, alimentando leggende urbane e storie anche divertenti. Vediamo, allora, qualche curiosità riguardante chi negli anni ha ricoperto questa prestigiosa carica! 1 – Pare che George Washington abbia sofferto per tutta la vita di gravi problemi relativi a denti e cure odontoiatriche: i primi documenti che attestano le sue visite dal dentista risalgono a quando il giovane politico aveva solo 24 anni e sembra che al momento della sua elezione – 30 anni dopo – fosse riuscito a conservare un solo dente. Da qui, l’uso di una dentiera piuttosto ingombrante, che a quanto pare sarebbe “causa” della sua icona espressione un po’ allungata, visibile in tutti i ritratti più famosi. Di cos’era fatta questa dentiera? Alcuni dicono di legno, altri parlano di oro, avorio, piombo e… denti animali! 2 – Il Presidente degli Stati Uniti d’America riceve in media 500 minacce di morte al mese. Un bel grattacapo per chiunque, ma forse un po’ meno per Andrew Jackson, passato alla storia per il suo carattere “fumantino”. Jackson – orfano a 14 anni, costretto per un periodo a vivere in strada e poi sfregiato al volto durante la Rivoluzione – mantenne per tutta la sua esistenza un’indole piuttosto litigiosa e aggressiva. Pare che in vita sia stato coinvolto in oltre 100 duelli, uno dei quali terminato con la morte dell’avversario: il suo caratteraccio avrebbe influenzato anche il suo pappagallo da compagnia, famosissimo per le numerose bestemmie (anche durante il funerale...

Cosa sono le Creepypasta?...

Quello delle Creepypasta è un fenomeno strettamente connesso al mondo del web: si tratta, infatti, di storie dell’orrore brevi (e, in alcuni casi, brevissime), che nascono fra forum, social, siti e blog e si diffondono fra gli appassionati del genere, arrivando spesso anche a chi non sa nulla di questi mini racconti. Si potrebbero definire come leggende urbane moderne, perché vengono tramandate come fatti reali, raccontate spesso in prima persona e non è difficile che qualcuno finisca per credere davvero al loro contenuto. Se una volta – citando Elio e le Storie Tese – si poteva parlare di “Miocuggino” e delle sue svariate disavventure (dall’autostoppista fantasma all’appuntamento finito con un “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” scritto sullo specchio), oggi si possono condividere poche righe, oscure e ben calibrate, capaci di viaggiare velocissime sulla rete e mutare per restare sempre attuali. Nello specifico, infatti, il termine Creepypasta deriva da “Copy and Past” (il copia incolla con cui far circolare i vari racconti), a cui è stato aggiunto “Creepy”, cioè spaventoso, inquietante: i protagonisti sono soliamente fantasmi, sparizioni, esperimenti, creature misteriose, videogiochi maledetti, rapimenti… Alcune di queste storie – quella della Pascualita, per esempio – sono così ben scritte da passare tranquillamente per vere; altre sono un po’ più esagerate ed è facile intuire che dietro ci sia un autore che ama il genere horror: vediamo 5 fra i più famosi esempi di Creepypasta! Slenderman: la leggenda del web forse più famosa in assoluto. Si tratta di un moderno uomo nero, altissimo, vestito in modo elegante e privo di tratti somatici. Come il suo più famoso e tradizionale cugino, rapisce i bambini: la sua figura così particolare ha ispirato videogiochi e film! L’esperimento russo del sonno: negli anni ’40, degli scienziati russi scelsero cinque cavie umane per...

Annie Palmer: la storia della strega bianca di Rose Hall...

