Cosa sono le Creepypasta?...

Quello delle Creepypasta è un fenomeno strettamente connesso al mondo del web: si tratta, infatti, di storie dell’orrore brevi (e, in alcuni casi, brevissime), che nascono fra forum, social, siti e blog e si diffondono fra gli appassionati del genere, arrivando spesso anche a chi non sa nulla di questi mini racconti. Si potrebbero definire come leggende urbane moderne, perché vengono tramandate come fatti reali, raccontate spesso in prima persona e non è difficile che qualcuno finisca per credere davvero al loro contenuto. Se una volta – citando Elio e le Storie Tese – si poteva parlare di “Miocuggino” e delle sue svariate disavventure (dall’autostoppista fantasma all’appuntamento finito con un “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” scritto sullo specchio), oggi si possono condividere poche righe, oscure e ben calibrate, capaci di viaggiare velocissime sulla rete e mutare per restare sempre attuali. Nello specifico, infatti, il termine Creepypasta deriva da “Copy and Past” (il copia incolla con cui far circolare i vari racconti), a cui è stato aggiunto “Creepy”, cioè spaventoso, inquietante: i protagonisti sono soliamente fantasmi, sparizioni, esperimenti, creature misteriose, videogiochi maledetti, rapimenti… Alcune di queste storie – quella della Pascualita, per esempio – sono così ben scritte da passare tranquillamente per vere; altre sono un po’ più esagerate ed è facile intuire che dietro ci sia un autore che ama il genere horror: vediamo 5 fra i più famosi esempi di Creepypasta! Slenderman: la leggenda del web forse più famosa in assoluto. Si tratta di un moderno uomo nero, altissimo, vestito in modo elegante e privo di tratti somatici. Come il suo più famoso e tradizionale cugino, rapisce i bambini: la sua figura così particolare ha ispirato videogiochi e film! L’esperimento russo del sonno: negli anni ’40, degli scienziati russi scelsero cinque cavie umane per...

Annie Palmer: la storia della strega bianca di Rose Hall...

Annie Palmer, la strega bianca di Rose Hall, è la famosa protagonista di una canzone di Johnny Cash, oltre che l’ispiratrice di svariate storie dell’orrore. Riti voodoo, sacrifici umani, magie e violenze hanno segnato la sua vita e il territorio in cui ha abitato, alimentando dicerie e leggende urbane che sopravvivono ancora oggi. La sua storia inizia in Giamaica (Montego Bay) a fine ‘700: Annie ha sposato John Palmer, proprietario terriero impegnato nella redditizia coltivazione della canna da zucchero, e gestisce con pugno di ferro tutte le attività svolte all’interno della sua villa in stile georgiano, Rose Hall. La donna è conosciuta per il suo carattere forte e acceso – in netto contrasto con quello del marito, giudicato più tranquillo e quasi ingenuo – e per i suoi metodi estremi: punizioni corporali, torture, frustate pubbliche, persino uccisioni sono fra i sistemi utilizzati per tenere sotto controllo gli schiavi della proprietà. Ma non girano solo queste voci: pare, infatti, che Annie sia solita trascorrere molto tempo con i suoi favoriti e che con alcuni di loro intrattenga anche brevi relazioni che si concludono regolarmente con la scomparsa dello schiavo di turno. La morte del marito è solo una questione di tempo, così come la dipartita prematura anche dei due consorti successivi: non esistono prove certe, ma in tanti sostengono che ci sia proprio Annie dietro a queste tragedie. Nel frattempo, Annie Palmer si sta costruendo anche un’altra reputazione. La donna è appassionata di riti e magie, vuole imparare il più possibile, usa addirittura le conoscenze dei suoi schiavi e sembra morbosamente interessata ad alcuni aspetti particolari, fra cui il sacrificio di vittime umane per realizzare cerimonie oscure. Il suo comportamento, i suoi interessi la portano presto in una situazione delicata e pericolosa: le continue violenze...

Lo strano mistero del Dracula islandese...

