Le principali novità nel campo automobilistico presentate al CES di Las Vegas...

Il CES di Las Vegas, ribattezzato da molti la “fiera dei sogni”, rappresenta una vetrina dalla grande visibilità per i grandi brand tecnologici ed elettronici, che possono mostrare i loro nuovi prototipi, che saranno lanciati sul mercato del futuro. Da diverso tempo ormai ha fatto prepotentemente irruzione alla manifestazione tecnologica in Nevada il settore automobilistico, che anche quest’anno non ha deluso le aspettative presentando prodotti e servizi estremamente all’avanguardia e futuristici. L’azienda Autronica, officina specializzata in auto elettriche a Udine, ci spiega come oltre ai nuovi modelli di auto, svelati proprio nella “città delle luci” dalle case automobilistiche, i protagonisti in assoluto del settore sono stati i nuovi modelli di guida autonoma e l’intelligenza artificiale. Partendo dai modelli uno dei più interessanti è stato e-Palette di Toyota, un minivan elettrico dotato di guida autonoma pensato per il business. Il veicolo, oltre ad essere usato per il servizio di car sharing o di consegne a domicilio, è anche dotato di un display esterno dove mostrare informazioni utili sul percorso o inserire messaggi pubblicitari. Queste innovative caratteristiche hanno attirato l’attenzione di Uber ed Amazon, diventati partner di Toyota in questo progetto. Anche Kia punta forte su veicoli “eco-friendly”, infatti ha presentato 16 auto rispettose dell’ambiente: 5 ibride, 5 ibride plug-in, 5 elettriche a batterie ed una alimentata da celle a combustibile. Passando ai servizi per la guida sicura uno dei più interessanti è la tecnologia Brain-to-Vehicle (B2V) di Nissan. Si tratta di un sistema dotato quasi di intelligenza propria, poiché è in grado di interpretare i messaggi inviati dal cervello umano e di fornire un’assistenza all’automobilista, favorendo una guida più piacevole e confortevole. In questo settore da segnalare il sistema Departed Drive Rescue & Exit Maneuversviluppato da Mobis, la divisione dedicata alla sicurezza della Hyundai. Una particolare camera ad infrarossi monitora le condizioni di salute del guidatore, analizzando il movimento del viso e delle palpebre. Se il sistema ritiene che ci sono le condizioni per un malessere...

Alla scoperta della canapa...

Sono davvero tanti i pregi della canapa, un materiale che negli ultimi tempi sta venendo riscoperto in modo sempre più apprezzabile: il merito è della sua grande resistenza, ma anche della sua capacità di fornire una protezione ottimale rispetto all’azione dei raggi UV. E non è finita qui, perché la canapa è in grado anche di assorbire l’umidità ed è antiparassitaria, il che vuol dire che non richiede il ricorso a pesticidi o ad altre sostanze potenzialmente tossiche. Coltivabile nel nostro Paese, questo materiale naturale ha alle spalle una storia molto lunga: oggi esso è impiegato anche per la realizzazione di abbigliamento biologico. La canapa non è soggetta a terme o a funghi, ma nemmeno a muffe ed acari: i tessuti realizzati con questo materiale si caratterizzano per una notevole capacità di dispersione, il che implica che restano caldi in inverno e freschi in estate. Assorbendo gli odori in misura limitata, gli indumenti in canapa possono essere usati anche quando si fa sport o si pratica un’attività fisica, in quanto sono perfettamente compatibili con il sudore e lasciano traspirare la pelle. Per di più, essi si contraddistinguono per una micropotenza elettrica in virtù della quale viene stimolata la circolazione del sangue. Dal punto di vista pratico, la vestibilità della canapa è superiore rispetto, per esempio, a quella di un materiale come il lino, come dimostrano le sue pieghe più dolci. Certo è che il vero punto di forza che definisce la sua coltivazione va individuato nell’ecosostenibilità della cultura: non solo l’ambiente non risulta danneggiato, ma addirittura viene aiutato. Le radici molto lunghe che si formano, infatti, vanno a scavare nel terreno in profondità, così da garantire una maggiore ossigenazione e da incrementare la sua fertilità. Non c’è bisogno, pertanto, di utilizzare concimi, mentre gli oli essenziali hanno proprietà tali da tenere alla larga i...

Il velcro adesivo e i suoi usi!...