Annie Palmer, la strega bianca di Rose Hall, è la famosa protagonista di una canzone di Johnny Cash, oltre che l’ispiratrice di svariate storie dell’orrore. Riti voodoo, sacrifici umani, magie e violenze hanno segnato la sua vita e il territorio in cui ha abitato, alimentando dicerie e leggende urbane che sopravvivono ancora oggi. La sua storia inizia in Giamaica (Montego Bay) a fine ‘700: Annie ha sposato John Palmer, proprietario terriero impegnato nella redditizia coltivazione della canna da zucchero, e gestisce con pugno di ferro tutte le attività svolte all’interno della sua villa in stile georgiano, Rose Hall. La donna è conosciuta per il suo carattere forte e acceso – in netto contrasto con quello del marito, giudicato più tranquillo e quasi ingenuo – e per i suoi metodi estremi: punizioni corporali, torture, frustate pubbliche, persino uccisioni sono fra i sistemi utilizzati per tenere sotto controllo gli schiavi della proprietà. Ma non girano solo queste voci: pare, infatti, che Annie sia solita trascorrere molto tempo con i suoi favoriti e che con alcuni di loro intrattenga anche brevi relazioni che si concludono regolarmente con la scomparsa dello schiavo di turno. La morte del marito è solo una questione di tempo, così come la dipartita prematura anche dei due consorti successivi: non esistono prove certe, ma in tanti sostengono che ci sia proprio Annie dietro a queste tragedie. Nel frattempo, Annie Palmer si sta costruendo anche un’altra reputazione. La donna è appassionata di riti e magie, vuole imparare il più possibile, usa addirittura le conoscenze dei suoi schiavi e sembra morbosamente interessata ad alcuni aspetti particolari, fra cui il sacrificio di vittime umane per realizzare cerimonie oscure. Il suo comportamento, i suoi interessi la portano presto in una situazione delicata e pericolosa: le continue violenze...

Lo strano mistero del Dracula islandese...

Tutti conoscono Dracula. Che si tratti del protagonista di un film, dell’antagonista all’interno di una serie tv, dell’oscura e oppressiva presenza dentro a un libro o anche del Conte Muppet che passa il tempo a contare col suo forte accento est europeo, non importa il livello di conoscenza della storia originale: tutti sanno chi è Dracula! Meno nota, forse, è la sua origine letteraria. Questo personaggio iconico, infatti, venne presentato al mondo nell’omonimo romanzo gotico di Bram Stoker, pubblicato nell’ormai lontanissimo 1897: un’opera particolare, che incorpora scambi epistolari e diari, testimonianze dirette e parziali, grazie alle quali è possibile percepire una crescente atmosfera oppressiva e misteriosa. La scura e pericolosa figura del conte si ispira a quella altrettanto controversa di Vlad III di Valacchia, anche detto l’Impalatore: un elemento che diventa punto di partenza di tutta la vicenda e assume anche un valore estetico incomparabile nel film del 1992 di Francis Ford Coppola (insomma, vi ricordate l’armatura pazzesca che indossa Dracula all’inizio di quella pellicola?). Stoker ebbe il merito di creare un mostro classico, di dare vita a un’icona (anche di stile) e di affermare definitivamente l’archetipo del vampiro, poi utilizzato e riutilizzato migliaia di volte nei decenni successivi. Tutto in un colpo solo. Alla figura di Dracula, però, è legata anche una curiosità davvero incredibile. Sapevate, per esempio, che il Dracula islandese è completamente diverso? Ecco la vicenda. Nel 1900, a tre anni dalla pubblicazione dell’originale, Valdimar Asmundsson decise di pubblicare sul suo giornale Fjallkonan una traduzione a puntate del romanzo. La nuova versione in islandese prese il titolo di Makt Myrkranna e venne anticipata da una prefazione scritta proprio da Bram Stoker. Tutto perfetto, non fosse che quella di Asmundsson non era una semplice traduzione. Era una revisione. La versione islandese finì,...

Candele fai da te: come si fa?...

