Eclissi solare: miti e leggende sul Sole Nero...

Una nuova meravigliosa eclissi solare ha attraversato i cieli americani nella giornata del 21 agosto 2017: nel giro di poche ore, tutti i principali social sono stati invasi da tantissime foto e video, oltre a meme e immagini simpatiche dedicate al passaggio della Luna davanti al Sole. Un passaggio che, come sempre, ha generato interessanti giochi di luce e ha proiettato strane ombre sulla Terra. Accolta con stupore e felicità, l’eclissi solare non ha sempre goduto di questo successo: per moltissimi anni, in tantissime culture, questo fenomeno così particolare ha scatenato ansia, paura e timore, alimentando la superstizione. Ancora oggi, diverse popolazioni guardano con sospetto a questa transizione, facendo affidamento su vecchie leggende e miti duri a morire. Vediamone qualcuno! Nella mitologià indù, l’eclissi solare sarebbe causata dal passaggio davanti al Sole della testa del demone Rahu, decapitato dalla divinità Vishnu. La stella verrebbe, quindi, momentaneamente inghiottita, per poi tornare a essere visibile dalla Terra, con grande sollievo degli uomini. Alcuni miti indiani, invece, sostengono che l’eclissi sarebbe dovuta alla presenza – nel cielo – di un drago: per aiutare il Sole e la Luna a combattere questo nemico, è necessario immergersi in un fiume fino alle ginocchia. E il cibo? Leggende indiane sostengono che le pietanze cucinate durante un’eclissi sarebbero velenose: per sicurezza, è meglio non mangiare nulla e gettare quanto è stato cucinato. Nella mitologia greca, l’eclissi solare è sempre interpretata come un segnale negativo. L’oscuramento del Sole era causato dall’ira delle divinità e preludeva a grandi disgrazie: lo stesso termine eclissi deriva dal greco “ekleipsis” che significa, appunto, “nascondersi”. In Africa, in particolare fra Benin e Togo, si ritiene che l’eclissi solare sarebbe causata da una lotta fra Sole e Luna. L’unico modo per fermare questo combattimento è intervenire dalla Terra...

Esplorazione spaziale: verso l’ignoto...

Pianeti e stelle sono, da sempre, protagonisti di osservazioni, teorie, poesie, canzoni, opere d’arte: aztechi, cinesi, indiani, arabi, antichi greci… tutte le popolazioni, fin dagli arbori della civiltà, hanno passato notti col naso all’insù, cercando di capire la natura di ciò che ci circonda. L’astronomia moderna, però, non inizia fino all’invenzione del telescopio, nel ‘600: con quel “semplice” strumento, Galileo vede le macchie solari, le irregolarità della superficie lunare, i satelliti di Giove… intuisce che c’è molto più di quanto l’occhio, da solo, riesca a percepire. L’esplorazione spaziale si basa proprio su questa convinzione. I primi voli orbitali La conoscenza diretta dello spazio inizia nel ’57, con il lancio in orbita dello Sputnik 1 da parte dell’Unione Sovietica. Nello stesso anno, il programma spaziale russo prevede l’impiego di animali: cani (Laika rimane la più famosa), ma anche conigli, topi e mosche vengono lanciati e fatti rientrare, con la speranza di poter creare le condizioni ideali per l’invio di esseri umani. L’esplorazione umana inizia, in effetti, solo quattro anni dopo: – il 12 aprile del 1961, Jurj Gagarin è il primo cosmonauta ed entrare in orbita – il 16 giugno del 1963 lo segue la prima donna, Valentina Vladimirovna Tereskova – il 18 marzo del 1965, Aleksej Archipovic Leonov porta a termina la prima EVA, cioè la prima attività extraveicolare, uscendo dal suo Voschod 2. Sono gli Stati Uniti, però, a mettere a segno il colpo migliore: il 20 luglio del 1969, fra l’eccitazione e la tensione generale, Armstrong, Aldrin e Collins riescono nel primo allunaggio della storia umana, poggiando i piedi sulla superficie del nostro satellite. Dal ’69 al ’72, altri dieci astronauti seguirono le loro stesse orme! L’esplorazione spaziale del Sistema Solare La Luna non è l’unico oggetto d’interesse dei programmi spaziali internazionali:...

