Denis Villeneuve: fra scena indipendente e Hollywood Giu28

Denis Villeneuve: fra scena indipendente e Hollywood...

Denis Villeneuve, regista canadese diventato in pochi anni una vera e propria rivelazione su scala internazionale, si divide da sempre fra piccoli capolavori indipendenti e grandi produzioni ad altissimo impatto – fra Un 32 août sur terre e Blade Runner 2049 – analizzando l’animo umano in tutte le sue sfaccettature. Che si tratti di una pellicola sci-fi o di un film iper realistico, ogni lungometraggio presenta alcuni tratti comuni, alcuni piccoli segni che il regista sembra ripetere con una certa sistematicità a ogni occasione. I suoi protagonisti, per esempio, sono sempre alla ricerca di qualcosa: uomini e donne, in una posizione di potere oppure trascinati dagli eventi, sono sempre spinti verso un obiettivo, uno scopo di cui il pubblico è più o meno cosciente. E questi obiettivi, spesso, cambiano in modo inaspettato e si intrecciano, portando i personaggi a scoprire lati della propria personalità che non conoscevano o – addirittura – elementi nuovi della realtà che li circonda. Il Detective Loki di Prisoners, per esempio, sta cercando due bambine scomparse, ma si trova a fare i conti anche con se stesso, con la paura di fallire, con il senso di colpa, con le responsabilità; il Keller Dover di Hugh Jackman, padre di una delle due bimbe, sta disperatamente cercando la figlia, ma finisce per riportare a galla lati della personalità che pensava di aver nascosto per sempre; la Kate Macer di Emily Blunt, d’altra parte, scopre in Sicario tutti i limiti della sua risolutezza, scopre di essere una pecora fra i lupi. E i personaggi di Villeneuve tendono a percorrere questo intricato sentiero fra interiorità e contatto con l’esterno facendo i conti con una violenza estremamente realistica, quasi crudele: gli incidenti in auto, per esempio, sono ricorrenti e segnano sempre un momento di rottura...

David Fincher: il cinema delle emozioni Giu19

David Fincher: il cinema delle emozioni...

Se cercate degli approfondimenti sullo stile del regista statunitense David Fincher – che sia un articolo su Movieplayer o il bellissimo video del Canale Youtube NerdWriter1 – scoprirete che tutti sono d’accordo su un elemento: Fincher parla di emozioni, trasmette emozioni, usa le emozioni in ogni momento. Questo non significa che le sua filmografia sia abitata dal melodramma: più semplicemente, o forse meno semplicemente, le storie raccontate parlano solitamente di persone e le persone provano e manifestano tantissime emozioni, anche contemporaneamente. Fincher cerca proprio di focalizzarsi su questo aspetto, sul quel “motion” che fa parte della parola “emotion” e che si riferisce a come un tormento interiore possa esprimersi o meno in superficie. Per realizzare questo obiettivo, il regista coreografa ogni singolo fotogramma, sincronizzandosi coi suoi attori: ogni movimento dei personaggi è seguito come un’ombra da un corrispondente movimento di macchina, pan, tilt o track. In questo modo, lo spettatore può “sentire” il movimento, creando una connessione quasi unica nel suo genere: io non mi limito a guardare cosa fa un determinato personaggio, ma mi muovo con lui, percepisco il suo dubbio, sento la sua paura, vengo colpito dallo stesso disgusto, dalla stessa disillusione. In quanti si sono sentiti intrappolati nella cantina del presunto assassino con Robert, il protagonista di Zodiac? In quanti hanno provato enorme confusione, la stessa del Nicholas Van Orton di Michael Douglas, guardando The Game? Chi non ha condiviso i dubbi di Nick, marito incastrato nel meraviglioso Gone Girl? Per non parlare poi dell’alienazione che si prova in modo costante nel guardare Fight Club. David Fincher non tocca temi facili, le sue emozioni non sono mai semplici e piatte: sono complesse, mischiate, in contraddizione fra loro, tremendamente vere. Nei vicoli della città grigia e distaccata in cui è ambientato Seven...