Le candele fai da te sono semplici da realizzare, belle da vedere e anche utili: oltre a rappresentare un passatempo divertente e non troppo stressante o complesso, possono diventare anche un’ottima idea regalo, oltre che un accessorio d’arredo low cost. Realizzarle in casa è davvero molto semplice e richiede un numero piuttosto basso di “ingredienti”. Vediamoli! Candele fai da te: al centro c’è la cera Come è facile immaginare, le perfette candele fai da te si realizzano con una cera altrettanto perfetta! Sul mercato esistono diverse varianti: c’è chi usa solo la Paraffina, un derivato del petrolio disponibile in scaglie o cubetti trasparenti che rendono la candela particolarmente resistente, chi mixa questo ingrediente con la Stearina, che permetterebbe allo stoppino di continuare a bruciare, e chi – invece – opta per una soluzione 100% naturale, scegliendo la cera d’api. Quest’ultima regala al prodotto finale un colore ambrato e un profumo immediatamente riconoscibile, ma è anche… un po’ più cara! Ecco perché spesso chi ama il fai da te preferisce mescolare questi tre ingredienti, arrivando con l’esperienza alle percentuali ideali per le diverse preferenze ed esigenze. Oltre alla cera, servono poi uno stoppino (in vendita se ne trovano di già tagliati e rivestiti, ma è sempre possibile crearli da zero con il cotone da uncinetto), uno stampo (bucato da entrambi i lati – quindi rimovibile – oppure permanente e decorativo, come una base in vetro o un barattolo), un pentolino dal bordo alto, pastiglie colorate (o pastelli cera) per il colore, essenze e oli per il profumo, un termometro e una pasta sigillante per fermare lo stoppino alla base, come del pongo. Per quanto riguarda gli stampi, è importante che siano termoresistenti: per questo tantissimi usano gli stampini da dolci, perfetti perché caratterizzati anche da...

Scrub labbra fai da te: alcune ricette!...

Lo scrub labbra fai da te è un alleato preziosissimo nel periodo invernale: che sia realizzato con uno, due, tre o più ingredienti naturali e facili da trovare, si tratta solitamente di un prodotto comodo, semplice da conservare e trasportare e davvero utile, capace di proteggere efficacemente una delle zone più sensibili del nostro corpo. Stop a pellicine, graffi e secchezza dovuta alle basse temperature (ma anche allo stress o all’idratazione non sufficiente): ecco alcune ricette perfette per tutti! 1 – Zucchero di canna. Ebbene sì, il primo scrub labbra fai da te si può realizzare… solo con lo zucchero di canna! Basta prenderne una quantità piccola (1 cucchiaino, per esempio) e passarlo con lenti movimenti circolari sulla bocca, avendo cura di non fare troppa pressione. Questo zucchero un po’ più grossolano rispetto al semolato ci aiuterà a rimuovere delicatamente le pellicine, preparando la pelle a un secondo step idratante (per esempio, l’uso di uno stick apposito). 2 – Miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio + alcune gocce di olio di oliva = uno scrub delicato e idratante, da lasciare in posa 3/5 minuti prima del risciacquo. 3 – Zucchero e miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1 goccia (o più) di olio essenziale di vaniglia per uno scrub eccezionale! In base alle preferenze e alle esigenze, è possibile sostituire lo zucchero di canna con la sua versione bianca e la vaniglia con un olio di nostro gusto. 4 – Mandorle dolci. 1 cucchiaino di zucchero di canna (anche in questo caso è possibile preferire lo zucchero semolato fine) + 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci, profumatissimo e idratante! 5 – Cocco. 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1...

Anni 2010: cos’è successo nell’ultimo decennio?...

Un altro decennio sta per finire e – è il caso di dirlo – gli Anni 2010 sono stati davvero ricchi di momenti storici. Dalla musica al cinema, passando per la politica, la scienza e le evoluzioni della società, i dieci anni appena passati ci hanno proposto sfide e trasformazioni, senza risparmiare qualche momento drammatico. Vediamo, allora, cosa ci è successo e prepariamoci a un futuro che si preannuncia frenetico! MUSICA Partiamo da un ambito “semplice”, capace di unire e coinvolgere, di stupire e innovare! 1 – Nel novembre del 2010, i Beatles approdano su iTunes, risolvendo le tensioni degli anni passati, “arrendendosi” al progresso e facendo un bel regalo a tutti i fan, grandi e piccini! 2 – Spotify debutta negli USA nel luglio del 2011, cambiando per sempre il modo di ascoltare la musica: oggi ha circa 248 milioni di utenti. 3 – Aprile 2012. L’ologramma di Tupac infiamma il Coachella, alimentando il sogno di rivedere sul palco alcuni fra i più grandi artisti mai esistiti. Nonostante tutto, pochissimi tour di questo tipo sono davvero partiti (il buon gusto, forse, ha vinto!) 4 – “Gangnam Style” di Psy invade il mondo. È l’inverno del 2012. Il brano mette sotto ai riflettori il panorama musicale coreano e diffonde la “horse dance”… epocale! 5 – Passano pochi mesi e alla prima canzone pop si affianca la novelty song “Harlem Shake” (febbraio 2013), subito protagonista di una serie di video meme che approdano anche fra le celebrità. 6 – Sempre nel 2013 Beyoncé rompe qualsiasi regola e pubblica Lemonade senza annunciarlo: 14 canzoni e 17 video per un visual album che insegna agli altri artisti come sfruttare l’elemento sorpresa per creare ancora più clamore. 7 – Nel settembre 2014 gli U2 fanno arrabbiare un po’...