Il velcro adesivo è un alleato prezioso per tantissime delle nostre attività quotidiane: utilizzato su diversi tessuti, ma anche su superfici di vario tipo (dalle pareti ai metalli, passando per il legno, il cartone e il vinile), diventa un valido supporto, adattabile a ogni situazione! Per scoprire le sue origini bisogna andare indietro nel tempo: nel 1941, l’ingegnere svizzero Georges de Mestral stava passeggiando per i boschi quando notò qualcosa di molto particolare. Sui suoi vestiti – in particolare sulle calze di lana – rimanevano, infatti, impigliati dei frutti secchi, chiamati acheni spinosi o Bardana: analizzandoli al microscopio, l’ingegnere scoprì che le estremità delle loro spine erano uncinate e proprio questa caratteristica permetteva loro di “aggrapparsi” ad altre superfici. Deciso a imitare quel sistema così intelligente, Georges de Mestral utilizzò il nylon, riproducendo gli uncini su una fettuccia e le fibre di lana su un’altra: le due aderirono perfettamente, con un risultato finale estremamente resistente! Il nuovo prodotto, chiamato velcro (dal francese: velours, cioè velluto, e crochet, cioè uncino) si diffuse rapidamente, presto declinato in diverse versioni adattabili a tutti i vari impieghi! Ma come può essere usato il velcro adesivo? Vediamo qualche esempio! 1 – Sui vestiti: il velcro può salvare un outfit! Applicata al posto di una cerniera zip (che può rompersi facilmente), una fascetta adesiva è affidabile e quasi invisibile: basta posizionarla sul lato interno del tessuto. Attaccarla agli abiti è molto semplice, perché se in alcuni casi è necessario dare due punti con ago e filo, molte varietà di velcro si incollano perfettamente con una semplice passata di ferro da stiro! Naturalmente, il velcro non è l’ideale solo per i vestiti, ma per tutti i tessuti con cui lavoriamo ogni giorno: dai cuscini delle sedie agli asciugamani, passando per strofinacci,...

Il surrealismo in fotografia...

Tra i mezzi di rappresentazione visiva più conosciuti, caratterizzato per rappresentare la realtà così come la vedono i nostri occhi, c’è indubbiamente la fotografia. Quando invece parliamo di fotografia surrealista questo momento da catturare o un realismo oggettivo non esistono più, esiste solo una realtà soggettiva. La fotografia surrealistica è una tendenza artistica nel campo della fotografia il cui obiettivo è esprimere, per mezzo delle immagini, l’essenza e le inquietudini dell’essere umano attraverso tecniche e tematiche legate al mondo dell’inconscio, dell’onirico e dell’irrazionale. Questa tendenza nacque dal movimento d’avanguardia conosciuto come “surrealismo”, apportando un notevole rinnovamento nell’arte pittorica e visiva. Guidati da Breton, i surrealisti svolsero un lavoro importante separando gli approcci estetici tradizionali, acquisendo nuove e grandi possibilità di creazione e sperimentazione grazie alla capacità degli artisti di sfruttare il momento in cui un’immagine viene catturata e la capacità dell’essere umano di percepirla come reale nonostante sia finzione. Il surrealismo, come lo definisce André Breton, è come un automatismo psichico con cui ci si propone di sperimentare il funzionamento del pensiero in assenza di ogni controllo da parte della ragione, senza alcuna preoccupazione estetica e morale. In queste condizioni il fenomeno surrealista si alimentò di diverse aree artistiche e culturali, assorbendo dalla fotografia tradizionale il modo di operare e procedere per immagini attraverso l’articolazione inconscia della realtà. Per fare questo sfrutto due diverse procedure: le fotografie manipolate, quello solitamente definito surrealismo tecnico, e quelle non manipolate, fatto di immagini come strumento documentale con “l’oggetto trovato” dall’artista. Bisogna ricordare che la manipolazione delle immagini è pienamente accettata in quanto infrange le regole della realtà e libera la creatività e l’inventiva, anche producendo strane forme che aiutano l’inconscio ad emergere attraverso i sensi. Man Ray, nato nel 1890 negli Stati Uniti, è una delle figure...

Alla scoperta dei tessuti in bamboo...

