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Ca’ Dario: un mistero veneziano

Ca’ Dario è un bellissimo palazzo dallo stile particolare, affacciato sul Canal Grande, a Venezia: costruito nella seconda metà del ‘400 per volere di  Giovanni Dario, venne realizzato mescolando ispirazioni ed elementi provenienti da culture e correnti differenti, portando alla meravigliosa convivenza di particolari gotici, rinascimentali e orientali.
Alto, slanciato, largo appena 10 metri e leggermente pendente a causa di un cedimento strutturale, l’edificio è caratterizzato da marmi di diversi colori e pietre d’Istria, oltre che da una facciata asimmetrica ed un lato posteriore disomogeneo: tutti elementi che rendono Ca’ Dario unica e indimenticabile!
Il poeta britannico Ruskin ne rimase così impressionato da descriverla minuziosamente nei suoi scritti, mentre Claude Monet la scelse come protagonista di una serie di quadri impressionisti, con stessa angolazioni, ma luci diverse: insomma, chiunque passi davanti a questo palazzo non può rimanere indifferente.
Ma gli abitanti di Venezia e gli appassionati del mistero conoscono Ca’ Dario anche per un altro motivo, decisamente meno allegro: il palazzo sarebbe, infatti, vittima di una maledizione, che ricade senza scampo sui suoi proprietari.

Ca' Dario secondo Monet

Ca’ Dario secondo Monet

Tutto inizia con Marietta Dario, figlia di Giovanni e prima erede del complesso: suo marito, Vincenzo Barbaro, finì in disgrazia per una serie di perdite economiche e morì accoltellato; Marietta, disperata, si tolse la vita. Poco dopo, anche il figlio della coppia, Giacomo, cadde vittima di un’imboscata a Creta, suscitando grande scalpore fra gli abitanti della città.
La frase posizionata all’ingresso, “VRBIS GENIO IOANNES DARIVS”, cioè “Giovanni Dario, in onore del genio della città”, venne modificata da qualche passante in “VRBIS GENIO IOANNES DARIVS a SVB RVINA INSIDIOSA GENERO”, cioè “Io genero sotto una insidiosa rovina”.
La casa rimase di proprietà dei Barbaro fino all’inizio del XIX secolo, quando l’ultimo erede, Alessandro, la vendette ad un ricco commerciante di pietre preziose, Arbit Abdoll: poco dopo, l’uomo d’affari fece bancarotta e fu costretto a vendere Ca’ Dario all’inglese Rawdon Brown, la cui proprietà durò pochissimo. Non avendo più denaro per la ristrutturazione la cedette quasi subito.
I proprietari iniziarono a susseguirsi uno dietro l’altro, a breve distanza, fino alla Contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, che riuscì a restaurare il palazzo, ma fu testimone della grave malattia contratta improvvisamente dal poeta francese Henri de Règnier, suo ospite.

Dopo la guerra, Ca’ Dario passò a Charles Briggs, un miliardario americano che decise di fuggire poco dopo a causa di alcune voci sulla sua omosessualità: giunto in Messico, il suo amante si uccise.
A questo punto, il palazzo rimase a lungo senza proprietario: molti si fecero avanti, ma nessuno lo acquistò. In particolare, il tenore Mario Del Monaco, particolarmente vicino all’acquisto, si ritirò improvvisamente a causa di un brutto incidente stradale, avvenuto proprio mentre si recava a Venezia per concludere l’affare.
Destini simili accolsero i successivi acquirenti, fra cui Filippo Giordano delle Lanze (ucciso all’interno dell’edificio nel 1970 da un uomo poi a sua volta assassinato poco dopo), Kit Lambert, manager degli Who, che qui vide peggiorare la sua dipendenza da droghe, e Raul Gardini, che, dopo scandali e problemi finanziari, si tolse la vita nel 1993.

Attualmente, Ca’ Dario è di proprietà di un ignoto acquirente intervenuto tramite una società americana ed è interessata da un intenso restauro: rimane, intatto e intoccabile, il mistero legato alle sue stanze.
A rappresentare bene l’atmosfera che si può respirare all’interno dell’edificio ci sono le parole di Lambert, che spesso preferiva dormire al vicino Hotel Gritti per “sfuggire ai fantasmi che nel Palazzo lo perseguitavano”.