I cosmonauti perduti

Quella dei cosmonauti perduti è una storia che circola, ormai, da oltre mezzo secolo: la leggenda narra che Gagarin, vero e proprio eroe russo (e non solo), non sarebbe stato il primo uomo a viaggiare nello spazio, ma, piuttosto, il primo a partire e tornare vivo. Perché prima di lui ci sarebbero stati almeno altri 10 lanci nel programma spaziale sovietico, finiti molto peggio. Ad oggi, gli unici cosmonauti URSS la cui morte in missione è stata confermata sarebbero i quattro piloti impegnati nelle missioni Sojuz 1 e Sojuz 11 (rispettivamente, 1967 e 1971): l’Unione Sovietica (poi Russia) non avrebbe mai dato per vere le voci secondo cui, ben prima del lancio di Gagarin, alcuni astronauti sarebbero stati inviati in missioni di prova e poi letteralmente “persi”, senza riuscire a far ritorno. Le prime indiscrezioni in questo senso cominciarono a circolare già nel 1959, quando lo scienziato Hermann Oberth affermò di aver saputo da una fonte che non poteva rivelare della morte di un astronauta partito poco tempo prima dalla base di lancio Kapustin Yar: naturalmente, la storia venne smentita. Nel dicembre dello stesso anno, però, l’agenzia italiana Continentale affermò che un esponente del partito comunista cecoslovacco aveva confermato la morte di tre cosmonauti in altrettante missioni spaziali: a supporto della notizia, iniziarono a circolare anche alcune foto di piloti in divisa. Quei piloti, il cui nome veniva riportato in calce, vennero, però, riconosciuti come membri di missioni mai confermate e mai partite, quindi come cosmonauti rimasti a terra. Anche il 1960 venne attraversato da voci di piloti perduti e vennero fatti anche alcuni nomi, come Vladimir Iljushin e Tokov. Le prove più incredibili a supporto di questa teoria arriverebbero, però, da Torino, dove due radioamatori, Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia avrebbero, nel...

Le novità scientifiche nel campo dell’odontoiatria Dic01

Le novità scientifiche nel campo dell’odontoiatria...

La tecnologia sta rivoluzionando il mondo che conosciamo in tutto per tutto. Oramai grazie all’avvento di internet, degli smartphone e del computer possiamo fare cose che fino a poco tempo fa erano decisamente inimmaginabili. Questo sta lentamente rivoluzionando anche il campo medico, che grazie alla scoperta di nuove tecnologie è in grado di operare con più rapidità e più efficacia. L’odontoiatria, ad esempio, sta assistendo ad un grande momento di “rivoluzione” grazie, appunto, alle nuove tecnologie. Nel paziente la famosa “paura del dentista” rimane, ma grazie a queste nuove tecniche sembra che sia tutto più semplice e, a quanto pare, meno doloroso. In questo articolo cercheremo di informarvi sulle nuove tecniche a disposizione di alcuni dentisti e studi medici, analizzandone, caso per caso, l’efficacia. Non si tratta di innovazioni adottati da tutti gli studi, ma, attualmente solo da alcuni tra i più moderni (per maggiori informazioni http://dentistabari.org/) Una grandissima innovazione è costituita dal fatto che si è finalmente in grado di pianificare la terapia dentale in modo completamente digitale. Le lesioni cariose vengono individuate attraverso apparecchi di transalluminazione o grazie a degli strumenti in grado di realizzare radiografie in 3D.  Questo permette al vostro dentista di avere davanti ai propri occhi un quadro completo e tridimensionale della vostra bocca grazie al quale potrà decidere come agire sulle patologie presenti. Un’altra grandissima innovazione riguarda i movimenti mandibolari: è possibile, infatti, riuscire a farne una valutazione grazie all’ausilio di una strumentazione che funziona ad ultrasuoni e individuare, così, eventuali disfunzioni dell’articolazione. Questi strumenti hanno un alto grado di efficacia e un margine di errore molto basso. In questo le nuove tecnologie si rivelano efficaci in modo sconvolgente e riescono ad effettuare la diagnosi in modo così preciso ed accurato da sfiorare picchi di fantascienza. È addirittura...