The Neon Demon: dalla Bibbia a Dante Mag18

The Neon Demon: dalla Bibbia a Dante...

Uscito nelle sale nel 2016, The Neon Demon ha scatenato reazioni contrastanti, paragonabili in parte a quelle che avrebbero accompagnato un anno dopo il tanto contestato mother! di Aronofski: l’ultima opera di Nicolas Winding Refn – regista, fra gli altri, di Drive e Bronson – è stata amata e odiata, capita e contestata. Sicuramente, però, non è passata inosservata. Classificato ufficialmente come un horror (e gli elementi terrificanti – seppur non convenzionali – non mancano), il film racconta il lento decadimento della protagonista, la sedicenne Jesse (interpretata da una Elle Fanning quasi elfica), all’interno del mondo della moda di Los Angeles: racconta, cioè, di una perdita di innocenza pericolosa e inesorabile, che si manifesta anche attraverso il comportamento, le parole e gli sguardi degli altri personaggi in gioco. Dalla modella plastificata che teme di invecchiare alla truccatrice respinta dalla vita, dal fotografo scollegato con la realtà allo stilista che cerca la bellezza assoluta, dall’innamorato disperato al predatore senza scrupoli: la protagonista entra in contatto con l’ambizione, la sofferenza e le speranze di chi la circonda, lasciando che l’ambiente di cui disperatamente vorrebbe far parte la cambi irrimediabilmente. I simboli utilizzati dal regista per dare forza a questo concetto non mancano: alcuni sono evidenti, altri nascosti. In ogni caso, tutte le interpretazioni arrivano a toccare e collegare elementi della religione cristiana e ispirazioni letterarie, unendo in un unico piano il ruolo del Messia e le Fiere dantesche. Queste ultime sono – nel Canto I dell’Inferno – la Lupa, la Lonza e il Leone. La Lupa, simbolo di avidità, viene incarnata dal personaggio di Sarah, modella magrissima (come magra e affamata è la fiera di Dante) che deve fare i conti con la fine della propria carriera; la Lonza, simbolo di Lussuria, è – invece –...

Golden Globes 2018: il discorso di apertura di Seth Meyers!...

I Golden Globes 2018 sono terminati da pochissime ore, lasciando spazio a critiche e considerazioni di ogni tipo: questa edizione, la settantacinquesima, è stata – infatti – caratterizzata dal movimento “Time’s Up”, che ha visto la partecipazione massiva  di praticamente tutti gli invitati, vestiti completamente di nero. Attori e attrici si sono succeduti sul palco, sottolineando la necessità di uguaglianza fra uomini e donne, ma anche fra le minoranze: non più lavori di serie A e di serie B, non più trattamenti diversi in base al sesso, alla religione, all’etnia, ma un nuovo sistema equo e giusto per tutti. La serata è stata aperta dal discorso del presentatore Seth Meyers, sceneggiatore del Saturday Night Live per oltre 10 anni e conduttore televisivo: il suo intervento, della durata di poco meno di un quarto d’ora, ha sorpreso tutti con battute divertenti, dure, ma mai troppo sopra le righe. Il presentatore ha, infatti, affrontato fin dai primi istanti il problema “abusi”, salutando “le donne e i pochi gentiluomini rimasti” e ha continuato prendendo di mira, in particolare, il pubblico maschile: niente di troppo scomodo o pesante, ma poche battute sono bastate a far capire la strategia e la posizione tenuta da Meyers nel corso di tutta la serata. Il discorso iniziale ha lasciato spazio anche a Trump (mai direttamente nominato e “tirato in ballo” per il suo scontro con la Corea del Nord), a Weinstein (“il primo professionista di Hollywood che, fra 20 anni, verrà fatto oggetto di BUUU durante il segmento in memoriam), a Spacey (preso in giro più volte nel corso dell’intervento, anche per la sua presunta incapacità di replicare un corretto accento del sud) e a Woody Allen, recentemente finito nell’occhio del ciclone per le considerazioni contenute nei suoi diari privati. Non sono...