Tutti conoscono Dracula. Che si tratti del protagonista di un film, dell’antagonista all’interno di una serie tv, dell’oscura e oppressiva presenza dentro a un libro o anche del Conte Muppet che passa il tempo a contare col suo forte accento est europeo, non importa il livello di conoscenza della storia originale: tutti sanno chi è Dracula! Meno nota, forse, è la sua origine letteraria. Questo personaggio iconico, infatti, venne presentato al mondo nell’omonimo romanzo gotico di Bram Stoker, pubblicato nell’ormai lontanissimo 1897: un’opera particolare, che incorpora scambi epistolari e diari, testimonianze dirette e parziali, grazie alle quali è possibile percepire una crescente atmosfera oppressiva e misteriosa. La scura e pericolosa figura del conte si ispira a quella altrettanto controversa di Vlad III di Valacchia, anche detto l’Impalatore: un elemento che diventa punto di partenza di tutta la vicenda e assume anche un valore estetico incomparabile nel film del 1992 di Francis Ford Coppola (insomma, vi ricordate l’armatura pazzesca che indossa Dracula all’inizio di quella pellicola?). Stoker ebbe il merito di creare un mostro classico, di dare vita a un’icona (anche di stile) e di affermare definitivamente l’archetipo del vampiro, poi utilizzato e riutilizzato migliaia di volte nei decenni successivi. Tutto in un colpo solo. Alla figura di Dracula, però, è legata anche una curiosità davvero incredibile. Sapevate, per esempio, che il Dracula islandese è completamente diverso? Ecco la vicenda. Nel 1900, a tre anni dalla pubblicazione dell’originale, Valdimar Asmundsson decise di pubblicare sul suo giornale Fjallkonan una traduzione a puntate del romanzo. La nuova versione in islandese prese il titolo di Makt Myrkranna e venne anticipata da una prefazione scritta proprio da Bram Stoker. Tutto perfetto, non fosse che quella di Asmundsson non era una semplice traduzione. Era una revisione. La versione islandese finì,...

Candele fai da te: come si fa?...

Le candele fai da te sono semplici da realizzare, belle da vedere e anche utili: oltre a rappresentare un passatempo divertente e non troppo stressante o complesso, possono diventare anche un’ottima idea regalo, oltre che un accessorio d’arredo low cost. Realizzarle in casa è davvero molto semplice e richiede un numero piuttosto basso di “ingredienti”. Vediamoli! Candele fai da te: al centro c’è la cera Come è facile immaginare, le perfette candele fai da te si realizzano con una cera altrettanto perfetta! Sul mercato esistono diverse varianti: c’è chi usa solo la Paraffina, un derivato del petrolio disponibile in scaglie o cubetti trasparenti che rendono la candela particolarmente resistente, chi mixa questo ingrediente con la Stearina, che permetterebbe allo stoppino di continuare a bruciare, e chi – invece – opta per una soluzione 100% naturale, scegliendo la cera d’api. Quest’ultima regala al prodotto finale un colore ambrato e un profumo immediatamente riconoscibile, ma è anche… un po’ più cara! Ecco perché spesso chi ama il fai da te preferisce mescolare questi tre ingredienti, arrivando con l’esperienza alle percentuali ideali per le diverse preferenze ed esigenze. Oltre alla cera, servono poi uno stoppino (in vendita se ne trovano di già tagliati e rivestiti, ma è sempre possibile crearli da zero con il cotone da uncinetto), uno stampo (bucato da entrambi i lati – quindi rimovibile – oppure permanente e decorativo, come una base in vetro o un barattolo), un pentolino dal bordo alto, pastiglie colorate (o pastelli cera) per il colore, essenze e oli per il profumo, un termometro e una pasta sigillante per fermare lo stoppino alla base, come del pongo. Per quanto riguarda gli stampi, è importante che siano termoresistenti: per questo tantissimi usano gli stampini da dolci, perfetti perché caratterizzati anche da...

Scrub labbra fai da te: alcune ricette!...