ACQUA SU MARTE: MISTERO RISOLTO SUL PIANETA ROSSO!...

È notizia delle ultime ore: l’acqua su Marte esiste. In realtà, sul Pianeta Rosso erano stati già scoperti dei ghiacciai, quindi acqua allo stato solido, ma ora le osservazioni riguarderebbero dell’acqua salata allo stato liquido, la cui presenza, sebbene già sospettata, viene ora confermata da alcune prove inequivocabili. Quali? Gli studiosi, primo fra tutti il 25enne Luju Ojha, si sono avvalsi dello spettrometro della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), mandata in orbita 10 anni fa: l’analisi avrebbe rivelato la presenza di minerali idratati all’interno di canali scuri presenti stagionalmente sulla superficie. Questi canali “fantasma” – presenti in estate, ma non in inverno – sarebbero composti da cristalli contenenti sali d’acqua. Ma da dove arriverebbe l’acqua liquida e salata che, una volta giunta in superficie, evapora in pochi minuti? Le ipotesi sono tre: da sali perclorati in condizioni di elevata umidità, da strati di ghiaccio che diventano liquidi al contatto con i sali oppure da falde sotterranee ed invisibili. La questione “acqua su Marte” era già stata indagata a fondo negli anni passati, anche grazie a Spirit, Opportuniy ed al robot Curiosity: quest’ultimo aveva, nel 2012, trovato quello che doveva essere stato un vecchio corso d’acqua e, nel 2013, tracce di un antico lago, risalente a oltre 3 miliardi di anni fa. Questi elementi sosterrebbero la teoria secondo la quale Marte sarebbe stato simile alla Terra, un pianeta dotato di oceani e atmosfera, almeno fino alla catastrofe naturale che lo fece diventare così come lo vediamo oggi. Quali sono le principali conseguenze di questa conferma? Ora la vita su Marte, già considerata possibile, diventa un po’ più probabile! E per celebrare l’evento, anche Google ha pubblicato un divertente e tenerissimo Doodle a...

La Luna di Sangue: cosa succederà il 28 settembre 2015?...

Quello della Luna di Sangue è un fenomeno molto particolare, ma non troppo raro: in questa occasione, il nostro pianeta si trova ad orbitare fra il Sole e il suo satellite, producendo un cono d’ombra (eclissi lunare). L’atmosfera della Terra, lavorando come un prisma, lascia passare alcuni raggi di luce solare che, grazie alla particolare rifrazione, tingono completamente di rosso la Luna, facendole guadagnare l’inquietante nome di “Blood Moon”. Il nostro satellite non sarà, quindi, invisibile, ma, piuttosto, ancora più suggestivo ed affascinante! Quella del 28 settembre prossimo sarà l’ultima di una serie di quattro eclissi (Tetrade) verificatesi fra il 2014 ed il 2015: le precedenti risalgono al 15 aprile 2014, all’8 ottobre 2014 e al 4 aprile 2015. La nuova Luna di Sangue sarà, però, la più spettacolare, considerato che, in quello stesso periodo, il nostr satellite si troverà in Perigeo, cioè al punto di minima distanza dalla Terra (367mila Km circa): oltre ad essere rossa, sarà, quindi, anche molto più grande! Quale sarà, quindi, l’andamento del fenomeno nella notte fra il 27 ed il 28 settembre? La Luna entrerà in penombra alle 02:11 del mattino e nell’ombra alle 03:07: l’eclissi totale durerà dalle 04:11 alle 05:23, raggiungendo il suo massimo alle 04:47. L’uscita dall’ombra avverrà alle 06:27 e la conclusione definitiva sarà alle 07:22. La Luna di Sangue sarà visibile dall’Europa, dall’America (escluso l’Alaska), dall’Africa e da parte dell’Asia! Possibile che un evento del genere non sia collegata a qualche strana storia, magari a qualche maledizione? Ovviamente no. Da un meteorite in arrivo sulla Terra, alla fine del mondo prevista fra il 22 ed il 28 settembre, le minacce all’esistenza degli esseri umani sono davvero numerose: la NASA, nel frattempo, smentisce qualsiasi notizia relativa all’arrivo di un oggetto non meglio identificato sul...