Scandali a Hollywood: da Paul Bern al caso Weinstein...

È notizia degli ultimi giorni: Harvey Weinstein, potentissimo produttore cinematografico, è stato accusato di molestie da numerose attrici statunitensi e non, che hanno raccontato – con tristezza, ma con determinazione – delle pesanti avances ricevute durante i provini, dei rapporti a cui sono state costrette, dei commenti da bullo, delle insistenze, delle minacce e della paura. Insomma, di come uno degli uomini più importanti di Hollywood fosse solito usare la sua posizione per ottenere tutto ciò che voleva. Il caso è scoppiato come una bomba, investendo volti noti e mettendo in luce quello che sembra un vero e proprio “sistema”: Weinstein non sarebbe l’unico. Il mondo del cinema e della televisione, però, non è nuovo a questo genere di confusione: gli scandali a Hollywood si ripetono con regolarità, coinvolgendo anche le personalità più amate dal pubblico. Vediamo alcuni dei casi più noti! – Shirley Temple, Marilyn Monroe, Julie Garland e Tippi Hedren sono solo alcune delle attrici che, già in tempi non sospetti, parlavano apertamente di attenzioni non richieste e carriere minacciate. L’ultima, in particolare, si allontanò dal mondo dello spettacolo dopo le insistenti avances di Alfred Hitchcock, che – all’ennesimo rifiuto – le assicurò che le avrebbe reso difficilissimo lavorare. Lei fece spallucce e se ne andò: la storia è raccontata dal film The Girl. – Paul Bern era un potente regista, sceneggiatore e produttore hollywoodiano negli anni ’20 – ’30. Si sposò nel 1932 con la bellissima Jean Harlow, ma si uccise con un colpo alla testa circa cinque mesi dopo: il motivo del suicidio non è mai stato spiegato, ma la Harlow trovò un biglietto che recitava “Cara, carissima, purtroppo questo è il solo modo per riparare lo spaventoso torto che ti ho fatto e cancellare la mia abietta umiliazione. Ti...

Pennywise: la creatura più spaventosa di Stephen King!...

Pennywise, il clown danzante, è uno dei pagliacci più famosi della storia del cinema e della letteratura: prima fra le pagine del romanzo di Stephen King, poi nell’interpretazione di Tim Curry sul piccolo schermo, ha saputo rappresentare la paura più assoluta, il puro terrore. Lo sguardo a tratti vitreo, le espressioni sprezzanti, il tragico contrasto fra la crudezza delle immagini e l’allegria della musica da circo che l’accompagna in ogni istante… un solo personaggio è stato in grado di tormentare i sonni di grandi e piccoli per anni, diventando una vera e propria icona. Ma Pennywise non è IT: è solo una delle sue tante manifestazioni. Perché? Perché IT rappresenta tutte le paure: si trasforma, cambia essenza, modifica il suo aspetto e si adatta di continuo. Un vampiro, un licantropo, dei fantasmi, persino una mummia… Quale immagine può racchiudere tutte le precedenti, conservando lo stesso tipo di inquietante terrore? King scelse il clown. In effetti, i pagliacci sono, da sempre, piuttosto controversi: complice il trucco esagerato, le smorfie e i numeri che prevedono – spesso – cadute rovinose, litigate e finta violenza, i clown non sono mai fra i preferiti dei bambini. Se poi si torna con la memoria ai circhi più antichi e ai “freaks” (donna barbuta, donna cannone, gemelle siamesi ecc…), è ancora più facile capire perché un certo tipo di spettacolo metta irrimediabilmente a disagio il pubblico, anche oggi. Ne sa qualcosa Tim Curry: chiamato a interpretare Pennywise per la miniserie tv del 1990, l’attore si trovò improvvisamente sommerso dal trucco, costretto a rimanere in costume per ore e ore. Certo, la quantità di make up venne progressivamente ridotta (la sua incredibile espressività bastava a avanzava per ottenere l’effetto desiderato), ma difficilmente il resto del cast trascorreva del tempo con lui:...