I tessuti in bamboo rappresentano una novità molto interessante nel panorama dei capi di abbigliamento realizzati con fibre naturali, non solo per i benefici che apportano alla nostra pelle, ma anche perché la coltivazione della fibra di bamboo si dimostra positiva per la salute dell’ambiente. Sul piano pratico, questi tessuti risultano essere molto più resistenti rispetto al cotone, e hanno il pregio di favorire il mantenimento della temperatura del corpo al livello desiderato. Non possono essere sottovalutate, inoltre, le loro proprietà anti-microbiche. Insomma, nel contesto dell’abbigliamento biologico e non solo, la fibra di bamboo sembra destinata ad acquisire un’importanza sempre maggiore, complice la tendenza della moda e dell’industria tessile degli ultimi tempi di promuovere l’offerta e la domanda di fibre naturali. Si tratta, per essere più precisi, di fibre che vengono prodotte senza l’impiego di sostanze inquinanti che potrebbero risultare nocive nel momento in cui entrano in contatto con la pelle. Tra i tanti tessuti di origine vegetale, la fibra di bamboo può essere considerata una pratica alternativa non solo al cotone, ma anche alla canapa. I tessuti che ne derivano sono molto traspiranti e caratterizzati da una notevole leggerezza, capaci di assorbire il sudore e l’umidità del corpo. La temperatura media garantita da questo materiale è di un paio di gradi al di sotto della norma: insomma, non si corre il rischio di sentire freddo in inverno né di essere troppo accaldati in estate. I vestiti in bamboo proteggono chi li indossa dai raggi ultravioletti, ma non mancano le proposte per i costumi da bagno e per la biancheria intima in generale, proprio per la già menzionata capacità di assorbire l’umidità. In commercio non è difficile trovare tessuti in bamboo per la casa, oltre a guanciali, cuscini e materassi in fibra di bamboo, che hanno il pregio di potersi adattare senza difficoltà...

Le Olimpiadi uniscono le due Coree: sfileranno insieme nella cerimonia d’apertura...

Un’apertura che potrebbe diventare storica e certamente segnerà un precedente. Corea del Nord e Corea del Sud insieme, unite nel segno dello sport. Come analizzato da L’Huffington Post, è questo uno degli accordi (annunciato con una nota congiunta) raggiunti tra le delegazioni dei due stati nell’incontro a Panmunjom, villaggio sul confine tra i due paesi, dove nel 1953 venne firmato il cessate il fuoco della guerra (1950-1953). L’accordo è stato raggiunto in vista delle Olimpiadi invernali, che quest’anno saranno di scena nella contea di Pyeongchang, Corea del Sud, e inizieranno con la cerimonia d’apertura il 9 febbraio prossimo. Dunque, le rappresentative delle due Coree sfileranno insieme durante la cerimonia, sotto la bandiera della Corea unita. Il primo grande passo è avvenuto la scorsa settimana, quando la Corea del Nord ha accettato di mandare una delegazione di sportivi, alti responsabili e artisti ai giochi olimpici. Oltre a ciò, da Pyongyang hanno annunciato che partirà anche una gruppo di 230 tifosi, con tanto di cheerleader, che raggiungerà la sede dei giochi via terra, attraversando il confine di Panmunjom. Sarà presente anche una squadra femminile di hockey univoca, che rappresenterà le due Coree. “Le relazioni intercoreane sono tese da circa dieci anni. Speriamo che le relazioni possano essere riallacciate” ha commentato Jon Jong-Su, capo della delegazione nordcoreana che ha preso parte agli incontri di Panmunjom. Nonostante recentemente le relazioni si sono inasprite, specialmente  causa del programma nucluare della Corea del Nord, è in parte riuscita la volontà di Seoul di rendere le Olimpiadi di Pyeongchang i “Giochi della pace”, con un’apertura tra i due paesi che potrebbe, nel prossimo futuro, diventare un elemento importante per gli incontri fra le due fazioni. Questo risultato è stato accolto con piacere e grande sostegno a livello globale. Gli incontri di...

Passione running: dove andare a correre in Toscana...