Lo scrub labbra fai da te è un alleato preziosissimo nel periodo invernale: che sia realizzato con uno, due, tre o più ingredienti naturali e facili da trovare, si tratta solitamente di un prodotto comodo, semplice da conservare e trasportare e davvero utile, capace di proteggere efficacemente una delle zone più sensibili del nostro corpo. Stop a pellicine, graffi e secchezza dovuta alle basse temperature (ma anche allo stress o all’idratazione non sufficiente): ecco alcune ricette perfette per tutti! 1 – Zucchero di canna. Ebbene sì, il primo scrub labbra fai da te si può realizzare… solo con lo zucchero di canna! Basta prenderne una quantità piccola (1 cucchiaino, per esempio) e passarlo con lenti movimenti circolari sulla bocca, avendo cura di non fare troppa pressione. Questo zucchero un po’ più grossolano rispetto al semolato ci aiuterà a rimuovere delicatamente le pellicine, preparando la pelle a un secondo step idratante (per esempio, l’uso di uno stick apposito). 2 – Miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio + alcune gocce di olio di oliva = uno scrub delicato e idratante, da lasciare in posa 3/5 minuti prima del risciacquo. 3 – Zucchero e miele. 1 cucchiaino di miele + 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1 goccia (o più) di olio essenziale di vaniglia per uno scrub eccezionale! In base alle preferenze e alle esigenze, è possibile sostituire lo zucchero di canna con la sua versione bianca e la vaniglia con un olio di nostro gusto. 4 – Mandorle dolci. 1 cucchiaino di zucchero di canna (anche in questo caso è possibile preferire lo zucchero semolato fine) + 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci, profumatissimo e idratante! 5 – Cocco. 1 cucchiaino di zucchero di canna + 1...

Anni 2010: cos’è successo nell’ultimo decennio?...

Un altro decennio sta per finire e – è il caso di dirlo – gli Anni 2010 sono stati davvero ricchi di momenti storici. Dalla musica al cinema, passando per la politica, la scienza e le evoluzioni della società, i dieci anni appena passati ci hanno proposto sfide e trasformazioni, senza risparmiare qualche momento drammatico. Vediamo, allora, cosa ci è successo e prepariamoci a un futuro che si preannuncia frenetico! MUSICA Partiamo da un ambito “semplice”, capace di unire e coinvolgere, di stupire e innovare! 1 – Nel novembre del 2010, i Beatles approdano su iTunes, risolvendo le tensioni degli anni passati, “arrendendosi” al progresso e facendo un bel regalo a tutti i fan, grandi e piccini! 2 – Spotify debutta negli USA nel luglio del 2011, cambiando per sempre il modo di ascoltare la musica: oggi ha circa 248 milioni di utenti. 3 – Aprile 2012. L’ologramma di Tupac infiamma il Coachella, alimentando il sogno di rivedere sul palco alcuni fra i più grandi artisti mai esistiti. Nonostante tutto, pochissimi tour di questo tipo sono davvero partiti (il buon gusto, forse, ha vinto!) 4 – “Gangnam Style” di Psy invade il mondo. È l’inverno del 2012. Il brano mette sotto ai riflettori il panorama musicale coreano e diffonde la “horse dance”… epocale! 5 – Passano pochi mesi e alla prima canzone pop si affianca la novelty song “Harlem Shake” (febbraio 2013), subito protagonista di una serie di video meme che approdano anche fra le celebrità. 6 – Sempre nel 2013 Beyoncé rompe qualsiasi regola e pubblica Lemonade senza annunciarlo: 14 canzoni e 17 video per un visual album che insegna agli altri artisti come sfruttare l’elemento sorpresa per creare ancora più clamore. 7 – Nel settembre 2014 gli U2 fanno arrabbiare un po’...

Fake News: Marte grande come la Luna? Purtroppo no!...