10 curiosità sui film di Hollywood!...

Il mondo del cinema è ricco di grandi sorprese: attori che improvvisano, incidenti che diventano parte integrante del film, battute pronunciate a caso che poi diventano cult, pellicole a bassissimo costo che poi fanno il botto a livello commerciale e, al contrario, grandi produzioni che cadono nel nulla… nessuna produzione riesce a completare i lavori con il 100% di tranquillità! Ecco, quindi, 10 curiosità sui film di Hollywood! 1 – La maschera utilizzata nella saga horror di Halloween, quella – per capirci – indossata dall’assassino Michael Myers, non è una faccia bianca, ma una riproduzione del viso dell’attore William Shatner, cioè il Capitano Kirk di Star Trek! 2 – Le riprese del film Alien devono essere state davvero divertenti: basti pensare che, subito prima della famosa scena in cui l’alieno “uccide” il personaggio interpretato da John Hurt (quindi la primissima apparizione dell’antagonista principale della pellicola), nessuno aveva la più pallida idea di cosa stesse per accadere! Possiamo solo immaginare lo shock! 3 – Il ruolo di Jack Torrance, protagonista di Shining, doveva inizialmente andare a Robert De Niro. Il regista Stanley Kubrick, però, lo riteneva un po’ troppo psicopatico e troppo simile al suo personaggio di Taxi Driver, quindi spinse per passare la parte a Jack Nicholson. 4 – Il film horror “Scream” si sarebbe dovuto chiamare “Scary Movie”: anni dopo, il titolo andò alla serie di commedie demenziali che prendono di mira proprio i cliché del genere! 5 – In Jurassic Park, l’iconico verso del brontosauro venne creato mixando i versi di balene e asini! 6 – L’intero girato di 2011: Odissea nello Spazio è lungo 200 volte la durata complessiva del film uscito nelle sale. 7 – Dopo l’uscita di Top Gun, cult anni ’90 con un giovanissimo Tom Cruise, gli arruolamenti...

La Piccola Bastarda: che fine ha fatto la Porsche di James Dean?...

James Dean, morto a soli 24 anni nel 1955, è ancora oggi un’icona: di stile, sicuramente (anche grazie a lui, jeans e maglietta bianca spopolano indisturbati da oltre mezzo secolo), ma anche di “attitudine”. Con la sua faccia bellissima e squadrata, il suo sguardo a tratti trasognato, il suo indiscusso talento, le sue foto private che rivelano un animo profondo, le intense passioni per tutto ciò che è arte e la sua affascinantissima vena ribelle, è ancora oggi – per tanti – un modello da imitare, raggiungere, superare. Parte del suo essere ribelle si esprimeva anche con le auto: le sue preferite, le Porsche, lo accompagnarono per tantissimi anni e una di loro, la Piccola Bastarda, ne segnò anche la fine. Ma chi era la Piccola Bastarda? Era una meravigliosa Porsche 550 Spyder color argento, lunga, lunghissima, senza tettuccio: praticamente un missile, sia per linee che per velocità (220 Km/h con un passaggio da 0 a 100 in 10 secondi. Nel 1955…). Dean l’acquistò nel ’55, abbandonando la precedente 356 bianca: nemmeno il tempo di staccare l’assegno che l’auto finì a George Barris, famoso per aver progettato e prodotto alcune delle auto cinematografiche più famose di sempre (la macchina dei Flinstones, la Batmobile, il Generale Lee…). Barris gliela modificò, la rese ancora più aggressiva, perfetta per quelle gare su strada che la Warner Bros. aveva espressamente vietato a Dean, almeno durante le riprese. Dopo le modifiche, Barris gliela riconsegnò, manifestando un brutto presentimento: la Piccola Bastarda, soprannome scelto direttamente dall’attore, l’avrebbe fatto finire male. Il 30 settembre del ’55, la profezia si avverò. Mentre si trovava in auto, sulla sua Little Bastard, in compagnia di un amico, un’auto proveniente dalla direzione opposta non rispettò una precedenza, prendendoli in pieno: sulla Statale 46, in direzione...