Correre ormai è uno sport olimpico, sempre più praticato e più apprezzato. La corsa, infatti, è uno sport completo che dà benefici sia a livello fisico che psicologico. Perché è importante correre L’importanza della corsa per la salute dell’organismo è stata documentata negli anni da diverse ricerche scientifiche. I benefici che la corsa comporta sono diversi e riguardano diversi ambiti della salute. Per cominciare, correre, migliore la gittata cardiaca, regola la pressione arteriosa, migliora il circolo periferico e aiuta a prevenire la comparsa di malattie cardiovascolari a lungo andare. A livello psicologico, invece, correre aiuta a tenere alto l’umore grazie al grande numero di endorfine che vengono rilasciate durante l’attività. Equipaggiamento per la corsa Per praticare adeguatamente uno sport come la corsa è necessario equipaggiarsi a modo. La cosa più importante sono le scarpe, devono essere scarpe da corsa areate ed ammortizzanti. Anche i calzini devono essere calzini da corsa, sottili, corti e rinforzati nella zona del tallone e delle dita. E’ preferibile utilizzare i calzini dopo averli lavati più volte per renderli meno rigidi. Infine, l’abbigliamento, che varia in base alle stagioni. Per esempio, nelle mezze stagioni è preferibile utilizzare un abbigliamento tecnico in microfibra mentre d’estate basta una canottiera e dei pantaloncini. Stile di vita Quando si decide di praticare la corsa bisogna adeguare il proprio stile di vita. Innanzitutto è importante seguire un’alimentazione equilibrata e sana che non comprenda cibi grassi. E’ importante anche avere un ciclo di sonno regolare e smettere di fumare. Infine, ma non meno importante, prima di cominciare a correre è consigliabile eseguire un check-up dal proprio medico. Bisogna cominciare a correre per una ventina di minuti al giorno per poi aumentare quando il fisico lo permetterà. Prima di iniziare a correre ricordarsi sempre di riscaldarsi per...

5 dritte per organizzare un evento di beneficenza...

Ecco 5 dritte per organizzare un evento di beneficenza perfetto. Dagli inviti alla location, scopri i nostri consigli per una serata da ricordare.   Organizzare un evento di beneficenza può essere un ottimo trampolino di lancio per un’azienda che vuole farsi conoscere, oltre che estremamente positivo per l’immagine della stessa. Organizzare un evento di questo tipo può rivelarsi abbastanza complicato, soprattutto per le imprese che non masticano questo settore. Per questa ragione, abbiamo deciso di svelarvi 5 dritte per organizzare un evento di beneficenza davvero perfetto. 1. Obiettivi realistici Prima di organizzare l’evento, la cosa più importante da fare è porsi degli obiettivi. Evitate di sognare troppo in grande, con obiettivi non alla vostra portata. Quando si organizzano serate di beneficenza, la cosa più importante non è raggiungere somme ingenti: in questi casi basta anche un piccolo contributo dei vostri ospiti per cambiare la vita di chi è meno fortunato di noi. Insomma, la cosa più importante è definire i vostri obiettivi, con i piedi per terra, in modo da evitare di creare illusioni. 2. Scegliete chi invitare Gli inviti sono una componente importante in un evento di questo tipo. In questo caso, avete due scelte: potete decidere se estendere l’invito a tutti, oppure se creare un evento per partecipanti di nicchia, come ad esempio, personaggi di spicco nella beneficienza, o rappresentanti di altre associazioni benefiche. La cosa più importante è scrivere un invito chiaro, con tutte le informazioni necessarie per partecipare all’evento. E specificate sempre che è possibile donare all’ente la quota che si preferisce, senza nessun obbligo specifico. 3. Quando e dove organizzarlo Non ci sono date precise. Organizzatelo in relazione alla disponibilità dei vostri ospiti in modo da non incorrere in contrattempi dell’ultimo minuto. Per quanto concerne la location, evitate luoghi...