LUGLIO 2015: IL RITORNO DELLA LUNA BLU...

“Blue Moon” non è solo il titolo di una bellissima canzone, ma anche il nome di un interessante fenomeno astronomico: la Luna Blu è, infatti, legata alle diverse fasi del nostro satellite, ai movimenti della Terra e, più specificatamente, al comparire di ben quattro lune piene in una stagione. Normalmente, il nostro calendario, diviso in 12 mesi, prevede anche 12 lune piene: i cicli solari, su cui si basa la nostra organizzazione di giorni e settimane, non coincidono, però, perfettamente con i movimenti della Luna, creando una sorta di “sfalsamento”. Questa leggera incongruenza fra calendario e anno astronomico fa sì che, ogni 3 anni circa, si verifichi la “strana magia” grazie alla quale possiamo osservare due lune piene in un solo mese! Tradizionalmente, la Luna Blu era la quarta, quindi l’ultima, del periodo: le si attribuivano caratteristiche eccezionali e la si guardava come un punto di riferimento da cui trarre ispirazione per la propria vita. Con l’andare del tempo, però, questa definizione si è persa ed è mutata: oggi, ad essere Blu è la terza luna del periodo,  cioè quella che cade a pochissima distanza dalla precedente, sempre nello stesso mese. Questo fenomeno, seppur meraviglio e curioso, non ha in realtà alcuna rilevanza astronomica: il fatto che compaiano più lune piene in un determinato lasso di tempo non ha conseguenze reali sul nostro pianeta, né modifica maree o influisce sugli esseri viventi che popolano la Terra. Resta, però, la magia di uno spettacolo incredibile a cui, almeno ogni tanto, possiamo assistere una volta in più! Nasi all’insù a luglio per la prossima Luna...

CATTIVI SI DIVENTA: L’EFFETTO LUCIFERO...

Philip Zimbardo è uno psicologo statunitense diventato piuttosto famoso negli anni ’70 per un esperimento, chiamato “Esperimento carcerario di Stanford“: con l’aiuto di alcuni volontari, divisi fra guardie e prigionieri, il professore cercò di indagare il comportamento di un singolo all’interno di un gruppo, di un individuo colpito dal così detto Effetto Lucifero, in grado di deresponsabilizzarlo, di fargli perdere percezione di sé e di fargli commettere azioni che, normalmente, non avrebbe compiuto. Per realizzare i suoi studi, Zimbardo si ispirò agli scritti e all’esperienza di Gustave Le Bon, che aveva già affermato che un individuo, inserito all’interno di un gruppo, perde la propria identità ed il proprio senso di responsabilità, ritenendo le proprie decisioni decisioni di gruppo e quindi, in qualche modo, distanti e giustificabili. L’ESPERIMENTO CARCERARIO DI STANFORD L’esperimento iniziò pubblicando sul giornale un annuncio, destinato ad alcuni volontari che, per il loro impegno ed il loro tempo, avrebbero guadagnato 15 dollari al giorno: a rispondere furono 75 ragazzi, ma Zimbardo e i suoi collaboratori ne scelsero solo 24: tutti maschi di corporatura simile, equilibrati, senza precedenti penali, lontani da alcol e droghe, maturi, responsabili, provenienti dalla media borghesia e quasi tutti bianchi. Con il lancio di una monetina vennero, poi suddivisi, in modo casuale fra guardie e prigionieri. La mattina del 17 agosto del 1971 il test ebbe inizio: i giovani prigioneri vennero prelevati da casa alle 6:30 del mattino dalla polizia, portati alla prigione di Palo Alto come veri criminali per il riconoscimento e, poi, trasportati con una benda sugli occhi ai sotterranei dell’Università di Stanford, allestiti appositamente per somigliare ad un vero e proprio carcere (celle, corridoi, docce, camerate e sale di ritrovo comprese) e dotati di telecamere a circuito chiuso e microfoni. Lì, dopo essere stati spogliati e...

Giornata Mondiale per l’Autismo 2015: dove è arrivata la ricerca?...