The Black List: spazio agli scrittori...

The Black List è un progetto dal nome oscuro e un po’ inquietante, ma dai risultati incredibili: nasce nel 2005 per opera di Franklin Leonard, un executive della grande industria cinematografica hollywoodiana che decide di iniziare una ricerca fra gli addetti ai lavori, chiedendo ai suoi colleghi di votare tutte quelle sceneggiature che non ce l’avevano fatta a diventare film veri e propri. Pellicole di ogni genere, lasciate a metà per mancanza di un produttore o per l’assenza di un regista… script belli, bellissimi, ma purtroppo abbandonati: l’idea era quella di rimettere sotto i riflettori l’importanza di una buona storia, dando slancio al settore degli scrittori. Nel 2005 a votare erano meno di 100, oggi sono quasi 500: executive di piccoli studi e professionisti delle major che leggono le sceneggiature (di solito, del genere di loro competenza) e danno un voto che va da 1 a 10. The Black List raccoglie i risultati, li somma e restituisce una sorta di scaletta annuale, che indica i preferiti: delle oltre 1000 pellicole recensite e votate negli ultimi 12 anni, quasi un terzo è stato poi effettivamente prodotto. Oltre 300 pellicole in totale, capaci di raccogliere oltre 25 miliardi di dollari nel mondo e più di 260 nomination all’Oscar: ne hanno vinti 48, compresi Miglior Film e Miglior Sceneggiatura. I casi più eclatanti comprendono Il Discorso del Re, Argo, Il Caso Spotlight e The Imitation Game (il più votato di sempre), ma ogni anno questa particolare ricerca mette in luce titoli davvero incredibili. Qualche esempio? Nel 2005, in lista finirono Blood Diamond, Juno, Little Miss Sunshine, The Prestige, Nebraska e Zodiac (oltre ai vari X-Men e Fast and Furious); nel 2006, Quel treno per Yuma, In Bruges, Changeling, Frost/Nixon, Scott Pilgrim Vs. The World, Sette Anime; nel...

Febbre da remake: film che si potrebbero evitare...

Da diversi anni a questa parte, al cinema è dilagata la febbre da remake: non una novità, se si considera che molti campioni d’incassi (Scarface, per dirne uno) derivano da opere precedenti, ma è innegabile che la cosa stia oggi sfuggendo un po’ di mano. Ok, qualche remake ha avuto successo – il genere horror, per esempio, ne ha ampiamente giovato – ma questo non significa dover dirottare tutte le produzioni verso questo ambito rischiosissimo: avete presente il remake di Psyco, no? Sembra quasi che remake (e reboot, e sequel, e prequel) siano diventati una mania: Ghostbusters al femminile – carino, ma evitabilissimo – l’ennesimo Assassinio sull’Orient Express (anche se il cast è da urlo e le prime foto ufficiali fanno ben sperare), Ocean’s Eleven, sempre al femminile, un nuovo Blade Runner, l’infinita saga di Star Wars, con svariati spin off in lavorazione… Ovvio, meglio non fare di tutta l’erba un fascio: alcuni progetti sembrano notevoli. Il trailer del nuovo IT, per esempio, è arrivato a bomba meno di un mese fa e ha convinto anche i più scettici. Però, c’è un però: possibile che non si trovino spazio e fondi per screenplay completamente originali? Possibile che ciclicamente si debba ritornare ai titoli di maggiore successo per giocare sul sicuro? Possibile che non esistano più pellicole intoccabili, da lasciare da sole nella loro perfezione? Possibile che un buon film (così come una buona serie tv) sia al 95% destinato a diventare il primo capitolo di una storia infinita, fatta di 2, 3, 4, reboot, spin off e prequel? Ecco, se questa lotta alla febbre da remake vi sembra esagerata, di seguito troverete un lunghissima lista di film attualmente presi in considerazione per un make over: forse, alla fine, sarete d’accordo anche voi! – Ace...