Il crudismo

Il crudismo, conosciuto anche come Raw food, consiste in una scelta alimentare fondata sull’esclusiva assunzione di cibi non cotti. Il medico Maximilian Bircher-Benner è stato il primo a sviluppare nel 1905 un trattamento dietetico basato sull’assunzione di cibi crudi. Dopo essere guarito dall’ittero grazie ad una dieta a base di mele crude, cominciò a sperimentare gli effetti sulla salute degli alimenti crudi. L’eliminazione di qualsiasi tecnica di cottura, è determinata da fatto che quando la cottura supera i 50°, gli alimenti tendono a perdere enzimi e vitamine. Il consumo di cibi crudi invece permette di assumerli con tutte le caratteristiche nutrizionali intatte e mai alterate. Solo le bevande rappresentano un eccezione, infatti è possibile scaldarle fino a 40°, mentre sono assolutamente banditi alimenti in commercio che hanno subito processi di sterilizzazione o pastorizzazione. La raw diet è molto popolare ad Hollywood dove celebrità di entrambi i sessi le attribuiscono azione anti-età, grazie alle generose quantità di antiossidanti introdotti nella dieta. La filosofia dietro questo tipo di regime alimentare rappresenta anche la volontà di ritornare ad uno stile di vita più vicino alla natura e che ne segua i processi e le stagioni. Sembrano essere molti i benefici di una dieta crudista, oltre ad assumere alimenti completi e ricco di vitamine, sarebbe più facile sentirsi sazi e tutti gli alimenti sarebbero più leggeri da digerire. Chi sicuramente potrebbe trarre molto beneficio dal crudismo è l’ambiente, visto che si eliminerebbe molta spazzatura e si ridurebbe sensibilmente l’uso di gas e corrente elettrica. Non basta dire crudismo per comprendere davvero questo fenomeno, infatti un solo vocabolo, in realtà, nasconde preferenze e stili di vita diversi. Ad esempio, i sostenitori del crudismo onnivoro in cludono nella loro dieta frutta, verdura, miele e prodotti animali e di derivazione animale, tutto...

Nintendo Switch, una console di successo che guarda al futuro...

Nintendo Switch è l’ultima console di gioco venduta dall’azienda nipponica, lanciata in contemporanea mondiale il 3 marzo 2017, dopo aver generato grandissime aspettative che sono state ampiamente soddisfatte a vedere il suo successo. Forse il suo particolare apprezzamento è nell’essere una console ibrida, che si può utilizzare in casa collegata ad una tv come molte altre, ma anche in maniera portatile come un tablet estraendola dalla base con il suo schermo touch o in modalità da tavolo per più giocatori grazie al supporto integrato. La Switch utilizza due controller wireless chiamati Joy-Con, che hanno quattro pulsanti d’azione standard e un joystick direzionale, oltre a sensori per rilevare i movimenti e feedback tattile ad alta definizione. I due Joy-Con sinistro e destro, che a seconda della versione possono essere entrambi grigi o uno blu e l’altro rosso, si possono collegare su ciascun lato della console per usarla in modalità portatile, collegarsi ad un’impugnatura per essere usati insieme in modo più tradizionale oppure essere utilizzati singolarmente da più giocatori in modalità multiplayer. Il firmware della Switch consente il gioco online attraverso Internet o collegandosi in wireless con altre console Switch in locale, i giochi sono disponibili come classiche cartucce fisiche o come software scaricabile dal Nintendo eShop. Solo nel primo mese dal lancio, Nintendo ha venduto più di 2 milioni e 700 mila console, molte di più delle aspettative della società che sperava di vendere 2 milioni di unità. La vendita di Nintendo Switch è stata, e lo è tuttora, strettamente legata all’amato videogioco “The Legend of Zelda: Breath of the Wild”, indubbiamente uno dei più apprezzati tra i titoli disponibili ai videogiocatori. Componenti e specifiche tecniche di Nintendo Switch Gli acquirenti di Nintendo Switch troveranno nella confezione, oltre alla rivoluzionaria console, una base per l’utilizzo...

La stagionalità della frutta nell’alimentazione...

Ormai siamo abituati ad entrare in un qualsiasi supermercato e trovare ogni tipo di frutta e verdura. Negli ultimi decenni infatti, grazie a nuove tecnologie alimentari e al miglioramento del trasporto delle merci in tutto il mondo, non ci stupiamo di trovare senza troppa difficoltà qualsiasi cosa desideriamo, fragole e lamponi in pieno inverno e frutti tropicali in qualsiasi momento dell’anno e da ogni parte del mondo. Queste infinite possibilità, se da una parte riescono ad accontentare ogni nostro desiderio, hanno anche evidenti ripercussioni sul sapore dei cibi, sulla nostra salute e su quella dell’ambiente. Scopriamo come mai è così importante consumare frutta e verdura di stagione sia per noi sia per l’ambiente in cui viviamo. Innanzitutto il nostro organismo, con il cambiare delle stagioni, e quindi delle condizioni ambientali, sviluppa esigenze e bisogni diversi ed è proprio la natura a venirci in aiuto e a fornirci ciò che ci occorre! Ogni stagione naturalmente ci fornisce gli alimenti più adatti a quello specifico periodo dell’anno, ad esempio, le arance ricche di vitamina C ci proteggono da influenze e raffreddori durante l’inverno, albicocche e pesche, invece, ricche di beta-carotene, riparano la nostra pelle dai primi soli oppure le angurie sono perfette per combattere la disidratazione estiva. La frutta e la verdura di stagione è generalmente più buona, più saporita e profumata proprio perché raccolta nel suo naturale periodo di maturazione. Quando si permette alla natura di fare il proprio corso si ottengono anche prodotti con maggiori nutrienti, come antiossidanti, vitamina C e carotene. Rispettando quelli che sono i tempi della natura inoltre, si riesce anche a mettere un freno all’uso di antimicrobici e pesticidi, altrimenti necessari per ottenere un raccolto rigoglioso. Inoltre, quando pretendiamo di mangiare un pomodoro (o qualsiasi altro frutto estivo) in pieno febbraio, questo...