Fake News: Marte grande come la Luna? Purtroppo no!...

Il 27 agosto del 2003, una piccola incomprensione ha generato una vera e propria Fake News, che si è ingrandita e modificata fino ad arrivare a oggi. Cosa dice questa popolarissima bufala? Che stasera Marte comparirà nel cielo e sarà grande quanto la Luna! Ecco, purtroppo non sarà così. Purtroppo, perché – ammettiamolo – sarebbe bellissimo, romantico, emozionante! Ma invece Marte sarà sempre Marte e non potremo confonderlo con il nostro satellite. Come siamo arrivati fino a qui? 16 anni fa Marte di è trovato alla minima distanza dalla Terra (a meno di 60 MILIONI di chilometri): non vuol dire che fosse gigante, non vuol dire che fosse grande quanto la Luna e nemmeno che questo ”evento” potesse ripetersi. O meglio, si ripeterà nel 2287, ma il Pianeta Rosso sarà per noi sempre delle stesse dimensioni. Più semplicemente, significava che con un adeguato strumento di osservazione, Marte sarebbe stato quanto la Luna, vista dalla Terra A OCCHIO NUDO. La comunicazione – però – è stata decisamente mal interpretata e ora, ogni 22 mesi, ci troviamo a doverla smentire da capo. Piccola nota: PER FORTUNA, Marte non è grande quanto la Luna. Con le sue dimensioni e la gravità rischierebbe davvero di causare seri danni al nostro...

Number Stations: i messaggi segreti viaggiano in radio?...

L’ultima stagione di Stranger Things ha riproposto un grande classico cinematografico degli anni ’80, decennio in cui il confronto e le rivalità fra USA e URSS hanno fatto da sfondo a quasi tutti i lungometraggi action, dai più ai meno trash: spionaggio via radio, realizzato con messaggi cifrati che viaggiano su onde corte. Frasi all’apparenza senza senso, che possono essere decifrate solo dai destinatari designati… più o meno. Insomma, nei film questi messaggi vengono sempre compresi senza troppi problemi, ma stiamo pur sempre parlando di Hollywood! Nel mondo reale, però, esistono dei canali radio accusati ripetutamente di essere mezzi di comunicazione fra e per spie: si tratta delle Number Stations. Le Number Stations sono trasmissioni in onde corte, difficilissime da localizzare e capaci di raggiungere quasi ogni punto del pianeta: non hanno bisogno di ripetitori, perché è lo strato più alto dell’atmosfera a rifletterle e propagarle. La loro natura le rende perfette per l’invio di messaggi, avvisi e ordini: possono essere captate da normalissime radio, ma non prevedono – o sostengono – una interazione. A renderle così interessanti, però, è il tipo di codici trasmessi. Le stazioni, infatti, si possono dividere in quattor gruppi: – Number Stations in fonia, caratterizzate da voci reali o sintetizzate che pronunciano in sequenza numeri, parole o lettere dell’alfabeto fonetico. Le voci sono solitamente femminili (meno di frequente maschili o addirittura infantili) e possono utilizzare diverse lingue: le più comuni sono spagnolo e inglese, ma non mancano francese, italiano e lingue slave; – Number Stations in codice morse; – Number Stations con suoni all’apparenza privi di significato (sono dette anche Noise Stations); – Number Stations con nastri musicali trasmessi al contrario. Ogni trasmissione viene preceduta da un suono iniziale, da un brano musicale, da una parola nota e termina...