La Giornata Mondiale per l’Autismo 2015 è dedicata, come ogni 2 aprile, ad approfondimenti e informazione riguardo ad una malattia ancora in parte sconosciuta, spesso evitata, nascosta nella convinzione, durata anni, che solo pochissimi bambini ne fossero affetti: in realtà, nell’ultimo periodo, si è passati dalla certezza che solo 3 casi ogni 10mila fossero compatibili con questo disturbo, alla consapevolezza che 1 bambino su 68 è autistico. Numeri e proporzioni ben diverse da quanto ci si potesse immaginare. E questo nuovo punto di vista, più realistico e disincantato, si è fortunatamente affermato insieme a nuove conoscenze anche dal punto di vista medico e scientifico. Per esempio, i ricercatori del progetto europeo “Eu-Aims” hanno messo a punto una nuova tecnica genomica, chiamata “Array-Cgh”, grazie alla quale, per 1 caso su 3, è stato possibile individuare la causa certa o altamente probabile dell’insorgere del disturbo: non vaccini o inquinamento, quindi, ma, piuttosto, un’origine genetica, che per questi casi potrà essere affrontata con terapie personalizzate. Un team di studiosi e medici del San Raffaele di Milano ha, poi, individuato una speciale proteina, nominata RAB39B, a causa della quale la comunicazione fra cellule nervose non avverrebbe in modo regolare, ma subirebbe interruzioni capaci di causare disabilità intellettiva ed autismo (anche se sarebbe meglio dire “autismi”). Negli Stati Uniti, invece, l’Università di San Diego (California) avrebbe rivelato che esiste un intero profilo genetico che consentirebbe di individuare bimbi affetti da autismo con un semplice esame del sangue: il test si concentrerebbe sui globuli bianchi e permetterebbe di intervenire rapidamente e nel modo migliore su tutti i casi sospetti. La Giornata Mondiale per l’Autismo 2015 vuole sensibilizzare, informare e far conoscere, diminuendo le distanze e portando un po’ di aiuto a tutte le famiglie coinvolte: a sottolineare ulteriormente la nuova...

LA MISOFONIA: DI COSA SI TRATTA?...

La misofonia è un disturbo del sistema nervoso centrale che si può descrivere come un’intolleranza a certi specifici suoni, derivante da disordini neurologici connessi a delle esperienze negative: questo termine così particolare, coniato da Pawel e Margaret Jastreboff, indica, quindi, una sensibilità selettiva al suono, che deve essere distinta da altri due fenomeni, l’iperacusia e la fonofobia. La prima indica un disturbo del sistema uditivo specifico di alcune frequenze o di tutti i suoni, mentre la seconda si riferisce ad una paura ossessiva verso il rumore, che si traduce in attacchi di panico, tachicardia, mal di testa, disorientamento…. La misofonia si presenta, invece, intorno ai 13/14 anni, come molti altri disordini psichiatrici, e si manifesta con fastidio, disgusto, rabbia nei confronti di suoni ritenuti ordinari: persone che masticano, respirano, si tagliano le unghie, si lavano i denti, russano, tossiscono, annusano, parlano, sbadigliano, fischiano, pronunciano certe consonanti, emettono suoni ripetitivi…. tutti questi comportamenti possono generare uno stato ansioso che, nella sua trasformazione, può arrivare anche ad evitare certe interazioni, con una riduzione della capacità di socializzare. In alcuni soggetti, la misofonia viene amplificata da stimoli visivi, come movimenti del corpo, dei piedi o delle dita, e può portare ad imitare involontariamente le azioni compiute da altri: questa spinta alla compulsione servirebbe a gestire l’ansia e a superare l’angoscia. Anche per questa patologia esistono vari livelli, dal tenue al grave, studiati nel corso degli anni, ma, almeno per ora, contrastati solo dalle ricerche dell’AMC, l’Academic Medical Center di Amsterdam, unico centro europeo che si dedica a chi soffre di questo disturbo, offrendo anche una terapia. Questa cura consisterebbe in una vera e propria riprogrammazione del cervello, necessaria per scollegare i suoni da emozioni e reazioni negative: le persone colpite da misofonia sono molte più di quante...

MISSIONE ROSETTA: LA PRIMA SONDA SU UNA COMETA! Nov13

MISSIONE ROSETTA: LA PRIMA SONDA SU UNA COMETA!...