Il 27 agosto del 2003, una piccola incomprensione ha generato una vera e propria Fake News, che si è ingrandita e modificata fino ad arrivare a oggi. Cosa dice questa popolarissima bufala? Che stasera Marte comparirà nel cielo e sarà grande quanto la Luna! Ecco, purtroppo non sarà così. Purtroppo, perché – ammettiamolo – sarebbe bellissimo, romantico, emozionante! Ma invece Marte sarà sempre Marte e non potremo confonderlo con il nostro satellite. Come siamo arrivati fino a qui? 16 anni fa Marte di è trovato alla minima distanza dalla Terra (a meno di 60 MILIONI di chilometri): non vuol dire che fosse gigante, non vuol dire che fosse grande quanto la Luna e nemmeno che questo ”evento” potesse ripetersi. O meglio, si ripeterà nel 2287, ma il Pianeta Rosso sarà per noi sempre delle stesse dimensioni. Più semplicemente, significava che con un adeguato strumento di osservazione, Marte sarebbe stato quanto la Luna, vista dalla Terra A OCCHIO NUDO. La comunicazione – però – è stata decisamente mal interpretata e ora, ogni 22 mesi, ci troviamo a doverla smentire da capo. Piccola nota: PER FORTUNA, Marte non è grande quanto la Luna. Con le sue dimensioni e la gravità rischierebbe davvero di causare seri danni al nostro...

Number Stations: i messaggi segreti viaggiano in radio?...

L’ultima stagione di Stranger Things ha riproposto un grande classico cinematografico degli anni ’80, decennio in cui il confronto e le rivalità fra USA e URSS hanno fatto da sfondo a quasi tutti i lungometraggi action, dai più ai meno trash: spionaggio via radio, realizzato con messaggi cifrati che viaggiano su onde corte. Frasi all’apparenza senza senso, che possono essere decifrate solo dai destinatari designati… più o meno. Insomma, nei film questi messaggi vengono sempre compresi senza troppi problemi, ma stiamo pur sempre parlando di Hollywood! Nel mondo reale, però, esistono dei canali radio accusati ripetutamente di essere mezzi di comunicazione fra e per spie: si tratta delle Number Stations. Le Number Stations sono trasmissioni in onde corte, difficilissime da localizzare e capaci di raggiungere quasi ogni punto del pianeta: non hanno bisogno di ripetitori, perché è lo strato più alto dell’atmosfera a rifletterle e propagarle. La loro natura le rende perfette per l’invio di messaggi, avvisi e ordini: possono essere captate da normalissime radio, ma non prevedono – o sostengono – una interazione. A renderle così interessanti, però, è il tipo di codici trasmessi. Le stazioni, infatti, si possono dividere in quattor gruppi: – Number Stations in fonia, caratterizzate da voci reali o sintetizzate che pronunciano in sequenza numeri, parole o lettere dell’alfabeto fonetico. Le voci sono solitamente femminili (meno di frequente maschili o addirittura infantili) e possono utilizzare diverse lingue: le più comuni sono spagnolo e inglese, ma non mancano francese, italiano e lingue slave; – Number Stations in codice morse; – Number Stations con suoni all’apparenza privi di significato (sono dette anche Noise Stations); – Number Stations con nastri musicali trasmessi al contrario. Ogni trasmissione viene preceduta da un suono iniziale, da un brano musicale, da una parola nota e termina...

Perché i bambini medievali sono così brutti?...

Ci avrete pensato sicuramente anche voi, almeno una volta: visitando un museo, camminando in una chiesa, sfogliando un libro di storia dell’arte… ma perché i bambini medievali sono così brutti? L’arte di quel periodo – attenzione – è meravigliosa, è espressione di un importante periodo storico ed è fondamentale per comprendere tutto ciò che è venuto dopo, però… sono davvero brutti! Sembrano uomini anziani, però piccoli. Alcuni hanno persino la pelata! Ecco, se anche voi vi siete fatti questa domanda fondamentale e avete cercato una risposta a quello che è un dubbio che può tormentare anche i più razionali fra noi, sappiate che una risposta c’è! Phil Edwards ha scritto un articolo molto divertente per Vox e, dopo aver intervistato il professore di storia dell’arte Matthew Averett, ha capito che è tutto intenzionale: i bimbi brutti dovevano essere brutti. Le motivazioni sono, in realtà, molto più semplici di quanto si possa pensare: gli artisti medievali sapevano disegnare benissimo e avevano tutti gli strumenti per farlo seguendo i canoni che conosciamo oggi. Ma nel Medioevo il realismo non era poi così importante: ad essere importante era la dimensione simbolica. Gesù, che è poi il protagonista principale delle opere del tempo, è – infatti – un HOMUNCULUS, cioè un “piccolo uomo”. Gesù è compiuto, è formato, è già perfetto e, anche da bambino, riflette già ciò che sarà il Gesù adulto. Non è, cioè, un bambino come gli altri, ed ecco perché le sue fattezze sono già quelle di un uomo, solo più basso. Gli artisti medievali si rifacevano a vere e proprie convenzioni, a metodi comuni per raffigurare i soggetti religiosi e questo spiega anche perché alcune opere di pittori diversi si assomiglino molto fra loro. Questo stile – scelto e diffuso consapevolmente – arrivò...