Perché i bambini medievali sono così brutti?...

Ci avrete pensato sicuramente anche voi, almeno una volta: visitando un museo, camminando in una chiesa, sfogliando un libro di storia dell’arte… ma perché i bambini medievali sono così brutti? L’arte di quel periodo – attenzione – è meravigliosa, è espressione di un importante periodo storico ed è fondamentale per comprendere tutto ciò che è venuto dopo, però… sono davvero brutti! Sembrano uomini anziani, però piccoli. Alcuni hanno persino la pelata! Ecco, se anche voi vi siete fatti questa domanda fondamentale e avete cercato una risposta a quello che è un dubbio che può tormentare anche i più razionali fra noi, sappiate che una risposta c’è! Phil Edwards ha scritto un articolo molto divertente per Vox e, dopo aver intervistato il professore di storia dell’arte Matthew Averett, ha capito che è tutto intenzionale: i bimbi brutti dovevano essere brutti. Le motivazioni sono, in realtà, molto più semplici di quanto si possa pensare: gli artisti medievali sapevano disegnare benissimo e avevano tutti gli strumenti per farlo seguendo i canoni che conosciamo oggi. Ma nel Medioevo il realismo non era poi così importante: ad essere importante era la dimensione simbolica. Gesù, che è poi il protagonista principale delle opere del tempo, è – infatti – un HOMUNCULUS, cioè un “piccolo uomo”. Gesù è compiuto, è formato, è già perfetto e, anche da bambino, riflette già ciò che sarà il Gesù adulto. Non è, cioè, un bambino come gli altri, ed ecco perché le sue fattezze sono già quelle di un uomo, solo più basso. Gli artisti medievali si rifacevano a vere e proprie convenzioni, a metodi comuni per raffigurare i soggetti religiosi e questo spiega anche perché alcune opere di pittori diversi si assomiglino molto fra loro. Questo stile – scelto e diffuso consapevolmente – arrivò...

I 140 anni di Albert Einstein!...

Albert Einstein, fisico e filosofo tedesco (naturalizzato statunitense), è una vera e propria icona: un genio, una rockstar della scienza, capace di riaffermarsi anno per anno come punto di riferimento, non solo in ambito accademico, ma anche fra i “comuni mortali”, grazie ad alcune abitudini e alcuni consigli applicabili e replicabili ancora oggi. E proprio oggi, 14 marzo 2019 (per ironia “3.14” è anche il giorno del Pi Greco),lo scienziato avrebbe compiuto 140 anni: celebriamolo con qualche curiosità! 1 – Albert Einstein divenne molto famoso negli anni ’20, dopo aver pubblicato i primi studi sull’effetto fotoelettrico e sulla relatività generale: la sua fama iniziò a crescere vertiginosamente, tanto che il fisico cominciò un vero e proprio tour di conferenze in tutto il mondo. Durante il suo soggiorno in Giappone nel novembre del ’22, l’accoglienza calorosa sorprese enormemente Einstein, che decise di trascorrere le sue giornate da solo, in tranquillità, nell’Hotel di Tokyo: qui, lasciò due biglietti scritti a mano a un cameriere, al posto della mancia (non si sa se sia stato il cameriere a rifiutare il denaro dello scienziato o se sia stato lo scienziato e non avere in quel momento spiccioli a disposizione). I due biglietti recitano: “Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza” e “Quando c’è una volontà, esiste una vita”. Consegnando i pezzi di carta, Einstein avrebbe detto al cameriere che, con un po’ di fortuna, da lì a pochi anni avrebbero acquisito un po’ di valore. Il primo biglietto è stato venduto per 1.3 milioni di euro; il secondo per 230 mila euro. 2 – Nel 1915, durante un suo soggiorno lontano da casa, Einstein scrisse una lettere al figlio undicenne Hans Albert: nel testo, gli rivelò che il...