Marilyn Monroe: diva senza tempo...

Vorrei essere felice. Ma chi lo è? (Marilyn Monroe)  Di Marilyn Monroe si è detto tutto e il contrario di tutto. Nata l’1 giugno del 1926 (fra meno di un mese ricorrerà il suo 91° compleanno), Norma Jean Mortenson – o Baker, secondo il certificato di battesimo – ebbe un’infanzia difficile, costellata dall’assenza di una figura paterna, l’allontanamento dalla madre e l’affido a più di dieci diverse famiglie: si sposa la prima volta ancora giovanissima e cerca da subito di sfondare, prima come modella e poi come attrice. La fama arriva alla fine degli anni ’40, portandole un difficile carico di tristezza e incertezza: Norma Jean e Marilyn diventano due persone diverse, accomunate solo da una grande fragilità. La morte, forse un suicidio, arriva il 5 agosto del 1962 e la consegna alla storia: ancora oggi, a decenni dalla scomparsa, la Monroe è considerata un’icona senza paragoni. Ma siete sicuri di sapere tutto su di lei? Ecco alcune curiosità che la riguardano: forse, dopo la lettura, comincerete a vedere questa meravigliosa attrice sotto una luce diversa! – Radio Plane: questo è il nome della fabbrica in cui Norma Jean e il primo marito lavorano durante la seconda guerra mondiale. La futura stella di Hollywood piega i paracadute e dipinge le fusoliere: un giorno, però, arriva in azienda il fotografo David Conover, che, notata la sua incredibile bellezza, le chiede di scattare una foto e si fa dare anche la licenza per utilizzare l’immagine. La foto fa il giro degli Stati Uniti e Norma Jean viene eletta Miss Lanciafiamme: la strada del cinema si aprì inaspettatamente. – Marilyn Monroe: non è chiaro da dove sia saltato fuori il suo nome d’arte. C’è chi dice abbia preso spunto dal nome proprio della moglie di Arthur Miller,...

10 divi della vecchia Hollywood: carisma, fascino e talento da vendere!...

Quando si pensa alla vecchia Hollywood, vengono subito in mente alcuni nomi iconici, attori e attrici che hanno fatto la storia non solo per il loro talento, ma anche per l’incredibile fascino ed un innegabile carisma. Oggi partiamo dagli attori più cool che siano mai esistiti: ecco 10 divi della vecchia Hollywood! – Humphrey Bogart (1899 – 1957): uno dei volti più riconoscibili di sempre, talmente unico nel suo genere da diventare metro di paragone per chiunque abbia tentato la strada della recitazione dopo di lui. Parlando di Bogart, Hemingway disse: “Il volto d’uomo più interessante che abbia mai conosciuto”. E, in effetti, così veniva percepito anche dal pubblico: affascinante, misterioso, carismatico, sempre impegnato in ruoli da uomo imperfetto, fragile, eppure mosso da valori solidi, come la lealtà e la generosità. Una parte del suo successo arrivò, forse, anche dal suo matrimonio – glamour e invidiatissimo – con la divina Lauren Bacall. – Frank Sinatra (1915 – 1998): The Voice in Italia, Swoonatra nel resto del mondo (“swoon”, cioè “svenire”… proprio l’effetto che il cantante faceva sulle sue fan!). Bellissimo, carismatico, talentuoso, affascinante, divertente e anche, a tratti, scandaloso: Sinatra incise in vita circa 2200 canzoni, per un totale di oltre 60 album. Praticamente nessun’altro ha raggiunto questi numeri, lasciando “Old Blue Eyes” da solo, sulla vetta, ammirato da tutti gli altri (Michael Jackson compreso). Non solo un cantante, però: partecipò anche a 53 film, imponendosi per i suoi tanti talenti! – Dean Martin (1917 – 1995): si fece conoscere in coppia con Jerry Lewis, recitando il ruolo di quello calmo, cool, affascinante, tranquillo, misurato ed elegante. Fortunato con le donne, ma mai esagerato o antipatico. Ebbe tantissimo successo anche da solo, non solo come cantante, ma anche come attore: Elvis (ELVIS!!) lo definì...

