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Salvador Dalí: “Il surrealismo sono io”

Salvador Dalí non ha mai messo d’accordo tutti: nella sua vita – complici le scelte al limite, la stravaganza, le opinioni estreme – ha spesso collezionato critiche e aspre opposizioni, imparando da subito a gestire un’incredibile fama.
Di lui si è detto tutto e il contrario di tutto: appoggiava Franco, non condannava il fascismo, ma non era antisemita; amava la madre e mal sopportava il padre; era pazzo, a tratti delirante, ma era anche un genio; amava se stesso, ma accettava senza opposizioni l’autorevolezza della moglie.
George Orwell ebbe occasioni di commentare con durezza le scelte dell’artista spagnolo, dicendo: “Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l’altra né, in alcun modo, la influenza.”

Salvador Dalí

Salvador Dalí

Probabilmente, non sapremo mai chi fosse il vero Salvador Dalí: alcune curiosità, però, ci aiuteranno a comprenderne gli aspetti superficiali.

- Dalí nasce a Figueres, in Catalogna, l’11 maggio del 1904 e sempre qui muore 84 anni dopo, il 23 gennaio del 1989: dopo una vita trascorsa a viaggiare per la Spagna, la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, l’artista ha scelto di ritornare nella sua città natale, dove è stato anche sepolto.
- Come Vincent Van Gogh, anche Salvador Dalí porta il nome del fratello maggiore, morto prematuramente nel 1903: col tempo, anche a causa dei genitori, l’artista si convinse di esserne la reincarnazione. Disse: “Era la prima versione di me”.
- Ossessionato dal cibo, a sei anni voleva diventare un cuoco. Optò, poi, per la pittura, ma non abbandonò mai questa passione, pubblicando anche un libro di ricette (in 400 copie) nel 1973.
- Frequentò una scuola d’arte, ma non si diplomò mai: arrivato agli esami finali, si rifiutò di farsi giudicare da docenti che riteneva non sufficientemente competenti per valutare le sue opere.
- Fra le sue influenze sono comprese: la pittura classica, l’avanguardia estrema, Barradas, Raffaello, Bronzino, Vermeer e Velasquez, cui “rubò” anche l’idea degli iconici baffi all’insù.
- Grazie ai suoi viaggi, conobbe e diventò molto amico di Pepìn Bello, Federico Garcia Lorca e Louis Bunuel: proprio con quest’ultimo, nel’29, collaborò per la realizzazione di Un Chien Andalou.
Ammirava moltissimo, ricambiato, anche Picasso.
- Amava sorprendere e colpire il pubblico, anche in negativo: ad una festa in maschera a New York negli anni ’30, si presentò con la moglie Gala indossando un costume per molti oltraggioso. I due, infatti, si vestirono da Baby Lindbergh e il suo rapitore.
Nel ’36, all’Esposizione Internazionale Surrealista di Londra, arrivò vestito da palombaro, tenendo una stecca di biliardo in mano e due levrieri al guinzaglio.
- Negli stessi anni, ebbe un furioso contrasto con il gruppo dei surrealisti, che lo espulsero accusandolo di non aver preso posizione contro il fascismo.
Salvador Dalí, tendenzialmente apolitico, concluse il diverbio dicendo: “Il surrealismo sono io”.
Da quel momento, e per tutta la vita, ricevette diverse critiche per il suo atteggiamento e le sue scelte, secondo i più orientate solo a fare soldi.
- Nel ’69 disegnò il famosissimo logo dei lecca lecca Chupa Chups.
- Nell’82 il Re Juan Carlos I di Spagna lo rese Marchese di Pùbol: pochi anni dopo, Dalí ricambiò, donando al re il suo ultimo disegno.
- Ha reso involontariamente milionarie le sue segretarie: non le pagava, ma donava loro dei bozzetti, che le resero ricchissime dopo la sua morte.
- In vita, ha realizzato circa 1500 dipinti, oltre a loghi, disegni, litografie, scenografie, costumi, sculture e illustrazioni per libri.