Il segnale è arrivato al Centro di Controllo dell’ESA in Germania alle 17,03: la missione Rosetta ha dato esito positivo, il lander Philae è finalmente atterrato sulla cometa 67P/Churyumov – Gerasimenko. L’atterraggio è avvenuto alle ore 16,35 e la buona notizia è arrivata sul nostro pianeta con un ritardo di “soli” 28 minuti e 34 secondi: impressionante se si pensa alla distanza enorme che separa la Terra e il corpo celeste. La sonda, integrata ed assemblata a Torino e lanciata il 2 marzo del 2004, è arrivata, infatti, a 511 milioni di Km di distanza dalla Terra, seguendo la cometa già dall’agosto di quest’anno: da allora foto, informazioni e registrazioni hanno anticipato l’evento epocale grazie al quale, probabilmente, la conoscenza della vita cambierà radicalmente. Grazie a Philae, infatti, potranno essere prelevati dei campioni di materia (da almeno 25 centimetri di profondità), che verranno analizzati in loco (a -160° C) e i cui risultati saranno spediti direttamente sulla Terra: la speranza è che, oltre a notizie certe sulla composizione di questo specifico corpo celeste, gli elementi che compongono la 67P potranno rivelare qualcosa di fondamentale anche sull’origine della nostra esistenza. La missione Rosetta durerà per tutto il 2015. MISSIONE ROSETTA: IL MISTERO DELLE COMETE E LA SCOPERTA DI 67P Le comete sono corpi celesti primitivi e praticamente sconosciuti, in grado di conservare tracce di ciò che è capitato nell’universo 4,6 miliardi di anni fa: la loro natura è così oscura che gli scienziati non sanno ancora spiegare completamente come sia possibile che questo genere di corpi possa produrre dei suoni (o meglio oscillazioni del campo magnetico). Philae tenterà di risolvere anche questi dubbi. Ma quali sono le informazioni già note riguardo alla cometa raggiunta in queste ore? La 67P/Churyumov – Gerasimenko (chiamata così in onore...

GROUND CONTROL TO MAJOR TOM: KEPLER-186f E LA VITA NELL’UNIVERSO Apr22

GROUND CONTROL TO MAJOR TOM: KEPLER-186f E LA VITA NELL’UNIVERSO...

Siamo soli nell’Universo? Una domanda che il genere umano continua a porsi da anni, rispondendo nei modi più diversi, chiedendo aiuto alla scienza, alla religione, ai miti ed alle leggende. Pochi giorni fa, il dibattito, da sempre molto vivace, è stato alimentato da un importantissimo annuncio, la scoperta di una “stranezza spaziale” in grado di cambiare le cose: a 500 anni luce da noi, all’interno della costellazione del Cigno, si troverebbe un pianeta poco più grande del nostro, con caratteristiche tali da far pensare che possa essere ricoperto di oceani e che sia in grado di ospitare la vita. Il pianeta ruota attorno ad una stella nana grande più o meno la metà del sole, chiamata Kepler-186: vicini alla stella ruotano altri 4 pianeti, i cui periodi di rivoluzione durano 4, 7, 13 e 22 giorni, mentre poco più lontano, situato nella zona di abitabilità, orbita Kepler-186f, questo il suo nome, con un anno di 130 giorni ed un calore pari ad 1/3 di quello che riceviamo dal Sole (a mezzogiorno su Kepler-186f c’è una temperatura uguale a quella che sulla Terra abbiamo un’ora prima del tramonto o all’alba, in primavera). Essendo più vicino alla sua stella di quanto la Terra sia vicina al Sole, il suo periodo di rotazione è più lungo (in poche parole, il pianeta ruota su se stesso più lentamente): un giorno su Kepler-186f potrebbe durare settimane o, magari, mesi. Ma chi lo ha scoperto? Un team internazionale che ha utilizzato il telescopio Kepler (dal 2009 impegnato nell’individuazione di pianeti extrasolari) contemporaneamente a Gemini Nord e Keck II, due telescopi di 8 e 10 metri di diametro, posti sulla cima del Mauna Kea, un vulcano delle Haiwaii. Una volta scoperte delle variazioni nella luminosità di Kepler-186 (dovute al transito del pianeta...