San Valentino 2017: le coppie da film che ci hanno fatto sognare...

Il 14 febbraio è una data controversa: c’è chi è innamorato e lo grida al mondo, chi è innamorato e lo dimostra tutti i giorni, chi è innamorato e si scorda di San Valentino, chi è single e insegue, chi è single e ha gli occhi a cuoricino, chi è single e a metà febbraio inizia a disprezzare tutto il mondo. Insomma, ogni reazione è valida! Qualsiasi sia il vostro atteggiamento nel giorno dell’ammmmmmore, è innegabile che il cinema abbia saputo utilizzare questo particolare aspetto dell’esistenza umana, regalandoci coppie iconiche, che hanno segnato generazioni, dando spesso vita ad aspettative tristemente disattese (oppure no?). Vediamo le 10 coppie da film che ci hanno fatto battere il cuore:   1 – Rossella O’Hara e Retth Butler, cioè Vivien Leigh e Clarke Gable in Via col Vento: LA coppia per eccellenza, sia per la storia d’amore travagliata, che per il fascino e la bellezza di entrambi i protagonisti. Lei un po’ altezzosa e vanitosa, lui duro e magnetico: una coppia quasi senza paragoni, che ancora oggi viene citata e ricitata. “So solo che ti amo.” “Questa è la tua disgrazia.” 2 – Ilsa Lund Laszlo e Rick Blaine, cioè Ingrid Bergman e Humphrey Bogart in Casablanca: un altro capolavoro, un’altra coppia storica. Lui cinico, quasi indifferente, lei bellissima, tormentata, spaventata: si lasceranno alla fine (SPOILERRRRRR!), ma ricordando l’amore che li ha fatti ritrovare. “Avremo sempre Parigi.” 3 – Rose DeWitt Bukater Dawson Calvert (sigh!) e Jack Dawson, cioè Kate Winslet e Leonardo DiCaprio in Titanic: quante lacrime, quanta tristezza, quanta emozione…. Ma se le si fosse spostata un pochino su quella zattera a quest’ora lui sarebbe vivo! Lei ricca, ricchissima, bella e ribelle, sull’orlo della disperazione, lui povero, poverissimo, ma pieno di speranze e promesse: si innamorano, ma...

Le inquadrature perfette che hanno fatto la storia del cinema...