Bitcoin in caduta libera: valore dimezzato in appena un mese...

Continua inesorabile e senza pause il crollo del valore dei Bitcoin. La criptovaluta ha perso il 50% del suo valore nel corso dell’ultimo mese: difatti, a metà dicembre il Bitcoin aveva toccato quota 20mila dollari, mentre oggi si attesta intorno ai 10.200 dollari. Come analizzato da Il Sole 24 Ore, questo crollo traina con sé tutte le altre principali criptovalute attualmente in circolazione. Si stima che l’intero settore sia crollato a una capitalizzazione complessiva di circa 480 miliardi di dollari, mentre a inizio gennaio era pari a 800 miliardi di dollari. Grande importanza sul mercato delle criptovalute stanno avendo e avranno due paesi asiatici. Da una parte c’è la Cina, dove è attesa una nuova stretta su questo mercato, che andrà ulteriormente a ridurre l’operatività, già ridotta a causa delle chiusure di exchange locali; dall’altra parte, invece, troviamo la Corea del Sud, il cui mercato è stato determinante recentemente per sostenere le varie quotazioni, dove il governo di Seoul ha annunciato che prenderà misure di regolamentazione per il mercato delle criptovalute, per esempio rendendo obbligatoria l’identificazione di chi investe. Quello della regolamentazione di questo particolare mercato sarà uno dei temi bollenti che verranno affrontati durante il dibattito al G20 in programma a marzo. Come detto in apertura, questo crollo del valore del Bitcoin ha dato il via a un effetto a catena, trascinando a fondo con sé molte altre tra le principali criptovalute esistenti. Seguendo l’analisi del quotidiano nella sua versione online, tra le più colpite da questa svalutazione troviamo Ethereum, criptovaluta seconda per capitalizzazione, che in appena cinque giorni è crollata di quasi il 40%, passando dal valore record di 1.420 dollari a 900 dollari. Situazione pressoché simile per Ripple, che il 4 gennaio ha messo a referto il personale record di 3,81...

George Best e il resto d’Europa: gli incroci fino al pallone d’oro...

Uno accosta le parole “Anni ’60” e “calcio” e subito, nell’immaginario dell’interlocutore, si materializza la chioma corvina di George Best, il primo vero idolo calcistico a tutto tondo. Seguono a ruota le imprese (calcistiche e non) di “Bestie”, dalla Coppa Campioni con lo United allo stuolo di conquiste femminili dovuta alla fama di tombeur de femmes. Quel che non tutti sanno è che, oltre la cortina di ferro, esisteva un uomo simile per talento, estro e carattere, ma non altrettanto fortunato dal punto di vista del contesto geopolitico. Questa è la storia di Eduard Streltsov. Classe 1937, crebbe nella Torpedo Mosca e sin dal debutto si segnalò fra le novità più interessanti del panorama mondiale. La sua fama crebbe di pari passo con le prestazioni della squadra moscovita e con il senno di poi verrebbe facile pensare ad un intromissione politica, considerando il contesto: può un regime totalitario come quello sovietico lasciarsi sfuggire l’occasione di cooptare una figura del genere? Sì, perchè Streltsov non è esattamente il modello di cittadino che piace a Krusciov, fra alccol, feste e belle donne. Proprio una festa gli risulterà fatale, alla vigilia del Mondiale in Svezia. Il 25 maggio del 1958 lascia il ritiro per recarsi ad un party frequentato anche da membri del partito e   il giorno dopo lo accusano per stupro. Interrogato dal KGB lo interrogano nel carcere della Butirka, gli fanno credere che se confessa andrà alla Coppa del Mondo in Svezia. Ovviamente, la promessa non fu mantenuta e il giocatore si trovò internato in un gulag, dal quale uscì solo nel 1965. Altrettanto ovviamente, alla rassegna svedese l’URSS uscì di scena ai quarti, trascinata da solo Jascin. In merito a quel che successe quella notte di primavera però, le versioni sono molteplici. La più...