I BUCHI NERI NON ESISTONO? Gen28

I BUCHI NERI NON ESISTONO?...

Nella teoria della relatività generale, si definiscono buchi neri regioni dello spaziotempo con un campo gravitazionale così forte che niente al suo interno può sfuggire all’esterno, compresa la luce, che perde tutta la sue energia tentando di uscire. Questo fenomeno è, di solito, associato a corpi celesti estremamente densi. Il termine “buco nero” venne coniato dal fisico John Archibald Wheeler, dai cui studi partirono le teorie di Stephen Hawking, affiancato da Brandon Carter, W. Israel e D. Robinson. Nel corso degli anni, le intuizioni di Hawking sono state fondamentali per il progresso della conoscenza nel campo dell’astrofisica, ma, in questi ultimi giorni, si è diffusa la notizia secondo la quale, proprio per Hawking, i buchi neri non esisterebbero, almeno non con le caratteristiche studiate fino ad oggi. Le prime dichiarazioni in questo senso erano state rilasciate ad agosto 2013 durante la conferenza al Kavli Institute for Theoretical Physics di Santa Barbara, portando il 22 gennaio scorso alla pubblicazione della bozza definitiva di un articolo sul sito arXiv (un archivio di bozze di articoli di fisica, matematica, informatica e biologia pronte per la stampa). Quali sono, quindi, le novità? Secondo Hawking, la linea di demarcazione che separa il “dentro” ed il “fuori” di un buco nero (detta orizzonte degli eventi) non sarebbe assolutamente invalicabile, ma esisterebbero delle particelle, dette particelle quantistiche entanged, legate da una relazione particolare, capace di farle interagire anche a distanza: se una delle due cade nel buco nero, l’altra fugge in direzione opposta, portando con sé una parte dell’energia del buco nero stesso. L’orizzonte degli eventi sarebbe, infatti, caratterizzato da increspature (teorizzate dalla relatività di Einstein) che permettono ad una delle due particelle di spezzare il legame con la compagna e “fuggire”. Se questa teoria dovesse essere confermata, completando una teoria quantistica che...

L’impronta dell’uomo sulla Terra Ago30

L’impronta dell’uomo sulla Terra...

La storia dell’umanità è caratterizzata dall’utilizzo delle risorse della natura: nei secoli, lo sviluppo delle popolazioni è stato possibile anche grazie alla presenza di alcune materie prime, utilizzate per costruire attrezzi, abitazioni e strade, ma anche per sostenere gli essere umani. Gli uomini hanno imparato con l’esperienza a sfruttare sempre di più il territorio, in modo da avere cibo per tutti, ma anche per costruire macchinari sempre più complessi e città sempre più grandi. Il pianeta Terra, però, non ha risorse infinite e la prima conseguenza è stata, negli anni ’70, il primo Ecological Debt Day: anche detto Earth Overshoot Day, il giorno di debito ecologico è la soglia oltre la quale il consumo annuo delle risorse da parte dell’umanità supera (“to overshoot” in inglese significa proprio “andare oltre”, “superare”) la capacità del pianeta di rigenerare quelle stesse risorse in 12 mesi. La data viene calcolata con una complessa operazione: (la biocapacità, cioè le risorse prodotte dalla terra in un anno/ l’impronta ecologica sul mondo, cioè lo sfruttamento annuo delle risorse) x 365. Il risultato, seppur approssimativo, è ciò che più si avvicina alla definizione dell’impatto dell’umanità sulla Terra.   L’organizzazione di ricerca no profit che si occupa di questo argomento si chiama Global Footprint Network: il sito dell’organizzazione è disponibile in diverse lingue ed ha come obiettivo il portare alla luce l’importanza dell’impronta ecologica di ogni paese e, di conseguenza, provocare una presa di coscienza sull’importanza che questo argomento deve avere per tutti. Infatti, è stato calcolato che il paese che consuma di più è la Cina, il cui impatto è comparabile a quello che avrebbe se le sue dimensioni fossero 2 volte e mezzo quelle reali. Ma anche il comportamento dei paesi più piccoli ha un peso: la Svizzera consuma come se le sue dimensioni...