Le 5 inquadrature perfette. Ok, le 10 inquadrature perfette. Forse è meglio sceglierne direttamente 25…. alla fine ho perso il conto e ne ho messe a decine! Scegliere le inquadrature perfette, quelle che hanno condizionato la storia del cinema, cambiando per sempre il modo di pensare alle regia, non è affatto facile: ogni regista ha saputo dare spazio ai suoi racconti in modo unico, costruendo nuovi mondi, sorprendendo con colori e luci, ma anche ombre e oscurità. Alcuni dei film che ho incluso nella galleria andrebbero praticamente copiati e incollati al 100%: Il Petroliere, The Revenant, Vertigo, Le Iene, Il buono il brutto e il cattivo… come si fa a scegliere una sola inquadratura? Io, comunque, ci ho provato, arrivando fino all’ultimissimo Arrival, un film forse un po’ difficile, un po’ lento, complesso, ma – trovo – bellissimo. Forse il più bello degli ultimi anni. Quali sono le vostre inquadrature perfette? Suggeritele nei commenti!   Inquadrature perfette: Nosferatu Inquadrature perfette: Preferisco l’ascensore Inquadrature perfette: La passione di Giovanna D’Arco Inquadrature perfette: Un Chien Andalou Inquadrature perfette: Il mago di Oz Inquadrature perfette: Tempi Moderni Inquadrature perfette: Quarto Potere Inquadrature perfette: Casablanca Inquadrature perfette: Roma Città Aperta Inquadrature perfette: Viale del Tramonto Inquadrature perfette: Un tram che si chiama desiderio Inquadrature perfette: Cantando sotto la pioggia Inquadrature perfette: La finestra sul cortile Inquadrature perfette: Quando la moglie è in vacanza Inquadrature perfette: Sentieri Selvaggi Inquadrature perfette: Vertigo Inquadrature perfette: Intrigo Internazionale Inquadrature perfette: Psyco Inquadrature perfette: Lawrence d’Arabia Inquadrature perfette: 8 1/2 Inquadrature perfette: Il buono il brutto e il cattivo Inquadrature perfette: Il Laureato Inquadrature perfette: 2001: Odissea nello Spazio Inquadrature perfette: L’esorcista Inquadrature perfette: Rocky Inquadrature perfette: Incontri ravvicinati del terzo tipo Inquadrature perfette: Apocalypse Now Inquadrature perfette: Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora Inquadrature perfette: I predatore dell’arca perduta...

Oltre La La Land: i migliori musical! Gen30

Oltre La La Land: i migliori musical!...

Nelle ultime settimane, complici anche le tantissime nomination a praticamente ogni premio esistente, La La Land ha riportato alla ribalta un genere dato periodicamente per morto, che – però – non ha mai davvero perso colpi, trasformandosi ed adattandosi a periodi e mode: il musical. Che siano commedie musicali, adattamenti, trame basate su grandi successi, opere originali o drammi più “adulti”, questi film raccolgono sempre un mix di opinioni contrastanti, generando interessanti discussioni, mai scontate: lo stesso La La Land, dopo un inizio incredibile, sta attraversando una sorta di “calo di fama”, con le prime critiche all’indirizzo di storia, attori e scelte musicali. Bene o male, tutti i musical hanno attraversato la stessa instabilità: alcuni si sono difesi meglio di altri, entrando nella storia. Ma quali sono i migliori musical? Ecco una lista – non in ordine di preferenza – che raccoglie alcuni fra i migliori esempi del genere: come al solito, se manca qualcuno, segnalatecelo nei commenti! – Spettacolo di varietà (The Band Wagon – 1953): la scena più famosa, per altro ripresa da Emma Stone e Ryan Gosling, vede come protagonisti Fred Astaire e Cyd Charisse, impegnati in una meravigliosa ed elegantissima danza a due, che raggiunge incredibili note di romanticismo. Fred Astaire è una sicurezza, ancora oggi praticamente inimitabile. – Cantando sotto la pioggia (Singin’ in the Rain – 1953): non solo Gene Kelly. Anche Donald O’Connor e Debbie Reynolds hanno contribuito a rendere questa pellicola una pietra miliare del genere: Moses Supposes, Good Morning, Make ‘em laugh, You were meant for me e la stessa Singing in the rain sono entrate nell’immaginario collettivo grazie all’enorme talento dei protagonisti e anche grazie a qualche citazione inaspettata. Vi ricordate cosa canticchia Alex durante una delle sue aggressioni in Arancia Meccanica? – Hair...