I 140 anni di Albert Einstein!...

Albert Einstein, fisico e filosofo tedesco (naturalizzato statunitense), è una vera e propria icona: un genio, una rockstar della scienza, capace di riaffermarsi anno per anno come punto di riferimento, non solo in ambito accademico, ma anche fra i “comuni mortali”, grazie ad alcune abitudini e alcuni consigli applicabili e replicabili ancora oggi. E proprio oggi, 14 marzo 2019 (per ironia “3.14” è anche il giorno del Pi Greco),lo scienziato avrebbe compiuto 140 anni: celebriamolo con qualche curiosità! 1 – Albert Einstein divenne molto famoso negli anni ’20, dopo aver pubblicato i primi studi sull’effetto fotoelettrico e sulla relatività generale: la sua fama iniziò a crescere vertiginosamente, tanto che il fisico cominciò un vero e proprio tour di conferenze in tutto il mondo. Durante il suo soggiorno in Giappone nel novembre del ’22, l’accoglienza calorosa sorprese enormemente Einstein, che decise di trascorrere le sue giornate da solo, in tranquillità, nell’Hotel di Tokyo: qui, lasciò due biglietti scritti a mano a un cameriere, al posto della mancia (non si sa se sia stato il cameriere a rifiutare il denaro dello scienziato o se sia stato lo scienziato e non avere in quel momento spiccioli a disposizione). I due biglietti recitano: “Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza” e “Quando c’è una volontà, esiste una vita”. Consegnando i pezzi di carta, Einstein avrebbe detto al cameriere che, con un po’ di fortuna, da lì a pochi anni avrebbero acquisito un po’ di valore. Il primo biglietto è stato venduto per 1.3 milioni di euro; il secondo per 230 mila euro. 2 – Nel 1915, durante un suo soggiorno lontano da casa, Einstein scrisse una lettere al figlio undicenne Hans Albert: nel testo, gli rivelò che il...

Cut-up: dal dadaismo a Thom Yorke...

La tecnica letteraria del Cut-up si articola in due passaggi fondamentali: la distruzione di un testo classico e la sua ricomposizione libera da ogni necessità di un nesso logico. Cosa significa? Significa scrivere o stampare dei contenuti tradizionali per poi dividerli in tanti piccoli pezzi, isolando parole singole o lasciando intatte alcune costruzioni e frasi; i nuovi pezzi vengono, poi, riassociati in modo assolutamente inedito, dando vita a paragrafi originali, privi di un vero e proprio senso logico, ma corretti dal punto di vista grammaticale. Questa tecnica così particolare si è diffusa per la prima volta negli anni ’20 del Novecento, grazie all’ascesa del movimento dadaista: in breve, moltissimi artisti, scrittori, pittori, musicisti hanno iniziato a utilizzare questa pratica, con l’obiettivo di trovare significati inediti a vecchie costruzioni lessicali o di dare libero sfogo alla creatività, superando il vincolo della sintassi. Fra i nomi citati più spesso fra gli esempi più importanti di questa tecnica possiamo trovare Brion Gysin: riscoprì il découpé (questa la traduzione francese) casualmente, mentre utilizzava dei fogli di giornale per proteggere la superficie di un tavolo. Le frasi si sovrapponevano dando vita a contenuti diversi e interessanti, spingendo l’artista a fare nuovi esperimenti. Gysin convinse, poi, William Borroughs a fare lo stesso: Borroughs, scrittore statunitense vicino alla Beat Generation, è considerato uno dei più importanti esponenti di questa tecnica, capace di influenzare anche moltissimi musicisti. Fra questi, i Beatles (la loro Revolution No.9, inquietante e caotica, è uno dei migliori esempi di Cut-up audio), David Bowie (che utilizzava questo processo per riscoprire, rivedere e riutilizzare tutti i suoi scritti) e – più recentemente – Thom Yorke (Kid A dei Radiohead è l’opera che maggiormente ha risentito di questo processo creativo). La tecnica del Cut-up non è, però, l’unica esistente: un...