Dal paragone con Best alla cattura in un Gulag: Eduard Streltsov...

Uno accosta le parole “Anni ’60” e “calcio” e subito, nell’immaginario dell’interlocutore, si materializza la chioma corvina di George Best, il primo vero idolo calcistico a tutto tondo. Seguono a ruota le imprese (calcistiche e non) di “Bestie”, dalla Coppa Campioni con lo United allo stuolo di conquiste femminili dovuta alla fama di tombeur de femmes. Quel che non tutti sanno è che, oltre la cortina di ferro, esisteva un uomo simile per talento, estro e carattere, ma non altrettanto fortunato dal punto di vista del contesto geopolitico. Questa è la storia di Eduard Streltsov. Classe 1937, crebbe nella Torpedo Mosca e sin dal debutto si segnalò fra le novità più interessanti del panorama mondiale. La sua fama crebbe di pari passo con le prestazioni della squadra moscovita e con il senno di poi verrebbe facile pensare ad un intromissione politica, considerando il contesto: può un regime totalitario come quello sovietico lasciarsi sfuggire l’occasione di cooptare una figura del genere? Sì, perchè Streltsov non è esattamente il modello di cittadino che piace a Krusciov, fra alccol, feste e belle donne. Però in campo ci sa fare e se ne accorgono anche in Europa, dato che dopo aver condotto la sua Nazionale all’oro olimpico di Melbourne ’56 France Football lo inserisce nella lista del Pallone d’Oro 1957, in cui si piazzerà al settimo posto. Il “nostro” all’epoca ha solo 20 anni, eppure ha già in bacheca anche un titolo di capocannoniere e quasi 50 gol complessivi in 90 gare. L’Unione Sovietica ha il miglior portiere del globo e un centravanti di primissimo livello, può qualcosa andare storto? La risposta è sì, perchè sarà proprio una festa a dividere in due tronconi la carriera di Streltsov, lasciando nel mezzo uno spazio vuoto di rimpianti. Alla vigilia...

Viaggio in Giappone, alla scoperta di tesori unici...

Un paese ultra-moderno che custodisce fino in fondo le tradizioni millenarie e le esalta. La tecnologia fa passi sensazionali, ma non entra mai in contrasto con l’anima e la spiritualità di queste terre. Un viaggio in Giappone racconta questo e molto altro. C’è solo l’imbarazzo della scelta quando si decide di partire per il Giappone. Si potrà infatti scegliere di visitare tre perle preziose: la capitale Tokyo che vive di modernità e passato; l’antica capitale imperiale Kyoto, famosa per templi e santuari; Nara, primissima capitale del Paese, che ospita un simbolo conosciutissimo come il Daibutsu, il Grande Buddha alto oltre 16 metri. Perché non provare a scoprire i tesori del Giappone che annovera tra le sue bellezze 13 siti culturali e quattro naturali? Parliamo nel dettaglio del Memoriale della Pace, del santuario scintoista di Itsukushima e di tanti altri posti tutti da visitare almeno una volta nella vita. Il Giappone, occorre ricordare, è anche il luogo per eccellenza della tradizionale cerimonia del tè, dei caratteristici giardini zen e di sorgenti termali. Ma quando partire? Le stagioni migliori sono la primavera, con la fioritura dei ciliegi, e l’autunno: in questi periodi le temperature non scendono mai al di sotto dei 15°C. A giugno inizia l’estate con la stagione delle piogge che dura tre settimane circa. Per chi subisce invece il fascino dell’inverno, sappiate che il Giappone ha un clima secco e soleggiato. La stagione sciistica e il pattinaggio sul ghiaccio sono due aspetti preziosi da non sottovalutare. Proprio così: il Paese del Sol Levante conta circa 600 stazioni sciistiche. Vi segnaliamo infine altre esperienze da non perdere: un’escursione sul Monte Fuji, la più alta montagna del Giappone: la cima si può visitare dal primo luglio a fine agosto e, per cercare ristoro, è possibile fermarsi...