Il museo Petit Palais di Parigi feb15

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Il museo Petit Palais di Parigi

E’ ritornato allo splendore originale il Petit Palais, il “piccolo palazzo” uno dei musei più amati dai parigini stessi.

Il Petit palais sorge nell’Ottavo Arrondissement, il quartiere salotto della città, con Place de la Concorde, gli Champs Elysées e le vie delle grandi boutique come Avenue Montaigne e Rue du Faubourg Saint Honoré. Un quartiere dove è piacevolissimo passeggiare e soggiornare, visto che offre anche ristoranti e alberghi di squisita ospitalità.
Non è un semplice restauro ma una vera e propria rinascita quella del Petit Palais, dove la protagonista principale è la luce, che inonda ogni ambiente non appena varcate le pesanti porte di ferro battuto d’ispirazione Art Nouveau. Sembra sorgere dappertutto, dalle grandi finestre aperte sugli Champs Elysées, dal giardino interno, dai soffitti dove agli affreschi si alternano a grandi vetrate aperte sul cielo di Parigi.
Nulla a che vedere con il museo buio e polveroso che, nonostante le importanti mostre temporanee ospitate nel corso degli anni, rimaneva sempre nell’immaginario di parigini e di Inguaribile Viaggiatore come il fratellastro povero e un po’ negletto, seppure amatissimo, del più importante vicino Grand Palais.

Gioiello architettonico dell’Exposition Universelle del 1900, opera dell’architetto Charles Girault, il Petit fu salutato al momento della sua inaugurazione come un capolavoro eclettico in cui vetro e metallo si sposavano con la maestosità classica.
Potendo contare soltanto sulla luce del giorno, Girault aveva moltiplicato le soluzioni audaci per farla penetrare, creando uno spazio aperto di grande modernità, di cui, paradossalmente, il Petit Palais è rimasto vittima. Troppo moderno, troppo trasparente rispetto ai mezzi a disposizione all’epoca per filtrare la luce e controllare allo stesso tempo la temperatura a protezione delle opere. Così, sostituita la luce naturale con quella elettrica negli anni ’50, a poco a poco si è cominciato a nascondere finestre, murare porte, costruire doppi soffitti e pareti, rinchiudendo l’edificio su se stesso e relegandolo a una sorta di penombra perenne.

Ormai invaso dalla luce del giorno, oggi sapientemente controllata da un sistema informatico che mette in azione due diversi tipi di tende secondo l’intensità del sole e coordina le varie fonti di luce artificiale variandone l’intensità secondo i bisogni meteorologici, il museo ha recuperato circa 7 mila metri quadrati supplementari di superficie. Quello che ci voleva per soddisfare pienamente il progetto culturale di Gilles Chazal, conservatore generale e direttore del nuovo Petit Palais, che è stato all’origine della sua rinascita.
Un museo da visitare ben più di una volta perché è gratuito, ha una posizione eccezionale, è di notevole bellezza architettonica e nello stesso tempo ha una dimensione umana: è un palazzo, ma non è il castello di Versailles, gigantesco e dispersivo e dove si ha desiderio di ritornare, dove ci si sente bene e s’imparano molte cose, grazie alla grande offerta artistica di pittura, scultura, mobili e oggetti d’arte esposti nelle sue sale e che sotto certi punti di vista ricorda la visita all’albertina museum di Vienna.

Il panorama artistico va dai reperti dell’antichità egizia, greca e romana fino agli inizi del XX secolo, con collezioni antiche e medievali che affiancano quelle del Rinascimento italiano e francese, oltre a un’importantissima raccolta di pittura fiamminga e olandese del ’600 e del ’700.
Un’universalità di esposizione che può piacere o meno, ma che tuttavia ha permesso l’annessione di straordinarie donazioni eterogenee, come quella riguardante Matisse o quell’altra, più recente, di 80 icone greche e russe che ne fanno il più ricco museo in Francia in questo campo.

Il percorso, che si snoda nell’ala verso gli Champs Elysées dopo aver attraversato la grande hall e la galleria con il sontuoso pavimento-mosaico di Facchina (autore anche di quelli del peristilio e delle tre vasche del giardino interno), è concepito proprio sui continui confronti tra le varie scuole e le varie espressioni artistiche.
Grazie allo spazio recuperato, è molto più ricca la parte della collezione permanente (45 mila pezzi in tutto); i dipinti esposti sono 1.300 invece di 850; e tutta l’ala destra, che guarda verso la Senna, è destinata ad accogliere le mostre temporanee.

Sono davvero tantissimi i gioielli vanto del Petit palais, soprattutto nelle opere pittoriche dei maggiori artisti, ma è altrettanto vero che tra stucchi, marmi, ori, mosaici, sale e gallerie, il pezzo più bello resta il museo stesso. Menzione particolare merita poi la splendida e ricca libreria d’arte e il caffè-ristorante Le Jardin du Petit Palais, aperto sul delizioso giardino interno a forma di mezza luna, evocatore della moda esotica di fine Ottocento.
E l’offerta del Petit palais non finisce qui: sono previste, infatti, altre attività come concerti, proiezioni e audizioni troveranno posto nell’auditorio al piano inferiore e il programma di un imminente futuro sarà definito dopo un indispensabile periodo di rodaggio.