Come dimagrire con il tè verde...

Il tè verde è un ottimo alleato della linea. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che questa bevanda è in grado di rendere più facile perdere peso corporeo, quando si hanno problemi di sovrappeso. A tutti piace essere in forma ed avere un fisico perfetto e non c’è niente di meglio che ricorrere alle sostanze naturali per perdere quei chili di troppo che abbiamo accumulato. Dimagrire è anche una questione di stile di vita: fare un’alimentazione equilibrata, svolgere con regolarità attività fisica. Tuttavia alcuni aiuti naturali possono essere importanti per facilitare il processo. Ma scopriamo perché il tè verde aiuta a dimagrire. Perché il tè verde fa dimagrire? Il tè verde è una di quelle bevande naturali che possiamo includere nella nostra dieta quotidiana, perché ci aiuta a perdere peso in maniera sana ed equilibrata. Spesso pensiamo che il segreto per restare in forma è quello di ridurre i carboidrati o i grassi. A volte questa convinzione si può rivelare del tutto sbagliata, perché anche i carboidrati e i grassi fanno parte di quelle sostanze nutritive di cui il corpo ha bisogno per promuovere il corretto benessere psicofisico. Meglio quindi ricorrere ad un alleato naturale come il tè verde, che ci può dare una mano fondamentale, a patto che rinunciamo alle abitudini sbagliate e rivediamo il nostro stile di vita. Ci sono anche degli integratori a base di tè verde, come Thermopure MyProtein, che forniscono un mix giusto di ingredienti per perdere peso senza sforzi. Il tè verde è ricco di polifenoli, che sono dei potenti antiossidanti in grado di contrastare l’invecchiamento e di proteggerci dall’insorgenza di varie malattie. Inoltre è particolarmente indicato perché accelera il metabolismo e quindi aiuta a bruciare più facilmente i grassi. Sono le catechine, altre sostanze contenute in questa bevanda,...

Acquisto di pellet prestagionale: conviene?...

Per risparmiare sul costo dell’acquisto di pellet all’ingrosso una delle soluzioni è quella di acquistarlo in anticipo e possibilmente all’ingrosso. Infatti con l’acquisto pre stagionale da effettuare nei mesi estivi dove c’è minore richiesta, si riesce a spuntare un ottimo prezzo anche per le tipologie di pellet più pregiate. Esistono però anche altri fattori che possono influenzare il nostro acquisto anticipato, vediamoli insieme. Perché acquistare il pellet fuori stagione? Minore domanda e minor prezzo Una semplice regola economica che vale in ogni settore; minore è la domanda e minore sarà il prezzo! Infatti quando inizia a far caldo anche nei luoghi freddi o di montagna, i distributori tendono ad abbassare i prezzi che ovviamente in inverno risalgono pesantemente. L’acquisto anticipato (tra Maggio ed Agosto) di un bancale di pellet all’ingrosso vi permette di risparmiare fino al 40% sul prezzo finale. Prodotto migliore ad un prezzo inferiore Acquistando in anticipo avrai un prezzo minore che ti permetterà di scegliere la qualità di pellet migliore che di solito è anche quella più costosa. Ma come riconoscere la qualità del pellet? Ogni pellet ha una certificazione rilasciata da alcuni paesi ed alcune di queste hanno valenza internazionale; la certificazione più alta è la EN Plus A1 ma ne esistono tante altre in base al potere calorifico e al rilascio di polveri e ceneri. Pellet sempre disponibile Se in casa usi il pellet ti sarà sicuramente capitato in pieno inverno di avere difficoltà a reperire quello che usi abitualmente; questo succede perché appena le temperature scendono c’è la corsa all’approvvigionamento di pellet da parte di privati e di negozianti. Questo ovviamente non succede nella stagione estiva, dove ben poche persone pensano ad acquistare e fare scorta. Pellet asciutto e maggiore potere calorifero La bella stagione porta un innalzamento delle...