Cut-up: dal dadaismo a Thom Yorke...

La tecnica letteraria del Cut-up si articola in due passaggi fondamentali: la distruzione di un testo classico e la sua ricomposizione libera da ogni necessità di un nesso logico. Cosa significa? Significa scrivere o stampare dei contenuti tradizionali per poi dividerli in tanti piccoli pezzi, isolando parole singole o lasciando intatte alcune costruzioni e frasi; i nuovi pezzi vengono, poi, riassociati in modo assolutamente inedito, dando vita a paragrafi originali, privi di un vero e proprio senso logico, ma corretti dal punto di vista grammaticale. Questa tecnica così particolare si è diffusa per la prima volta negli anni ’20 del Novecento, grazie all’ascesa del movimento dadaista: in breve, moltissimi artisti, scrittori, pittori, musicisti hanno iniziato a utilizzare questa pratica, con l’obiettivo di trovare significati inediti a vecchie costruzioni lessicali o di dare libero sfogo alla creatività, superando il vincolo della sintassi. Fra i nomi citati più spesso fra gli esempi più importanti di questa tecnica possiamo trovare Brion Gysin: riscoprì il découpé (questa la traduzione francese) casualmente, mentre utilizzava dei fogli di giornale per proteggere la superficie di un tavolo. Le frasi si sovrapponevano dando vita a contenuti diversi e interessanti, spingendo l’artista a fare nuovi esperimenti. Gysin convinse, poi, William Borroughs a fare lo stesso: Borroughs, scrittore statunitense vicino alla Beat Generation, è considerato uno dei più importanti esponenti di questa tecnica, capace di influenzare anche moltissimi musicisti. Fra questi, i Beatles (la loro Revolution No.9, inquietante e caotica, è uno dei migliori esempi di Cut-up audio), David Bowie (che utilizzava questo processo per riscoprire, rivedere e riutilizzare tutti i suoi scritti) e – più recentemente – Thom Yorke (Kid A dei Radiohead è l’opera che maggiormente ha risentito di questo processo creativo). La tecnica del Cut-up non è, però, l’unica esistente: un...

Come dimagrire con il tè verde...

Il tè verde è un ottimo alleato della linea. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che questa bevanda è in grado di rendere più facile perdere peso corporeo, quando si hanno problemi di sovrappeso. A tutti piace essere in forma ed avere un fisico perfetto e non c’è niente di meglio che ricorrere alle sostanze naturali per perdere quei chili di troppo che abbiamo accumulato. Dimagrire è anche una questione di stile di vita: fare un’alimentazione equilibrata, svolgere con regolarità attività fisica. Tuttavia alcuni aiuti naturali possono essere importanti per facilitare il processo. Ma scopriamo perché il tè verde aiuta a dimagrire. Perché il tè verde fa dimagrire? Il tè verde è una di quelle bevande naturali che possiamo includere nella nostra dieta quotidiana, perché ci aiuta a perdere peso in maniera sana ed equilibrata. Spesso pensiamo che il segreto per restare in forma è quello di ridurre i carboidrati o i grassi. A volte questa convinzione si può rivelare del tutto sbagliata, perché anche i carboidrati e i grassi fanno parte di quelle sostanze nutritive di cui il corpo ha bisogno per promuovere il corretto benessere psicofisico. Meglio quindi ricorrere ad un alleato naturale come il tè verde, che ci può dare una mano fondamentale, a patto che rinunciamo alle abitudini sbagliate e rivediamo il nostro stile di vita. Ci sono anche degli integratori a base di tè verde, come Thermopure MyProtein, che forniscono un mix giusto di ingredienti per perdere peso senza sforzi. Il tè verde è ricco di polifenoli, che sono dei potenti antiossidanti in grado di contrastare l’invecchiamento e di proteggerci dall’insorgenza di varie malattie. Inoltre è particolarmente indicato perché accelera il metabolismo e quindi aiuta a bruciare più facilmente i grassi. Sono le catechine, altre sostanze contenute in questa bevanda,...