Quali sono le forme di pensionamento in Italia...

La disciplina pensionistica in Italia ha subito un importante cambiamento con la legge di Stabilità del 2017 in quanto vengono ampliate le categorie e le forme di pensionamento e conseguentemente cambia anche il calcolo del TFR a seconda delle forme. Ogni categoria prevede requisiti e ha caratteristiche diverse. Le forme di pensionamento in Italia La legge di Stabilità ha introdotto l’adeguamento della pensione alle aspettative di vita in base alle stime ISTAT, cambia così la cosiddetta pensione di vecchiaia o anzianità. I requisiti anagrafici per conseguire la pensione di vecchiaia sono: 66 anni e 7 mesi per lavoratori dipendenti del privato, lavoratori autonomi e donne lavoratrici del pubblico impiego: 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome; 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del privato. Si può, però, accedere alla pensione anticipata ordinaria se si possiedono i seguenti requisiti: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. Una novità introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 è l’APE volontaria, una forma di pensione anticipata alla quale possono accedere coloro che hanno maturato 20 anni di contributi e compiuto 63 anni di età. Gli aventi diritto possono ottenere l’anticipo pensionistico rateizzato in 20 anni. Simile all’APE volontaria è l’APE Aziendale concepita per andare incontro alle aziende per gestire i dipendenti in esubero in una fase di crisi o ristrutturazione aziendale. Il trattamento consiste nell’agevolare l’uscita dall’organico aziendale in cambio di una pensione anticipata e sostenuta interamente a spese dell’azienda. Sempre sull’onda del pensionamento anticipato si colloca l’APE Sociale riservata esclusivamente alle seguenti categorie individuate dalle Legge: Disoccupati con almeno 30 anni di contributi che non percepiscono ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi e la cui interruzione del rapporto di lavoro sia...

Hum: il ronzio che fa impazzire il 2% della popolazione...

Vi sarà forse capitato in passato di sentire la parola Hum, magari senza indagare ulteriormente il suo significato. Forse, vi sarà capitato di vedere anche dei video o ascoltare dei clip audio dedicati proprio a questo fenomeno, senza però farvi ulteriori domande. Eppure, questa strana “manifestazione” turba le notti di un gruppo piuttosto ampio di persone: si parla di una percentuale che oscilla fra il 2 e il 4% della popolazione mondiale. Cos’è, però, l’Hum? Si tratta di un ronzio basso e continuo, di una sorta di vibrazione, di un suono martellante che potrebbe essere paragonato a quello di una macchina accesa, che non va mai via: è percepibile in particolare dentro casa, più forte e persistente nelle ore notturne, preferibilmente in zone lontane dai grandi centri, come aree rurali e suburbane. La sua prima comparsa, o almeno i primi report della sua esistenza, risalgono ad almeno 40 anni fa, con denunce effettuate – in particolare – in Gran Bretagna, dove il fenomeno è massiccio ancora oggi, Stati Uniti e Australia: famosi sono gli episodi di Bristol negli anni ’70, New Mexico nei primi anni ’90 e Windsor, Ontario, a partire dal 2011. In tutti e tre i casi, parte della popolazione ha denunciato la presenza di una vibrazione sorda insopportabile, tanto persistente da dare vita a ricerche sul campo, poi terminate con un nulla di fatto. Perché ancora oggi non è sicura l’origine di questo ronzio: se è vero che la maggior parte delle “registrazioni” avviene di notte, in campagna, è anche vero che in molti continuano a percepire questo suono anche di giorno, anche in città, anche fuori casa. Sembra quasi che l’Hum colpisca persone diverse in modo diverso, rendendo ancora più difficile creare una precisa casistica. Ad oggi, le possibili cause...